‘La terza età’ della cannabis

Se fino a qualche anno fa i consumatori di Cannabis erano soprattutto i giovani, negli ultimi tempi il consumo è aumentato in maniera esponenziale anche tra gli over 65. Grazie ai vari studi scientifici, all’opera di sensibilizzazione e alle ultime leggi questa pianta è stata riscoperta e ad oggi è considerata da molti un valido aiuto contro svariate sintomatologie. 

Come sappiamo più si va avanti con l’età più aumentano i vari acciacchi, è un processo naturale, si inizia a soffrire in maniera più importante di varie patologie come osteoporosi, problemi cardiaci, insonnia, dolore cronico, malattie neurodegenerative ecc. Non sorprende che, sempre più persone, cerchino dei rimedi più naturali possibili per trovare sollievo, inoltre, molti farmaci hanno pesanti effetti collaterali e, affiancare a questi una sostanza come la cannabis light può far sì che vi sia una diminuzione dei dosaggi con conseguente riduzione degli effetti indesiderati. La cannabis light infatti deve essere vista come un coadiuvante nella riduzione dei sintomi e nella cura di patologie cui i farmaci tradizionali non rispondono.

CANNABIS CONTRO GLI ACCIACCHI DELLA VECCHIAIA

Secondo un sondaggio condotto dall’Università di San Diego in California, in cui sono stati intervistati circa 568 pazienti di una clinica geriatrica tra i 65 e i 75 anni, il 15 % ha affermato di aver usato qualche volta il CBD negli ultimi tre anni mentre più della metà ha affermato di aver usato CBD nello stesso periodo di tempo quasi tutti i giorni e tutte le settimane. Il 78 % di loro ha affermato di aver utilizzato questa sostanza per scopi medici in quanto recava a loro molto benefici nel trattamento dei disturbi del sonno, dolore cronico e ansia.

CANNABIS CONTRO L’IPERTENSIONE

Studi pubblicati sul European Journal of Internal Medicine, hanno rivelato che soggetti anziani che per un certo periodo hanno fatto uso di cannabis light hanno trovato dei sostanziali miglioramenti alla loro condizione. In particolare questo studio si è concentrato su 26 persone con età superiore ai 70 anni per un periodo di tre mesi. I partecipanti hanno consumato cannabis fumandola o assumendola per via orale e dopo 3 mesi esami come ECG, misurazione della pressione, esami del sangue e misurazioni antropometriche hanno confermato un sostanziale miglioramento dell’ipertensione.

CANNABIS PER STIMOLARE L’APPETITO

Questo è un problema meno comune negli anziani, ma comunque presente, soprattutto in chi purtroppo soffre di patologie molto invalidanti. Le persone anziane hanno bisogno di un minor numero calorie per lavorare correttamente, ma una grave riduzione dell’appetito può diventare una causa di cattiva salute e di carenze nutrizionali. La regolazione dell’appetito è davvero importante per una vita sana e in questo il CBD può essere un aiuto in quanto la sua assunzione stimola l’appetito.

CANNABIS CONTRO IL MORBO DI PARKINSON

Il Parkinson (PD) è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente gli anziani che vanno pian piano a perdere alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. A questi sintomi inevitabilmente si aggiunge anche quello di soffrire di una forte ansia che in alcuni casi può sfociare anche in una forma di depressione. Uno studio, controllato randomizzato crossover in doppio cieco e pubblicato nel 2020 ha preso in esame 24 soggetti affetti da PD a cui è stata somministrata una singola dose di 300 mg di CBD, con un intervallo di wash-out di 15 giorni. I pazienti sono stati quindi sottoposti a due sessioni sperimentali di SPST (test di simulazione di conversazione pubblica), nelle quali è stata valutata l’efficacia del CBD sui sintomi dell’ansia e sull’ampiezza dei tremori. I risultati hanno mostrato una differenza statisticamente significativa nello stato di ansia, misurata con la scala VAMS (Visual Analog Mood Scales) tra i due gruppi in studio, registrando livelli di ansia minori per il gruppo trattato con CBD. Allo stesso modo, nei soggetti trattati con CBD, è stata registrata una riduzione nella frequenza e nell’ampiezza dei tremori.

Diversi altri studi, trattano le potenzialità del CBD nel ridurre le difficoltà motorie nel Parkinson, quelle indotte dalla malattia e soprattutto quelle indotte dalle pesanti cure farmaceutiche alla quale molti pazienti vengono sottoposti.

Attualmente sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere quanto il CBD possa essere d’aiuto nella gestione del Parkinson, delle complicazioni e della progressione della malattia. Ma quello che è sicuro è che questa strada non deve venire abbandonata dai ricercatori perché il CBD è davvero promettente, sia per il Parkinson che per molte altre malattie neurodegenerative.

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