L’idea, spesso ripetuta nel dibattito pubblico statunitense, secondo cui il cervello umano continuerebbe a svilupparsi fino ai 25 anni e che quindi l’uso di cannabis prima di questa soglia comporterebbe rischi neurologici permanenti, non ha basi scientifiche solide. A sostenerlo è un nuovo articolo pubblicato sull’American Journal on Drug and Alcohol Abuse, che smonta uno dei principali argomenti utilizzati da chi chiede di innalzare l’età minima legale per il consumo di cannabis.
Lo studio analizza in profondità la letteratura neuroscientifica sullo sviluppo cerebrale e conclude che la soglia dei 25 anni è frutto di un’errata interpretazione dei dati, oltre che di un certo sensazionalismo mediatico.
Secondo i ricercatori, membri del gruppo Doctors for Drug Policy Reform, proposte di legge che puntano a impedire l’accesso alla cannabis fino ai 25 anni non fornirebbero alcun beneficio concreto in termini di tutela della salute mentale.
“Invocare i 25 anni come linea di demarcazione per la maturità cerebrale non è supportato dalle neuroscienze”, scrivono gli autori. “Le politiche sulla cannabis dovrebbero riflettere evidenze e equità, non miti”.
Il cervello non “finisce” di svilupparsi a 25 anni
La ricerca ribadisce che non esiste alcun limite neurobiologico definito a 25 anni. Lo sviluppo cerebrale, spiegano gli autori, è un processo complesso, irregolare e diverso da regione a regione. La maggior parte della maturazione strutturale è già completata intorno ai 18 anni, mentre i cambiamenti più sottili proseguono nel corso dei vent’anni senza costituire una fase particolarmente vulnerabile o critica.
Crucialmente, lo studio evidenzia che non ci sono prove che l’uso di cannabis tra i 18 e i 25 anni comporti danni cognitivi o neurofisiologici maggiori rispetto all’uso dopo i 25.
Nessun beneficio dimostrato nell’alzare l’età legale sopra i 21 anni
Il paper mette in chiaro che, nonostante le pressioni di alcuni gruppi conservatori e sanitaristi, non esistono dati che supportino un’età minima superiore ai 21 anni. Molti Paesi — tra cui Canada e Germania — hanno scelto 18 anni come limite per il consumo legale, senza riscontrare problemi particolari.
Al contrario, dati recenti mostrano che la legalizzazione tende a ridurre i consumi tra i minori, sfatando uno dei classici allarmi dei proibizionisti.
Legalizzazione e giovani: i dati reali
Una serie di studi internazionali offre un quadro coerente:
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In Canada, una ricerca finanziata dal governo federale ha rilevato un calo dell’uso di cannabis tra i giovani dopo la legalizzazione.
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In Germania, i primi report post-legalizzazione confermano che i timori su un aumento del consumo giovanile sono infondati.
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Una seconda analisi tedesca ha nuovamente evidenziato una riduzione del consumo tra gli under 18.
Anche negli Stati Uniti, dove la maggior parte degli stati ha fissato a 21 anni l’età legale:
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I dati federali mostrano che l’aumento del consumo riguarda soprattutto gli adulti sopra i 26 anni, non gli adolescenti.
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Tra i giovani, sia l’uso annuale sia i tassi di disturbo da uso di cannabis sono rimasti stabili tra il 2021 e il 2024.
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Un report del Marijuana Policy Project indica che il consumo giovanile è diminuito in 19 dei 21 stati con cannabis ricreativa legale, con cali medi del 35% negli stati pionieri.
L’ultima edizione del Monitoring the Future Survey, uno dei principali osservatori statunitensi, conferma che l’uso di cannabis tra studenti di scuole medie e superiori è oggi più basso rispetto al periodo precedente la legalizzazione, e che i giovani percepiscono l’accesso alla cannabis come meno facile rispetto al passato.
Una questione di evidenza scientifica, non di paura
Gli autori dello studio sottolineano che, mentre è necessario continuare a monitorare gli effetti del mercato legale — in particolare con l’aumento della potenza dei prodotti — l’attuale corpus di dati non giustifica alcuna stretta sull’età legale.
In altre parole: alzare l’età minima a 25 anni sarebbe una misura ideologica, non basata su prove, e rischierebbe di creare più problemi sociali di quanti ne risolverebbe.





