La persecuzione dei canapicoltori sardi. La storia di Paola

Paola, produttrice sarda di cannabis light, è un anno che ha il campo sotto sigilli.

I canapicoltori sardi sono vessati, strumentalizzati, ostacolati, penalizzati e stigmatizzati. La lotta alla cannabis è accesa, sono trattati da spacciatori dalle ffoo e dalla stampa nazionale ma sono solo produttori di cannabis light.

In Sardegna si vocifera che i canapicoltori occultino piante stupefacenti tra la cannabis light, per questo le ffoo pongono i sigilli ai campi. I produttori sono screditati dalle procure della regione, da Oristano a Cagliari, da Sassari a Nuoro, omologate a taluni partiti di estrema destra paladini della censura del libero commercio di cannabis, seppur light.

Sono palesi alcune foto che accompagnano articoli di cronaca, le quali mostrano campi di varietà molto simili alla futura 75, sacchi di foglie gialle e lunghi steli di piante fibrose. È evidente che alla cronaca non corrisponde la narrativa reale, per questo abbiamo deciso di dar voce ad alcuni produttori sardi che vivono in prima persona il clima attuale di controllo e ostruzionismo.

Paola Mazzette, cartolaia da generazioni e coltivatrice part time a Macomer (NU) dal 2019, proprietaria dell’azienda Sardinia Green Flowers e piccola tenace attivista, ci ha raccontato la sua storia.

L’azienda si occupa di produzione di infiorescenze di cannabis nella zona della Sardegna definibile il “focolaio” del regime di controlli e sequestri: Macomer.

“Sardinia Green Flowers è nata nella primavera del 2019 come ditta individuale sebbene in quest’impresa mi affianchi il mio compagno.” Paola ricorda le origini dell’impresa: “Avevamo entrambi l’idea di metter su un’azienda agricola ma tutti e due abbiamo un altro lavoro, quindi sia la scelta del tipo di azienda che della coltura hanno subito questa limitazione”.

Spesso, infatti, la produzione di cannabis è una scelta d’amore, la passione per una pianta così particolare e potenzialmente redditizia convince molti nel approcciare ad un primo tentativo.

“Potrei dire che la scelta della canapa sia dovuta fondamentalmente a tre motivi: in zona c’erano pochissime coltivazioni e il mercato consentiva di ritagliarsi un proprio spazio; la redditività era piuttosto alta; ho scoperto cosa fosse veramente il fiore della canapa e me ne sono innamorata”.

La maggior parte dei tentativi convoglia in passione, poiché la pianta di cannabis ha infinite potenzialità nelle tecniche di coltura e nelle applicazioni successive al raccolto.

Paola, essendo alla sua prima esperienza, decide di appoggiarsi a due associazioni di categoria, una locale e una nazionale: “Faccio parte di due associazioni: Sardinia Cannabis da quando ho iniziato la mia attività e Canapa Sativa Italia dalla fine del 2020.”

Il canapicoltore deve essere sempre aggiornato sulle normative in merito alle produzioni agricole e di cannabis sativa l. in autotutela e autoregolamentazione.

“Più che di autotutela parlerei di autoregolamentazione” specifica Paola Mazzette “a partire dalla gestione del campo con la scelta di non utilizzare prodotti chimici, di numerare piante e filari per avere una tracciabilità, alla gestione del magazzino. Soluzioni per me piuttosto semplici (ma che ho visto non tutti applicano) e che vorrei implementare e certificare”

Il 2020 è l’anno più funesto per Paola e per i produttori sardi, dall’eccitazione per la nuova avventura ai sigilli sul campo. La lg.242/16 ha legittimato un mestiere eppure, anche se eseguito a regola d’arte, non è una tutela sufficiente.

“Il 30 ottobre 2020 si sono presentati i carabinieri nel mio magazzino, in pieno centro abitato.” i controlli a tappeto attivi nella zona da giorni erano un allarme, un sentore, ricorda “Era il primo controllo che ricevevo e sapevo che, da una decina di giorni, nel circondario, c’era stato qualche sequestro ai danni di coltivatori come me. Nonostante questo ero molto tranquilla: ho aperto le porte del magazzino e ho presentato tutta la documentazione che la legge prevede, certa di essere nel giusto. Via via che passava il tempo però, la situazione si è trasformata: continuavano a parlare di marijuana, di sostanza. All’inizio erano 8 carabinieri, poi se ne sono aggiunti altri tre compreso il Tenente della zona. Continue telefonate in procura per capire come procedere. Insomma, la mia tranquillità ha iniziato a vacillare. Hanno deciso di non portare via “la sostanza” ma di mettere i sigilli al magazzino facendomi spostare parte del raccolto non ancora lavorato.”

L’ignoranza porta alla contraddizione “La cosa stupefacente è stata proprio questa: i fiori sono droga ma lo sono solo se staccati dal resto della pianta. Mi hanno chiesto quindi di nominare un avvocato e di seguirli poi in caserma per firmare il verbale.”

Era il 2020 ma ad oggi nulla è cambiato…

“Dal momento del sequestro Sardinia Green Flowers è ferma: sto aspettando la conclusione del procedimento penale. Come imprenditrice accetto serenamente il rischio imprenditoriale, ma non tutto questo: vedersi portar via il lavoro di un anno perché la legge presenta delle lacune che permette certe interpretazioni non è ammissibile” ci dice ancora Paola.

“La situazione fino a qualche mese fa sembrava volgere al meglio considerando che il procuratore aveva chiesto l’archiviazione, ma il GIP ha deciso di andare a giudizio; non mi resta quindi che sperare che il mio penalista, avv. Agostinangelo Marras, e l’avv. Giacomo Bulleri, il massimo esperto nell’ambito della normativa italiana ed europea sulla canapa, riescano a ottenere in aula un’assoluzione piena e una sentenza utile per tutti i coltivatori.”

Molti produttori di cannabis sono affini alla pianta perché ne beneficiano a priori per un uso medico o ludico. Per questo motivo è nato il pregiudizio che i campi vengano sequestrati perché celano piante da collezione (con fiori ad alto thc).

Paola ha il campo sotto sigilli da un anno e alle malelingue risponde: “Non ho mai fumato e non fumo, né tabacco né canapa. Quando ci ho provato non ho avuto alcun effetto, probabilmente perché non so fumare. La cosa comunque, a dirla tutta, non mi interessa: i cannabinoidi, che sono un toccasana per il nostro fisico (alcuni più di altri), possono essere assunti in modi diversi rispetto alla classica combustione ma, soprattutto, possono essere assunti per mille motivi.”

La cannabis si può assumere in varie forme dagli oli cbd agli edibili, il perno del problema rimane però la normativa vigente. Lo Stato, difatti, non si prende in carico la risoluzione dell’eterno dilemma della destinazione d’uso del fiore di cannabis sativa l.

“Ciò che spesso i legislatori si dimenticano infatti quando si trovano a discutere dell’uso umano del fiore di canapa, è che non sono solo l’uso ludico o la malattia, più o meno grave, a dover essere considerati, ma quella miriade di situazioni altre che riguardano tutti, se solo si conoscesse questa pianta, suo fiore e il nostro sistema endocannabinoide.”

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