Cannabis medica, il ministero della Salute incontra alcuni pazienti e apre a una possibile partnership con le associazioni

Una delegazione di pazienti che usano cannabis medica per curare le loro patologie ha incontrato questa mattina il nuovo direttore dell’Ufficio Centrale Stupefacenti del ministero della Salute, Achille Ichino, che da marzo ha preso il posto di Germana Apuzzo (anche lei presente all’incontro). È stato un appuntamento decisamente positivo, a giudicare dai commenti a caldo dei partecipanti presenti al tavolo: una decina di pazienti arrivati da tutta Italia, tra cui molti attivisti come Carlo Monaco, Andrea Trisciuoglio, Alberico Nobile, Enrico Costantini, Cristian Barbato, e Olga Diak, tutti ormai famosi anche al grande pubblico.

Si è trattato di un momento di confronto, durato quasi due ore, nel quale i pazienti hanno chiesto ancora una volta, a gran voce, la possibilità di potersi curare senza rischiare il carcere e senza essere perseguitati. Qualcosa che dovrebbe essere banale e scontato in un Paese civile. Ma che purtroppo ancora oggi si scontra con una realtà ben diversa.

Nel nostro Paese, non ci stanchiamo mai di ripeterlo, ci sono circa 30mila pazienti che hanno scelto una terapia a base di cannabinoidi; pazienti che hanno deciso di mettere da parte la farmacologia tradizionale sintetica e tutti gli effetti collaterali che ne derivano. Il punto, però, è che per molti pazienti non è assolutamente semplice reperire cannabis terapeutica. In alcune regioni il farmaco è a carico del sistema sanitario regionale. In tante altre no. Molti medici – aspetto assurdo della vicenda – non sono nemmeno a conoscenza della possibilità di prescriverla per legge. Ma la cosa che più indigna è che lo Stato non pensa nemmeno lontanamente ad aumentare la propria produzione per coprire l’intero fabbisogno, con un risultato pesante: troppo spesso le farmacie non sono in grado di soddisfare la domanda dei pazienti, lasciandoli in emergenza farmaco. E se un paziente dovesse decidere di autocoltivarsela? Rischierebbe malauguratamente il carcere per la famigerata legge 309/90.

È sulla base di questa situazione, inaccettabile, che oggi la delegazione di pazienti si è ritrovata al ministero della Salute. Prima all’esterno, per un sit-in. Successivamente in una stanza interna, per un confronto di due ore con i due rappresentanti Ichino e Apuzzo. Molto rilevante è stato l’intervento appassionato (e appassionante) di Cristian Barbato, che parlando con il cuore è riuscito ad emozionare i suoi interlocutori.

“C’è stata per la prima volta un’apertura – racconta Carlo Monaco, presidente di Canapa Caffè – Sentirsi dire che le associazioni dei pazienti verranno finalmente considerate è bel un passo in avanti”. Nulla di concreto e di scritto, sottolinea, ma è comunque l’inizio di un percorso.

I presenti non sono riusciti ad ottenere concretamente l’autorizzazione per coltivare la cannabis in autonomia – possibilità prevista dall’articolo 17 del DPR 309/90 – in quanto il ministero della Salute non può concederla senza l’ok di altri due dicasteri, Giustizia e Interno. Ma qualche passo in avanti c’è stato. L’inizio di un percorso comune, una collaborazione con i pazienti. E questa è una novità abbastanza rilevante. “È la prima volta che c’è il riconoscimento del valore della nostra esperienza”, evidenzia Monaco insieme a Enrico Costantini. “Ci aspettiamo una chiamata nei prossimi giorni per fare un nuovo passo in avanti – sottolineano – per mettere in piedi un tavolo di lavoro e iniziare a definire i vari aspetti di questa possibile partnership. Noi metteremo a disposizione tutta la nostra esperienza, anche per la classificazione di nuove genetiche”.

Insomma, si presuppone possa nascere una partnership tra il Ministero e le varie associazioni, chissà. Magari dei laborati farmaceutici territoriali controllati dal dicastero, ma allo stesso tempo gestiti dalle professionalità e le competenze dei pazienti. Per ora nessuna modalità è stata ancora definita, né chi potrebbe far parte di questa possibile partnership. Ma intanto le basi sono state poste. E vedremo che piega prenderà questo interessante percorso.

One Comment

  1. Salve sono contento di una svolta sia per i pazienti che per le associazioni credo sia giusto mettere a piantare chi lo sa fare. Una selezione di persone che hanno già coltivato che sapranno fare certo il suo lavoro. Pazienti Grower

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