Cosa sono i PFAS e come possono incidere sulla nostra salute

Con la sigla PFAS si indicano le Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici), ovvero, una famiglia di composti chimici utilizzata prevalentemente in campo industriale. Per semplificare si tratta di acidi molto forti, con una formula chimica che li rende stabili termicamente e resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione. Se non smaltiti in modo adeguato, se la loro lavorazione non è ben controllata e se vengono abbandonati nell’ambiente sono in grado di filtrare nelle acque sotterranee e di conseguenza, tramite il loro accumulo nelle piante entrare nella nostra catena alimentare. In Italia se ne parla spesso negli ultimi anni perché sono diventati una situazione emergenziale in Veneto, dove sono state rilevate concentrazioni particolarmente alte di queste sostanze nel sangue delle persone.

Grazie alle loro caratteristiche sono impiegati nella produzione di una vasta gamma di prodotti, per esempio:

Prodotti ad uso domestico: rivestono le superfici delle pentole, si trovano anche in alcuni detersivi, lucidanti per pavimenti, vernici, spray idrorepellenti per trattare tessuti e pelle.

Carte ed imballaggi: conferiscono proprietà oleorepellenti ed idrorepellenti.

Prodotti medicali: il loro carattere inerte li rende materiali adatti per le protesi mediche.

Prodotti antincendio: I PFAS sono utilizzati in schiume antincendio ed equipaggiamenti antincendio.

Prodotti usati per conservare alimenti: contenitori in plastica e cartone comunemente venduti nei supermercati.

Come accennato precedentemente, oltre alla tendenza ad accumularsi nell’ambiente, i PFAS persistono anche negli organismi viventi, compreso l’uomo, dove risultano essere tossici ad alte concentrazioni. Data la loro capacità di accumularsi negli organismi, la concentrazione di PFAS aumenta man mano che si sale lungo la catena alimentare. Si parte delle falde acquifere, per poi passare alle piante, agli animali ed infine all’uomo. È stato dimostrato, che sono in grado di causare un’ampia gamma di effetti avversi, fatto che desta ancor più preoccupazione considerando la loro proprietà di accumularsi nell’organismo.

I PFAS, in particolare, sono riconosciuti a livello medico principalmente come interferenti endocrini, in grado quindi di alterare tutti i processi dell’organismo che coinvolgono gli ormoni, responsabili dello sviluppo; del comportamento; della fertilità e di altre funzioni cellulari essenziali. Non si tratta di sostanze dagli effetti immediati: si ritiene che gli effetti si manifestino solo a seguito di una lunga esposizione. Recenti ricerche hanno inoltre messo in luce l’incremento delle patologie neonatali e delle donne in gravidanza nelle aree più contaminate.

Alcuni paesi come la Danimarca stanno ragionando sul bando ai PFAS negli imballaggi per alimenti e l’Elfa nel 2018 ha abbassato notevolmente i valori limiti, a riprova della grande preoccupazione che ruota intorno a queste sostanze.

Uno studio tutto Italiano portato avanti dal Laboratorio di Chimica e Tossicologia dell’Ambiente del Mario Negri, promosso dal Ministero dell’Ambiente ha individuato circa 20 sostanze alternative, in modo tale da fornire alle aziende che ne fanno più uso dei validi sostituti con minore impatto sull’ambiente e sull’uomo. Con la speranza che le aziende adottino presto misure serie per arginare questo problema quello che tutti noi possiamo fare è riciclare correttamente ed evitare il più possibile imballaggi alimentari in plastica e cartone, né va della nostra salute e della salute del nostro pianeta.

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