A cena con Maria, mashUp tra cannabis e ricette rimediate. Intervista a Ylenia Daniello

Il tuo libro è un modo originale per gustare Cannabis senza abusarne, per sentirsi meglio mangiando, in compagnia. Come nasce l’idea di raccogliere tutte le ricette che raccogli nel libro? 

Nasce durante il primo lockdown, dall’ansia di ritrovarmi all’improvviso chiusa da sola dentro casa e dalla necessità di dare un senso alle giornate interminabili. 
Per cui mi sono trovata a cercare cosa potessi condividere con gli altri in questo periodo e ho pensato che queste mie conoscenze potessero essere utili anche a qualcun altro. Quindi ho intrapreso questo viaggio tra le ricette con la cannabis che nell’arco della vita mi era capitato di provare, assaggiare, gustare con gli amici. Un viaggio che è cominciato tanti anni fa e che tutt’oggi prosegue attraverso l’attivismo e il folle amore nei confronti di questa pianta magica.

Dall’antipasto ai dolci, passando per i cocktail. Qual è la portata in cui hai trovato più difficoltà? 

Decisamente nei cocktail, soprattutto perché non sono mai stata una gran bevitrice. Più in generale, la difficoltà è stata quella di fare ordine tra i ricordi, elencare le varie ricette e regolarsi nei dosaggi, per avere solo esperienze positive. Negli anni ho assistito varie volte ad episodi di sovradosaggio e nonostante sia sufficiente assumere vitamina C, CBD o zuccheri per far “scendere la botta”, di solito è la paura che prede il sopravvento. Per questo ho tenuto in modo particolare a raccontare nei dettagli cosa fare per evitare di incappare in episodi simili, nonché a ricordare di andarci piano e testare prima di lanciarsi in un pasto completo.

Raccontare come cucinare la cannabis può essere anche un modo per liberare questa pianta dal pregiudizio e dalle menzogne.

Esattamente. Il proibizionismo ha fatto in modo di creare un alone di “pericolosità” intorno a questa pianta, non considerando minimamente il fatto che è la consapevolezza che rende liberi. 
Le fake news che nel corso degli anni hanno alimentato le paranoie nei confronti di questa pianta sono servite a demonizzarla e a fare in modo che non venisse sfruttata in tutti i campi possibili. E oggi mentre nei Paesi che fino a ieri erano i più proibizionisti, si sperimentano diverse forme di legalizzazione, la nostra “Italietta” invece resta inchiodata a vecchi pregiudizi e continua a perseguitare i consumatori attraverso le forze dell’ordine. Pur essendo consapevoli del fallimento di queste politiche facciamo ancora tanta fatica a ribaltare il paradigma e a capire che la pianta di Cannabis potrebbe essere un volano per la nostra economia, se solo venisse legalizzata e resa disponibile sul mercato. Potremmo “dare una pista” all’Olanda se solo si volesse. 

Conosciamo il tuo lungo corso come attivista, a che punto è secondo te la battaglia per la legalizzazione oggi in Italia? 

Come dicevo siamo in ritardo, negli USA si pensa ad una legge federale che si allinei con quelle degli stati in cui la cannabis è legale, in Messico da pochissimo è stato legalizzato l’uso ricreativo  distanza di 3 anni dalla “liberazione” – possiamo dire così – della cannabis terapeutica. Da noi si fa finta di discuterne, ma sostanzialmente non essendo un argomento che porta voti, la discussione resta chiusa nei meandri del fantomatico inter-gruppo parlamentare. Esistono proposte di legge, raccolte firme depositate tra cui quella che reputo essere la migliore perché vera espressione dal basso: il Manifesto Collettivo per la Legalizzazione della cannabis che potrete leggere e sottoscrivere al seguente link.

Quale sarà secondo te il prossimo Paese che legalizzerà?  

Mi piacerebbe poter dire l’Italia, ma per un senso di corretta informazione devo dire che penso accadrà prima in qualsiasi altra parte del mondo che qui!

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