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L’ordinanza del GIP di Brindisi rimette alla Consulta il cuore del “Decreto Sicurezza”

 

La filiera italiana della canapa industriale potrebbe trovarsi di fronte a un punto di svolta senza precedenti. Con una decisione definita da molti “storica”, il GIP di Brindisi ha sospeso un procedimento penale e ha rimesso alla Corte costituzionale la valutazione di legittimità dell’art. 18 del D.L. 48/2025 (convertito poi nella L. 80/2025), ovvero il fulcro del nuovo “decreto sicurezza” in materia di canapa.

La norma contestata ha introdotto un divieto penale generalizzato su una serie estesa di attività legate alle infiorescenze di canapa industriale – importazione, detenzione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, spedizione, consegna e vendita al pubblico – consentendo unicamente la lavorazione finalizzata alla produzione di semi. Un intervento che, come denunciato da mesi dal settore, ha paralizzato imprese, agricoltori e operatori lungo tutta la filiera.

Una vittoria di metodo e di merito: la soddisfazione delle associazioni

Le associazioni della filiera, tra cui Canapa Sativa Italia e le associazioni firmatarie, hanno espresso “grande soddisfazione” per il rinvio alla Consulta, definendolo un passaggio fondamentale per riportare il dibattito su basi giuridiche, scientifiche e costituzionali.

Determinante è stato il lavoro dell’Avv. Lorenzo Simonetti, che ha strutturato la strategia difensiva culminata nel riconoscimento, da parte del GIP, della non manifesta infondatezza di ben tre profili di incostituzionalità.

“Accolgo con grande soddisfazione professionale – dichiara l’avvocato Simonetti – la decisione di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 18. La canapa industriale deve e può essere prodotta nella sua interezza. Ora l’obiettivo è che anche altri giudici riconoscano l’incostituzionalità del divieto penalmente rilevante e disapplichino la norma o sollevino a loro volta la questione.”

Un passaggio che le associazioni definiscono “una vittoria della ragione contro la presunzione”.

Tre possibili violazioni della Costituzione

L’ordinanza del GIP si concentra su tre nodi essenziali:

1. Il vizio formale: art. 77 Cost.

Il decreto-legge, secondo il giudice, mancherebbe dei requisiti di necessità e urgenza, oltre a presentare un contenuto disomogeneo, inserendo il divieto sulle infiorescenze in un provvedimento omnibus dedicato alla sicurezza pubblica. Una scelta che, già sul piano formale, appare difficilmente giustificabile.

2. Il vizio sostanziale: principio di offensività (artt. 13, 25, 27 Cost.)

Trasformare in reato, senza accertamento tecnico, qualsiasi attività sulla canapa industriale equivarrebbe a introdurre un reato “a presunzione”, in contrasto con il principio nullum crimen sine iniuria.

La stessa giurisprudenza della Cassazione (Sez. Unite, n. 30475/2019; Massimario Cass. n. 33/2025) ha chiarito che, ai livelli di THC previsti dalla L. 242/2016, l’effetto psicotropo è assente o trascurabile.

Punire l’inoffensivo, dunque, non sarebbe costituzionalmente ammissibile.

3. Il profilo europeo: art. 117 Cost.

La canapa industriale è una coltura agricola pienamente legittimata e scambiata nell’Unione Europea. Un divieto penale generalizzato configurerebbe una restrizione alla libera circolazione delle merci, priva di adeguata base tecnico-scientifica e potenzialmente sproporzionata.

Un doppio rinvio: Consulta e Corte di giustizia UE

La rilevanza della questione viene ulteriormente confermata dalla decisione del Consiglio di Stato, che ha già rimesso alla Corte di giustizia UE il tema delle tabelle e del divieto sulle infiorescenze, chiedendo di valutare la compatibilità della normativa italiana con gli artt. 34–36 TFUE.

Ne risulta un doppio controllo, costituzionale e sovranazionale, che rafforza i dubbi giuridici sollevati da anni dalla filiera.

Una filiera che crea lavoro e innovazione chiede regole chiare

Le associazioni della filiera – tra cui Canapa Sativa Italia – ribadiscono che non chiedono privilegi, ma certezza del diritto, stabilità normativa e coerenza istituzionale.

Le richieste al Governo e al Parlamento sono puntuali:

  • moratoria operativa su sequestri, distruzioni e confische automatiche finché pende il giudizio della Consulta;
  • tavolo tecnico interministeriale con filiera e comunità scientifica per definire parametri, tracciabilità, etichettatura e controlli;
  • linee guida nazionali per forze dell’ordine e procure, che evitino prassi difformi e contenziosi inutili.

La canapa industriale è una filiera agricola e manifatturiera che genera occupazione, investimenti, ricerca e innovazione. Una risorsa che, secondo le associazioni, merita un quadro regolatorio moderno e fondato sulle evidenze, non oscillazioni ideologiche.

Regolare bene è meglio che vietare male

L’ordinanza del GIP di Brindisi non risolve ancora la controversia, ma segna l’inizio di una fase nuova: tecnicamente rigorosa, giuridicamente fondata e potenzialmente decisiva per il futuro dell’intero comparto.

Le associazioni firmatarie confermano il proprio impegno: “Continueremo a fare la nostra parte con rigore tecnico, dialogo istituzionale e responsabilità, perché regolare bene è sempre meglio che vietare male”.

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