Il coronavirus non ferma il CannabiService. Tutto ciò che c’è da sapere

Il progetto Cannabiservice continua ad evolversi anche con la quarantena e raggiunge i pazienti cannabici portando il medico e la terapia direttamente a casa loro, via telematica.

Cos’è CannabiService?

Si tratta di un progetto no profit nato per offrire assistenza e tutela ai pazienti cannabici. Un network informativo, una rete di assistenza che segue il paziente durante l’intero iter che va dalla prescrizione medica alla terapia.

Finchè i negozi e le associazioni erano aperte, CannabiService metteva a disposizione Punti Informazione fisici nei quali aiutare i pazienti a trovare risposte importanti sul tema, limitando le tante difficoltà che ci sono in Italia nel reperire la cura giusta.

Ora invece, durante l’emergenza in atto, il paziente può collegarsi da casa sul sito www.cannabiservice.net e seguire le nostre semplici istruzioni. Le visite avverranno via telematica e il prezzo è tutelato dal network. Inoltre, con gli acquisti collettivi, riusciamo a ridurre il prezzo della preparazione galenica e possiamo richiedere spedizioni a domicilio.

Per quali patologie può essere prescritta?

Per tutte le patologie imputabili al sistema nervoso centrale e periferico andando a lavorare sul sistema endocannabinoide. Per questo uno degli obiettivi del cannabiservice è quello di trasmettere informazioni sulla forza curativa dell’effetto entourage che avviene tramite la sinergia di tutti i cannabinoidi appartenenti al fitocomplesso della cannabis. Non esistono solo il THC o il CBD ma tanti altri elementi che esprimono la loro piena forza solo se lavorano spalla a spalla con tutti gli altri preziosi elementi contenuti nella cannabis: terpeni, fitoflavonoide ecc..
Altro messaggio importante è quello legato alle patologie sociali: definiamo tali, sin dalla prima iscrizione dei pazienti al network, tutte quelle problematiche che sviluppiamo in una società inadeguata all’uomo, come l’insonnia, l’ansia, l’instabilità emotive che nel tempo si somatizzano e danno il via a patologie molto più gravi.

Come si è modificato il sistema assistenziale del cannabiservice?

Negli USA un’associazione in difesa della cannabis medica guidata da pazienti, la Americans for Safe Access, ha richiesto le spedizioni a domicilio per non interrompere le terapie durante la pandemia COVID-19.

In Italia fin dal 2007 i pazienti cannabici si battono per il riconoscimento dei loro diritti. Durante la pandemia le difficoltà di reperimento delle cure sono aumentate, agevolando così l’aumento di richiesta al mercato nero.
Date le condizioni alienanti di isolamento per scongiurare un possibile contagio, si fa evidente la necessità avere dei cuscinetti per attenuare le ansie sociali, in un paese dove 7 milioni di persone utilizzano antidepressivi e ansiolitici.

Sono molteplici i motivi che ci hanno portato a impiegare le nostre energie in un progetto socialmente utile.

L’accesso facilitato alla terapia a base di cannabis

La risposta data dal pubblico a un accesso facilitato alla terapia è stata immediata e il numero (sempre crescente) dei pazienti che si avvicinano al Cannabisevice ci fanno credere che stiamo facendo un lavoro proficuo. Sperando si tratti solo di una premessa, da proseguire anche quando la pandemia finirà.

I quattro punti di forza nella presentazione del dottor Luigi Bocci

Riportiamo di seguito la considerazione del dottor Luigi Bocci.

Da pochi giorni è stato aperto il sito internet del Cannabisevice.
Questo progetto nasce con tanti buoni propositi alcuni dei quali sono i seguenti:
1) permettere di curarci con la cannabis e di reperire facilmente il medico prescrittore che, dopo una raccolta info sui sintomi del paziente, rilascerà una ricetta con la quale poter andare in una farmacia aderente al Cannabisevice a ritirare quanto prescritto;
2) la possibilità di fare davvero cultura positiva sulla cannabis e tutte le sue potenzialità;
3) lotta al mercato nero che, oltre a fare raccolta di fondi per la malavita organizzata, distribuisce anche prodotti di scarsissima qualità, nonché davvero poco salubri per il consumatore.
4) far vedere all’opinione pubblica quanta gente seria esiste nel settore cannabico e quindi fare in modo che venga creata quella massa critica indispensabile per poter fare richiesta e ottenere un radicale cambiamento delle leggi che restringono il settore cannabico.

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