Una super pianta per la transizione ecologica (e non solo)

Un super ministero per la transizione ecologica. Potrebbe essere questo (il condizionale, fino al momento della fiducia, è d’obbligo) uno dei fattori chiave alla base della nascita del governo Draghi. O almeno, questo è quello che c’hanno raccontato i giornali. Sappiamo bene che da decenni l’impegno ambientalista viene ciclicamente sbandierato a destra (poco) e manca (molto) per provare ad intercettare voti, consensi e storytelling, spesso spendendo molte parole che si traducono in pochi fatti.

Ma, diciamolo, anche fosse solo un’operazione politico-mediatica, meglio che ce la si giochi su questo tema che su tanti altri. Al di là degli slogan, infatti, la transizione ecologica è effettivamente una delle priorità assolute, non solo per questo Paese, ma per il mondo intero. Ben venga dunque un impegno – speriamo non solo simbolico – in questo campo. Certo, le transizioni di cui avrebbe bisogno l’Italia, oggi come oggi, sono innumerevoli.

Dalla transizione ecologica a quella economica, da quella energetica a quella digitale, da quella sociale a quella culturale, dalla transizione alimentare fino ad una gigantesca transizione intellettuale che servirebbe davvero come il pane.

Non utilizziamo inutili giri di parole. Noi pensiamo, anzi, siamo certi, che esista una pianta in natura in grado di interpretare al meglio il concetto di transizione. Questa pianta, ovviamente, è la canapa.

Transizione ecologica, ovviamente. Non esiste pianta che più della canapa si sposi perfettamente con il concetto di circolarità. Può essere utilizzata in ogni sua parte, si ottiene una plastica biodegradabile, si ricavano dei combustibili che potrebbero aiutare a risolvere il problema dell’utilizzo esclusivo delle fonti fossili (Henry Ford e la sua auto alimentata ad etanolo a base di canapa vi dicono niente?).

Dalla transizione ecologica a quella energetica, fino alla bioedilizia. Forse non tutti calcolano che in termini di emissioni di CO2 l’edilizia incide a livello globale quasi per il 40 per cento. E sicuramente in molti non sanno che la canapa, mischiata alla calce, può essere utilizzata in questo campo ed alla base dell’unica filiera di costruzione considerata carbon negative, cioè toglie dall’atmosfera più CO2 di quella che viene prodotta nell’intero processo. Questo perché la cannabis assorbe in media il quadruplo dell’anidride carbonica rispetto agli alberi. Per non parlare del fatto che le case realizzate in canapa sono naturalmente isolanti ed antisismiche.

Vogliamo parlare delle proprietà della canapa in campo tessile? Parliamone. La produzione e l’utilizzo massivo di fibra di canapa in questo campo porterebbe a vantaggi enormi a livello ambientale. Il cotone, infatti, è una delle coltivazioni più inquinanti del Pianeta. La canapa è più assorbente, resistente e isolante; la coltivazione richiede poca acqua e in molti casi può essere affrontata senza pesticidi.

Dal punto di vista alimentare, poi, la canapa produce una grandissima quantità di semi. Possono essere mangiati così come sono o decorticati. Se ne ricava un olio che può essere utilizzato sia nell’alimentazione che nella cosmesi. Contiene omega 3 ed omega 6 nel giusto rapporto, fitosteroidi, vitamine, proteine, antiossidanti. Viene considerato un alimento che, se assunto quotidianamente, addirittura può rafforzare il nostro sistema immunitario e far calare problematiche come alti livelli di colesterolo cattivo.

Insomma, dal punto di vista della transizione ecologica, energetica ed alimentare ci siamo. A tutto questo potremmo aggiungere la transizione economica che porterebbe con sé un vero, serio e laico processo di legalizzazione della produzione e della commercializzazione a scopo ricreativo e medico della cannabis. La transizione sociale e legalitaria che porterebbe con sé la depenalizzazione in termini di privazione di fette enormi di mercato alla criminalità organizzata e di alleggerimento delle carceri.

E infine la transizione culturale ed intellettuale del buon senso, la fine di una ignoranza collettiva costruita sul pregiudizio e l’inizio di una coscienza collettiva costruita sulla scienza, sulla razionalità, sull’innovazione e sull’apertura mentale. Forse siamo solo dei sognatori. O forse no. Non siamo stupidi, nessuno pensa che la canapa possa risolvere i problemi del Paese. Ma forse, oltre che ad un super ministero, potremmo volgere lo sguardo verso una super pianta che, nel suo piccolo, potrebbe fare cose molto grandi.

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