Le nazioni del G7 entro fine anno non finanzieranno più le centrali a carbone 

Le sette più grandi economie del mondo riunite nel G7 il 21 maggio 2021 hanno finalmente deciso di interrompere ogni investimento diretto alla produzione di energia dal carbone nei paesi esteri entro la fine di quest’anno. Questo accordo sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi già prefissati nell’accordo di Parigi del 2015 come quello di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Germania sono riuscite a coinvolgere in questo progetto anche il restio Giappone che insieme a Cina e Corea Sud si era offerto tempo fa di costruire questo tipo di centrali nei paesi più poveri e con problemi di liquidità. Secondo il Guardian, la Corea del Sud come il Giappone ha abbandonato quest’idea che è ancora presente in Cina.

Come sappiamo il carbone ha trovato impiego come combustibile già dalla Prima Rivoluzione Industriale, grazie alla sua abbondanza e facile reperibilità ed è ancora oggi molto usato. Questo tipo di fonte energetica però, una volta combusto libera una percentuale di gas serra elevatissima. Basti pensare che, a parità di energia generata, le emissioni di anidride carbonica sprigionate da questo sono il 30% in più di quelle emesse dalla combustione del petrolio e perfino il 70% in più di quelle sprigionate dal gas naturale. Secondo uno studio delle università di Harvard, Birmingham, Leicester e Londra, nel 2018 circa 8,7 milioni di persone sono morte a causa dell’esposizione all’inquinamento atmosferico dovuto ai combustibili fossili.

La bozza del testo recita “ Ci impegniamo a promuovere l’aumento del flusso internazionale di capitali pubblici e privati ​​verso investimenti in linea con l’Accordo di Parigi e lontano dalla produzione di energia per mezzo di CO2, per sostenere la transizione verso l’energia pulita nei paesi in via di sviluppo” ed è presente anche una clausola che autorizzerebbe i governi a finanziare il carbone in “circostanze limitate a discrezione di ogni paese”, inserita probabilmente per limitare l’influenza di paesi come la Cina all’estero.

A novembre 2021 a Glasgow si terrà la Conferenza Internazionale sul Clima, Cop26. La vicesegretaria generale delle Nazioni Unite, Amina Mohammed, ha richiesto a tutti i paesi membri di presentare i loro piani nazionali per ridurre le emissioni di CO2 prima dell’avvio della conferenza, cosa che la Cina ancora non ha fatto.

I leader del mondo dopo l’Accordo di Parigi iniziano a prendere nuovi e seri provvedimenti per il clima, la speranza è che alle parole seguano anche i fatti.

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