Standard di qualità per la cannabis medica

Negli ultimi anni il mercato mondiale della Cannabis ha mostrato una rapida espansione. Per primo il Canada ha dato il via alla regolamentazione dell’industria e del mercato della cannabis medica (produzione e commercializzazione della pianta e dei suoi derivati) e l’Europa si appresta a seguirne le orme. Basti notare come nel 2018 siano state registrate vendite significative di medicinali derivati dalla cannabis in Germania, Italia e Paesi Bassi, mentre in molti altri paesi (tra i quali Danimarca, Grecia, Malta, Macedonia, Spagna, Portogallo) si stiano proponendo regole che consentano produzione o prescrizione di derivati della cannabis a livello nazionale.

Per far fronte alle esigenze del mercato e garantire l’accesso alla cannabis terapeutica di adeguata qualità e a costi sostenibili, in alcuni Paesi Europei, tra cui la Spagna, è stata avviata una produzione locale di cannabis.

Sebbene i trattati internazionali stabiliti nella Convenzione Unica del 1961 furono ratificati dalla Spagna nel 1967, controllando la cannabis e classificandola come stupefacente, la Legge Spagnola 17/1967, ne ammette l’impiego  per “usi terapeutici, scientifici e didattici”. Ulteriormente, il Regio Decreto 1/2015 consente la vendita di piante tradizionalmente considerate medicinali.

Il consumo di cannabis terapeutica è incoraggiato da molti medici, soprattutto oncologi, unità di dolore, reumatologi, neurochirurghi e altri specialisti, che ne raccomandano l’uso senza consultazione.

La stessa autorità sanitaria spagnola (AEMPS) ha riconosciuto i benefici terapeutici della cannabis nel trattamento patologie come la sclerosi multipla, dal 2010 ha infatti autorizzato l’estratto di cannabis Sativex per il trattamento della spasticità associata alla sclerosi multipla come unica indicazione, sebbene l’estratto possa essere utilizzato in uso compassionevole per il trattamento di altre patologie mediche, principalmente dolore neuropatico cronico.

Tuttavia in mancanza di una precisa regolamentazione il consumo di cannabis a scopo terapeutico rischia di essere posto sullo stesso piano del consumo a scopo ricreativo, esponendo così i pazienti a sanzioni e soprattutto ai rischi di un prodotto privo di una garanzia minima di qualità.

Dall’inizio del 2018, in Spagna, sono destinati più di 20.000 ettari per la coltivazione legale di marijuana. La destinazione della cannabis e dei prodotti a base di cannabis ottenuti da queste colture (estratti, tinture, principi attivi come cannabidiolo (CBD), cannabinolo (CBN), ecc.) sarebbe limitata all’esportazione e alla produzione di medicinali presso officine autorizzate dall’AEMPS, per condurre sperimentazioni cliniche autorizzate da questa Agenzia o scopi di ricerca.

Standard qualitativi della cannabis medica: verso una monografia di farmacopea europea 

Al pari di qualsiasi medicinale di derivazione botanica, anche la cannabis a scopo terapeutico deve rispettare precisi requisiti di qualità di grado farmaceutico, ossia deve rispondere a predefiniti standard di qualità tipicamente descritti in una monografia della farmacopea.

La garanzia di costante qualità dei prodotti di origine vegetale può essere ottenuta solo se le materie prime sono selezionate in modo rigoroso e dettagliato, in particolare sono di rilevanza non solo l’identificazione botanica specifica della pianta, ma anche la sua provenienza geografica e le condizioni di coltura.

Alla stregua di qualunque altra sostanza farmaceutica, la cannabis terapeutica deve in particolare avere un dosaggio dei principi attivi al suo interno che sia definito e costante. Questo aspetto è cruciale per poter garantire la riproducibilità della terapia nel tempo e rispettare la corretta posologia nella somministrazione ai pazienti. La standardizzazione rappresenta quindi l’unico metodo per assicurare l’ottenimento di un prodotto sicuro, stabile ed è requisito fondamentale per la produzione di medicinali a base di piante medicinali.

La possibilità di produrre la sostanza attiva Cannabis flos standardizzata è, come detto, legata alla selezione di genetiche stabili, alle tecniche di produzione, al trasporto e alla conservazione.

A livello europeo sono attualmente in corso i lavori per la definizione di una monografia sulla cannabis di Farmacopea Europea (Ph. Eur.) che si prevede sarà disponibile nel prossimo futuro.

Tuttavia, poiché attualmente non esiste una monografia armonizzata disponibile nell’UE, le legislazioni nazionali e le monografie riguardanti la qualità della cannabis medicinale si applicano e devono essere seguite in modo stringente.

Infatti nel frattempo alcune autorità nazionali hanno pubblicato monografie di riferimento per la cannabis fiore e per l’estratto di cannabis standardizzato. In particolare nella Farmacopea Tedesca (DAB) è stata inserita dal 2017 la monografia Cannabis Flower (Cannabis flos), mentre a partire dal 1 Giugno 2020, come annunciato dall’Istituto federale tedesco per i farmaci e i dispositivi medici (BfArM), entra in vigore la monografia dal titolo “Cannabis Extract, Standardizzato” (Cannabis extractum normatum).

