Easy narcos. La sfida della canapa legale

Nadia Ferraio è una cronista de La Stampa e ha cominciato a raccontare le storture della legge 242/16 e le evoluzioni del settore dopo un’inchiesta sulla canapa industriale. Da osservatrice è rimasta colpita del grottesco paradosso con cui l’infiorescenza è stata esclusa dalla legge sulla canapa industriale del 2016 e soprattutto, da cittadina, giudica irragionevole l’assenza di un dibattito pubblico serio e costruttivo sulle droghe. 

Anche per questo ha scritto un libro, Easy Narcos, nel quale ripercorre la storia che ha portato alla nascita della cannabis light, dopo aver conosciuto molto bene il fondatore di Easyjoint, Luca Marola, durante la sua attività da giornalista nel quotidiano torinese. Ne è uscito fuori un libro appassionante, romanzato, che si legge tutto d’un fiato, molto scorrevole e allo stesso tempo condito da aneddoti interessanti. A fare da sfondo ci sono diversi passaggi del percorso di Marola, che da antiproibizionista si è ritrovato a maneggiare l’idea della cannabis light, quell’idea che a volte è stata messa al centro delle critiche perché colpevole di demonizzare il THC. Oppure acclamata, perché capace di creare un nuovo mercato e contribuire in qualche modo a smuovere le acque dell’opinione pubblica nei confronti della pianta.

Nadia, quando e in quale modo hai cominciato ad osservare da vicino i cambiamenti e le trasformazioni del settore della canapa?

Nel primo articolo scritto sulla cannabis light per La Stampa ho raccontato la storia di AssoCanapa, nata tra i campi di Carmagnola, provincia di Torino. Subito dopo il debutto e l’incredibile successo di EasyJoint, anche loro erano sommersi dalle richieste di semi e fiori. C’erano decine di persone che li chiamavano e si dicevano pronte a iniziare una coltivazione. Loro ne erano assolutamente sorpresi e anche un po’ infastiditi. Non hanno capito subito il potenziale comunicativo dall’idea de “l’erba che non sballa”. Poco dopo, ho conosciuto Luca Marola e ho iniziato a raccontare per il giornale le peripezie della cannabis light, dal moltiplicarsi dei negozi ai sequestri, per finire con i tentativi di arrivare a una nuova legge.

Cosa ti ha colpito di più della storia che hai raccontato nel libro?

L’eterno paradosso, il grottesco controsenso del legislatore italiano nell’aver escluso l’infiorescenza dalla legge sul canapa industriale. Per colpa del proibizionismo ignorante e spesso solo di facciata, si è persa un’occasione economica che avrebbe potuto risollevare il Sud Italia. Ma è un bel paradosso pure perseguire i negozianti e processarli come spacciatori. Gli unici delinquenti al mondo che ti fanno lo scontrino. Oltre a uccidere un mercato promettente, per sequestri e processi sono stati spesi una valanga di soldi pubblici. Sembra una barzelletta, ma purtroppo non fa ridere: ci sono migliaia di persone che alla fine hanno perso tutto. 

In Easy narcos metti in risalto anche gli aspetti e le motivazioni anti-proibizioniste che si nascondono dietro il percorso che ha portato alla nascita della cannabis light. Quali sono secondo te gli scogli culturali che ancora devono essere superati?

Fa paura soprattutto quel che non si conosce. La canna è facilmente identificabile come droga da chiunque, ma di cannabis non si muore. Mentre c’è un universo, ancora in gran parte sconosciuto e ignorato, di sostanze che hanno effetti devastanti. Sono droghe legali, sintetiche, che si comprano online, molto difficili da dosare. A volte letali, i casi di giovanissimi morti per overdose da sostanze sono in aumento. Bisognerebbe investire su campagne di informazione nelle scuole, per spiegare ai ragazzi gli effetti e le conseguenze di quel che assumono. In Italia non c’è nemmeno l’educazione sessuale, figurarsi che delirio verrebbe fuori se ci si mettesse a spiegare le droghe. Cosi preferiamo spendere milioni di euro per operazioni ridicole come le “Scuole sicure” di Salvini. Meglio terrorizzare una manciata di ragazzini che dare a tutti gli strumenti per fare delle scelte almeno consapevoli. Nel nostro Paese non esiste un dibattito pubblico serio e costruttivo sulle droghe. 

Nel raccontare la storia di Easy Joint hai messo in fila le storture della legge 242/16 e i tentativi di cambiamento che sono stati fatti finora. In questo periodo, inoltre, è in atto anche il tentativo di diversi parlamentari di portare in Aula un dibattito sulla legalizzazione. Credi ci siano possibilità per fare passi avanti? Pensi che i tempi siano maturi?

Grandissima parte dell’opinione pubblica ha capito, la nostra società è pronta. Grazie alla cannabis light, che come dice Marola, il protagonista di EasyNarcos, è il plastico di Vespa della legalizzazione, e alla diffusione sempre maggiore della cannabis terapeutica. Parte del mondo legalizza, con profitto e senza drammi. Con una minima onestà intellettuale, bisogna riconoscere che la canapa potrebbe essere una risorsa. La possibilità di fare passi avanti, almeno con questo Governo sulla carta favorevole, c’è.

In un eventuale processo legalizzazione, quali possono essere, a tuo avviso, le conseguenze positive più rilevanti per la nostra società?

Detto semplice, più lavoro e meno mafia. Sembra quasi banale, ma non lo è. La cannabis è la droga più usata, dopo alcol e nicotina naturalmente. E fa decisamente meno morti.

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