Un altro caso di ingiustizia legata alla cannabis scuote l’opinione pubblica internazionale. Jarred Shaw, cestista statunitense di 35 anni originario del Texas, rischia la pena di morte o una lunga detenzione in Indonesia dopo essere stato arrestato per possesso di caramelle gommose alla cannabis che utilizzava come farmaco per il morbo di Crohn.
Un campione in campo, un malato fuori dal parquet
Shaw, che ha giocato per la squadra indonesiana Prawira Bandung contribuendo alla vittoria del campionato IBL nel 2023, è stato arrestato lo scorso maggio dopo aver ricevuto un pacco contenente oltre 100 “gummies” alla cannabis.
Secondo le autorità locali, il peso complessivo di 869 grammi equivale a quasi un chilo di marijuana, anche se la maggior parte era costituita da ingredienti non psicoattivi tipici degli edibili.
In Indonesia, la legislazione sulle droghe è tra le più dure al mondo: anche la semplice detenzione di cannabis può essere punita con la pena capitale.
“Uso la cannabis come medicina, non sono un criminale”
Durante la detenzione preventiva a Giacarta, Shaw ha raccontato al The Guardian di vivere un incubo:
“Uso la cannabis come medicina. Soffro di una malattia infiammatoria incurabile, il morbo di Crohn. Non esiste nessun altro trattamento che allevi i miei dolori allo stomaco”.
Il giocatore ha ammesso di aver commesso un errore portando i prodotti in Indonesia, ma ha sottolineato che si tratta di uso personale e terapeutico, non di spaccio:
“Non sono un trafficante. Non avevo intenzione di vendere nulla, solo di curarmi”.
Nelle sue parole emerge anche la disperazione di chi si trova improvvisamente in un sistema giudiziario implacabile:
“Durante i primi due mesi di detenzione ero nel punto più basso della mia vita. Mi sentivo solo, impotente, senza speranza”.
Il silenzio diplomatico e i precedenti illustri
Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha confermato di essere a conoscenza del caso, ma per motivi di privacy non ha rilasciato ulteriori commenti. Anche la Casa Bianca, contattata dal portale Marijuana Moment, non ha ancora preso posizione ufficiale.
Non è la prima volta che cittadini statunitensi vengono incarcerati all’estero per uso medico di cannabis.
Il caso di Marc Fogel, insegnante americano detenuto in Russia per una piccola quantità di cannabis terapeutica, aveva suscitato indignazione e pressioni politiche, fino al riconoscimento dello status di “detenuto ingiustamente” e al successivo rilascio.
Anche Brittney Griner, nota giocatrice di basket della WNBA, fu arrestata in Russia per possesso di olio di cannabis e divenne simbolo della lotta contro la criminalizzazione della cannabis a livello internazionale.
Tra politica e salute: un dibattito globale
Il caso Shaw riaccende il dibattito sul diritto all’uso medico della cannabis e sulla necessità di tutele internazionali per i pazienti che la utilizzano legalmente nei loro Paesi d’origine.
Negli Stati Uniti, il tema è ancora politicamente acceso: l’amministrazione Trump sta valutando una proposta di riclassificazione della marijuana e, paradossalmente, ha recentemente promosso i benefici del CBD derivato dalla canapa.
Mentre il mondo sportivo e la comunità pro-cannabis attendono sviluppi, la vicenda di Jarred Shaw rimane un monito drammatico sulla distanza tra scienza, legge e diritti umani.
Un atleta, un paziente, un uomo che rischia la vita per aver scelto la cura che lo faceva stare meglio.





