Quanta cannabis light stanno consumando gli italiani in lockdown?

Come sono cambiati i comportamenti dei consumatori di cannabis in Italia durante il lungo periodo di quarantena? Ecco i risultati dell’indagine condotta da EasyJoint.

Lo scopo del questionario di EasyJoint proposto ai consumatori di cannabis light, occasionali e non, era verificare se vi fossero stati dei cambiamenti nei consumi e nelle motivazioni ai consumi tra il periodo di limitazione ai movimenti causati dalle normative per l’emergenza Covid-19 ed i periodi antecedenti.

Le risposte ricevute tra il 14 ed il 19 aprile sono state 1437 di cui il 78% uomini ed il 22% donne domiciliati per il 61% in provincia e al 38% in capoluoghi di provincia o regione.

Un primo dato degno di nota è la composizione anagrafica del campione: l’86% ha un’età compresa tra i 25 ed i 55 anni a cui si aggiunge un 5% di consumatori over 55.

Il consumatore di cannabis light in Italia è un consumatore adulto e già in età lavorativa, pienamente inserito nella società, che prima del lockdown acquistava al 40% in negozi specializzati per la competenza degli esercenti o per poter scegliere con maggior consapevolezza i prodotti (24%) o per comodità (26%).

Tale dato, in linea con tutte le evidenze riscontrate in questi ultimi 3 anni, dimostra come il mercato della cannabis light sia ben diverso rispetto al mercato (illegale) della cannabis ricreativa e come le speculazioni politiche di chi vorrebbe impedire la piena accettazione istituzionale del settore utilizzando come principale, se non unica, argomentazione la supposta “difesa dei nostri figli”, sia un’argomentazione priva di riscontri oggettivi. Solo il 9% dei consumatori ha un’età compresa tra i 18 e 24 anni.

Il mercato della cannabis light ha subito una forte trasformazione. Vedremo solo nei prossimi mesi se momentanea o definitiva. Se fino a gennaio i consumatori si dividevano equamente tra le due opzioni di acquisto, negozio fisico (49%) e siti online (48%), le misure di distanziamento sociale hanno bloccato la vendita nei negozi spostando la clientela sui siti online o i servizi di delivery.

Una nota interessante è notare come in passato il canale delle tabaccherie fosse utilizzato solo dall’10% dei consumatori, canale quindi non ritenuto idoneo se si cercano informazioni più approfondite e competenze specifiche.

I consumi

Prima dell’emergenza da Covid-19, l’86% dei consumatori utilizzava non più di 5gr di cannabis light a settimana con una prevalenza (50%) di chi ne utilizzava solo 1 grammo. Un consumo saltuario, certamente non problematico, attuato in specifiche circostanze durante la settimana. Il consumo medio, fino a gennaio 2020 era di 2,93 grammi a settimana.

Negli ultimi mesi il consumo è aumentato: 4,01gr pro capite con una riduzione del 10% dei consumi inferiori al grammo/settimana. Vi è uno scivolamento tra il consumo sotto il grammo verso la fascia fino a 5gr con un aumento del 7% di chi ne consuma oggi tra i 5 ed i 10 grammi a settimana ed un raddoppio, dal 2 al 4%, di chi ne usa più di 10 grammi a settimana corrispondente all’uso giornaliero.

Con la quarantena, i consumi sono quasi raddoppiati.

Interessante è analizzare le motivazioni che portano all’acquisto.

Rimane costante nel tempo l’utilizzo di cannabis light per risolvere od attenuare un problema fisico, e questo è intuitivamente quanto ci si aspetta, così come rimane costante nel tempo l’utilizzo per combattere la dipendenza da nicotina e tabacco (12% prima, 11% oggi) o la sostituzione, totale o parziale, della cannabis da strada con la cannabis light (dal 10 all’11%); più in generale, variano di poco le motivazioni all’acquisto tra il prima e il dopo.

Un 24%, ora 23%, utilizza cannabis light per risolvere problemi di ansia e per relax ed un costante 20% la utilizza per migliorare la qualità del sonno. Vi è un incremento del 3% tra chi la utilizza per migliorare l’umore.

I motivi per i quali gli Italiani utilizzano cannabis light sono legati al miglioramento della propria qualità della vita (70% tra migliorare l’umore, risolvere problemi d’ansia, dormire meglio e passare il tempo), a maggior ragione oggi con la limitazione nei movimenti e le preoccupazioni per la pandemia.

Alla domanda specifica se la cannabis light abbia aiutato in questo periodo di quarantena ben l’87% ha risposto di sì di cui per il 50% ha aiutato ad alleviare situazioni di ansia e stress.

CONCLUSIONI

Alle gravi difficoltà che in questo periodo stanno colpendo tutti gli italiani, si sommano le incertezze legislative e giurisprudenziali in cui le istituzioni hanno costretto ad operare negli ultimi anni l’intero settore della cannabis light e nonostante questo, l’intera filiera ha dato segni di forte dinamismo.

“In questi 45 giorni di quarantena la cannabis light ha migliorato la qualità della vita di molte persone costrette a rimanere in casa, preoccupate per la situazione e smarrite per il futuro – dichiara Luca Marola, il fondatore di EasyJoint. L’ansia e lo stress accumulati in queste giornate sono stati attenuati anche dalla cannabis light, consumata regolarmente da una buona fetta di nostri concittadini”.

“Le tante mail e testimonianze ricevute, suffragate dai risultati della nostra indagine, ci rendono consapevoli di aver contribuito positivamente al benessere psicofisico di molte persone, e questo è fonte di orgoglio. Sta ora alle istituzioni farsi carico di risolvere l’annosa questione sulla liceità della vendita della cannabis light e sta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dare sostanza agli impegni presi il 28 dicembre scorso, quando in una conferenza stampa ufficiale auspicò un tavolo di riflessione molto sereno dove valutare i pro e i contro, gli impatti non solo economici ma anche culturali per trovare insieme una soluzione”.

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