Anche la Danimarca ha pubblicato la propria monografia ufficiale sulla cannabis “Cannabisblomst” (Cannabis flos), basata sulla monografia olandese OMC (Dutch Office for Medicinal Cannabis) “Infiorescenza di cannabis” (versione 7.1, novembre 2014).

Da ultimo il Ministero della Salute francese il 16 ottobre 2020 ha pubblicato le specifiche e i requisiti di qualità per la cannabis medica nella fase pilota. Il documento copre fiori, estratti e prodotti finiti per uso orale, sublinguale e inalatorio (compresi i dispositivi).

Esistono alcune differenze e somiglianze tra queste monografie delle farmacopee nazionali. Ad esempio, la monografia danese “Cannabisblomst” elenca forme di dosaggio supplementari per la cannabis medicinale, come “tisana / vapore per inalazione, droga a base di erbe”, alla fine della monografia. Tale elenco non compare nella controparte tedesca. Sia la monografia tedesca DAB “Cannabisblüten“ che la monografia danese “Cannabisblomst“ non specificano un contenuto di THC (tetraidrocannabinolo) o CBD (cannabidiolo ). Ma entrambi stabiliscono un limite per CBN (cannabinolo) di max. 1%.

Inoltre, la bozza tedesca della monografia DAB per gli estratti di cannabis limita il contenuto di THC a essere compreso tra 1 e 25% e il contenuto di CBD a max. 10%. Inoltre, in Germania esiste attualmente anche una monografia DAC (Deutscher Arzneimittel Codex) per la resina di cannabis (Cannabis oleoresina raffinata et normata ) dove il contenuto di THC è definito essere di ca. 5% e il contenuto di CBD non è definito.

Normative applicate alla coltura e produzione di cannabis e derivati 

Gli standard di qualità e le necessarie attività di compliance del settore farmaceutico prevedono che la coltivazione della pianta rispetti le Good Agricultural Practices e le Good Handling Practice, volte ad assicurare che le colture siano prodotte, confezionate, manipolate, tracciate e immagazzinate nel modo più sicuro possibile per garantire la sicurezza per il consumo umano.

L’impatto delle condizioni di crescita della pianta sulla qualità del prodotto finale non è inferiore all’impatto della variante genetica. Inoltre le condizioni ambientali, la presenza dei nutrienti, l’uso di pesticidi e fitoterapici, le condizioni di coltivazione e raccolta, possono sensibilmente alterare la qualità del prodotto finito. Pertanto nella produzione di cannabis a scopo farmaceutico, i successivi passaggi di manipolazione per ottenere l’estratto della pianta o la sostanza purificata che costituirà la sostanza farmacologicamente attiva devono essere condotti in Officine Farmaceutiche autorizzate in conformità alle Good Manufacturing Practice.

Lo scopo di applicare le Good Manufacturing Practice è infatti quello di assicurare un livello elevato di qualità nelle fasi di sviluppo, fabbricazione, controllo e distribuzione del prodotto.

Il controllo dell’applicazione di queste pratiche (anche definita Compliance) salvaguarda il prodotto da alterazioni e assicura che qualsiasi parte coinvolta nelle catene di produzione e di fornitura rispetti i regolamenti. I processi e i macchinari impiegati nella coltivazione della cannabis dovranno essere monitorati costantemente, così come i prodotti saranno sottoposti a controlli analitici che potranno variare dalla microbiologia alla rilevazione della presenza di metalli pesanti o pesticidi. Grazie a questo costante monitoraggio sarà possibile certificare l’ottenimento di un prodotto finale che rispetti in modo tangibile requisiti di efficacia, qualità e sicurezza, oltre che normativi.

Sono ancora relativamente poche le strutture certificate EU-GMP in tutto il mondo in grado di produrre fiori di cannabis medica per la vendita in Europa. Alcune di queste sono locate proprio in Spagna dove attualmente solo quattro aziende sono autorizzate a produrre cannabis a scopo medico e altre sei a coltivare cannabis a solo scopo di ricerca. Tuttavia negli scorsi due anni l’AEMPS ha ricevuto quasi 50 richieste di permesso alla coltivazione, la maggior parte delle quali è stata rigettata.

Conclusioni

Le aziende del settore stanno investendo per regolarizzare e implementare nelle proprie realtà aziendali e industriali l’adeguatezza agli standard qualitativi richiesti, organizzando il proprio sistema di produzione, gestione e business, allo stesso modo di quanto avviene nell’industria farmaceutica moderna.

Considerato ciò e stimando che il mercato della Cannabis in Europa varrà fino a quasi 60 miliardi di euro entro i prossimi dieci anni, è diventata più che mai urgente la definizione di chiari standard di qualità armonizzati ai quali le aziende del settore dovranno adeguarsi, nonché una chiara normativa comunitaria stabilisca regole comuni rispetto alla produzione ed al consumo di cannabis a scopo terapeutico. Tutto ciò con lo scopo di tutelare i pazienti Europei rendendo disponibile un prodotto di qualità certificata.

 

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