Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Clinical Therapeutics rafforza ulteriormente il ruolo terapeutico della cannabis nel trattamento del dolore cronico. Secondo lo studio, diverse formulazioni a base di cannabinoidi hanno prodotto “miglioramenti significativi” nei pazienti affetti da fibromialgia, artrite reumatoide e osteoartrosi, con effetti positivi non solo sul dolore, ma anche sul sonno, sulla salute mentale e sulla qualità della vita.
Lo studio è stato condotto da ricercatori affiliati alla University at Buffalo, alla University of Michigan Medical School e alla società MoreBetter.
Lo studio: tre formulazioni cannabinoidi a confronto
Alla sperimentazione hanno partecipato 164 persone residenti in California: 64 con fibromialgia, 25 con artrite reumatoide e 75 con osteoartrosi al ginocchio o all’anca. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in tre gruppi e hanno assunto capsule orali a base di cannabinoidi per un periodo di 12 settimane.
Le formulazioni testate erano differenti:
- Prodotto 1: 12,5 mg di CBD e 12,5 mg di THC;
- Prodotto 2: 10 mg di THCa, 10 mg di CBDa, 5 mg di CBG e 3 mg di CBC;
- Prodotto 3: 10 mg di CBD e 10 mg di CBDa.
I pazienti hanno monitorato nel tempo dolore, salute mentale, qualità del sonno, funzionalità fisica e capacità cognitive attraverso questionari standardizzati.
Risultati positivi quasi su tutti i sintomi
Secondo gli autori, i risultati sono stati chiari: “Sono stati osservati miglioramenti significativi in tutti i sintomi, ad eccezione delle capacità cognitive”.
In particolare, i partecipanti hanno riportato:
- riduzione del dolore cronico;
- miglioramento della qualità del sonno;
- benefici sulla salute mentale;
- aumento della qualità della vita generale;
- maggiore capacità di svolgere attività quotidiane.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda il fatto che tutte e tre le formulazioni si sono dimostrate efficaci in modo molto simile, nonostante la diversa composizione cannabinoide.
Anche i prodotti privi di THC psicoattivo — basati principalmente su CBD, CBDa e altri cannabinoidi minori — hanno mostrato effetti terapeutici rilevanti.
CBD, CBDa e cannabinoidi “non intossicanti”
I ricercatori sottolineano che i cannabinoidi non psicoattivi potrebbero rappresentare una soluzione importante per i pazienti che desiderano evitare gli effetti psicotropi della cannabis.
Secondo lo studio:
“Cannabinoidi non intossicanti come CBD e CBDa possono alleviare il dolore e i sintomi correlati, risultando utili quando gli effetti della cannabis sono indesiderati o problematici”.
Particolarmente interessante anche il ruolo del CBG e del CBC, cannabinoidi ancora poco conosciuti ma sempre più studiati per le loro proprietà antinfiammatorie e analgesiche.
Cannabis come alternativa agli oppioidi
Lo studio si inserisce in un filone di ricerca ormai molto ampio che vede la cannabis medica come possibile alternativa agli antidolorifici oppioidi.
Gli autori ricordano che il dolore cronico colpisce circa un terzo della popolazione mondiale e che molti farmaci tradizionali — come oppioidi e antinfiammatori non steroidei — spesso offrono sollievo limitato, accompagnato però da importanti effetti collaterali.
Per questo motivo, i ricercatori suggeriscono che la cannabis potrebbe contribuire a ridurre il ricorso agli oppioidi e il rischio di dipendenza.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato che:
- i pazienti che utilizzano cannabis terapeutica riducono frequentemente l’uso di oppioidi, sonniferi e antidepressivi;
- negli Stati USA dove la cannabis è legale si osservano diminuzioni nelle prescrizioni di oppioidi;
- molti pazienti affetti da artrite e malattie reumatiche sostituiscono parzialmente o totalmente altri farmaci con la cannabis medica.
La riclassificazione federale negli Stati Uniti
Il tema sta assumendo sempre maggiore rilevanza anche sul piano politico. Recentemente, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha annunciato di voler procedere con la riclassificazione federale della cannabis, spostandola dalla Tabella I alla Tabella III del Controlled Substances Act.
Secondo Trump, la cannabis può “far sentire molto meglio le persone” e rappresentare “un’alternativa agli antidolorifici oppioidi, potenzialmente letali e altamente dipendenti”.
Una svolta che potrebbe accelerare ulteriormente la ricerca scientifica e l’accesso alla cannabis terapeutica negli Stati Uniti.






