Due anziane sorelle e una terapia a base di cannabinodi. Il mio film per raccontare la complessità dei rapporti fra chi si ama

Il mio primo incontro con la cannabis terapeutica avviene verso la fine del 2018. In quel periodo stavo lavorando al film conclusivo del mio triennio del corso di regia in documentario del Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema)-Sede Sicilia. Ciò che volevo raccontare era il difficile rapporto di convivenza, sempre in bilico sul sottile confine tra amore e odio, tra due anziane sorelle, Lidia e Mariela. La prima, cinica, riservata e malata di Parkinson. La seconda, estroversa, sempre attiva e incapace di gestire l’apprensione nei confronti della sorella. Lidia decide ad un certo punto di voler provare una terapia a base di CBD. È stata quella la chiave che mi ha permesso di raccontare il loro rapporto. Per le due sorelle, quello con la cannabis è stato un incontro con qualcosa molto lontano dal loro mondo. Eppure ci hanno provato. 

Ricordo il giorno della prima visita allo studio del dottor Carlo Privitera, che ringrazio per avermi accolto e dato il permesso di filmare. Il dottor Privitera è fondatore del progetto Medicomm per la cura di malattie autoimmuni e del sistema nervoso attraverso la cannabis medica. Negli sguardi delle sorelle c’era diffidenza, ma anche curiosità. Una volta concordata la terapia con il dottor Privitera, è iniziata la lunga ricerca dei farmaci. Dopo aver setacciato quasi tutte le farmacie siciliane, le sorelle trovano il farmaco al Nord. 

Inizia quindi la seconda attesa: quella del corriere. Recapitato finalmente il pacco, sembrava che in casa fosse atterrato un UFO: era arrivata la misteriosa cannabis. Assistita dalla paziente figlia, Lidia ha così potuto iniziare la terapia, che a distanza di qualche giorno ha iniziato a dare i suoi effetti, soprattutto a livello di tremori e spasmi muscolari. Ciò che spingeva Lidia a voler provare quella terapia era la voglia di stare meglio. Purtroppo però il miglioramento delle condizioni di salute non ha coinciso con un miglioramento del loro rapporto. Era proprio questo che mi interessava raccontare: i conflitti tipici del rapporto tra sorelle, le paure e le speranze di chi è ormai al tramonto della propria esistenza. 

I caratteri, gli stili di vita contrapposti e il loro modo di affrontare e concepire la vecchiaia portano spesso ad esiti tragicomici. Le due sorelle faticano a superare le idiosincrasie della loro relazione, quei cortocircuiti psicologici che, ad esempio, spingono una delle due ad essere costantemente in apprensione per l’altra rendendo la convivenza soffocante. 

Nonostante i continui fallimenti, loro due provano e riprovano ad amarsi e a stare vicine. La loro storia mi ha interrogato, e spero che interroghi anche il pubblico, sulla possibilità di cambiare il proprio carattere e il proprio modo d’essere in tarda età. Per quanto mi riguarda, la domanda rimane ancora senza risposta.

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