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Quale futuro per Christiania?

Per alcuni Christiania è un modello. Per altri un’utopia. Ma la comunità, nata oltre mezzo secolo fa dall’occupazione di una base navale abbandonata a Copenaghen, si trova oggi di fronte a una svolta decisiva, forse definitiva e radicale. I suoi abitanti, un tempo giovani ribelli divenuti ora anziani, sono determinati a ripulire l’area dal controllo criminale che ha dominato il mercato dell’hashish per decenni. Il fulcro di questa trasformazione è la strada acciottolata nota come Pusher Street.

Tentativi ripetuti, ma infruttuosi, di fermare il commercio illegale hanno spesso sfociato in violenti scontri con la polizia, senza mai riuscire a estirpare il problema alla radice. Ma questo sabato, in un gesto carico di simbolismo, i residenti hanno iniziato a smantellare letteralmente Pusher Street, con l’intenzione di riscrivere il futuro di Christiania.

La cerimonia di inizio lavori ha visto la partecipazione di due giovani membri della comunità, Emilia e Sally, che hanno estratto il primo dei ciottoli, segnando l’inizio di una nuova era. La presenza del ministro della Giustizia danese, Peter Hummelgaard, ha sottolineato l’importanza dell’evento, simbolo di una volontà condivisa di superare gli anni di contrasti e incomprensioni tra Christiania e il resto della società danese.

Mette Prag, coordinatrice del progetto di nuova edilizia residenziale pubblica a Christiania e residente da oltre tre decenni, immagina il futuro della comunità come un villaggio liberto dalla presenza opprimente del mercato nero dell’hashish. “Non vogliamo più i gangster,” afferma Hulda Mader, un’altra storica abitante, esprimendo il desiderio di una comunità dove la vendita di hashish, se ancora esistente, non sarà più un’attività visibile e dominante.

Il piano di rinnovamento non si limita alla sola Pusher Street, ma prevede anche la ristrutturazione degli edifici circostanti e il rifacimento delle infrastrutture, come la posa di nuovi tubi dell’acqua e pavimentazioni. L’obiettivo è integrare Christiania nell’area metropolitana di Copenaghen mantenendone intatto lo spirito di creatività e vita comunitaria che l’ha resa famosa in tutto il mondo come simbolo di libertà e resistenza culturale.

Dall’occupazione iniziale nel 1971, quando il movimento hippy impresse il proprio marchio sulla base navale abbandonata, fino alla controversa vendita dell’enclave allo stato nel 2011, la storia di Christiania è stata segnata da continui scontri e negoziazioni con le autorità. Oggi, con quasi mille residenti, di cui un quarto sopra i sessant’anni, la comunità guarda al futuro con la speranza di attirare nuove generazioni e famiglie desiderose di contribuire al suo rinnovamento, preservando al contempo i valori fondanti di pace, amore e autonomia che hanno guidato i suoi primi passi. Si può evolvere e adattarsi senza perdere di vista i propri ideali?

 

Fonte Yahoo
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