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Cannabis verso la riclassificazione negli USA? Crescono le indiscrezioni su un ordine esecutivo di Trump, tra opposizioni e divisioni politiche

Negli Stati Uniti si torna a parlare con insistenza di una possibile svolta storica nella politica federale sulla cannabis. Nelle ultime ore si sono moltiplicate le indiscrezioni su una decisione imminente dell’amministrazione Trump per riclassificare la marijuana dal Schedule I al Schedule III del Controlled Substances Act (CSA), un cambiamento che segnerebbe uno dei passaggi più rilevanti dalla messa al bando della pianta, avvenuta oltre cinquant’anni fa.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, il presidente Donald Trump sarebbe pronto a firmare un ordine esecutivo per avviare formalmente il processo di riclassificazione. Tuttavia, la Casa Bianca ha frenato gli entusiasmi dichiarando a Marijuana Moment che “nessuna decisione finale è stata ancora presa”.

L’allarme dei proibizionisti e le voci di corridoio

Le voci su un possibile annuncio a breve – inizialmente atteso tra giovedì e venerdì – hanno messo in allarme le organizzazioni storicamente contrarie alla riforma. Tra queste, Smart Approaches to Marijuana (SAM), uno dei principali gruppi proibizionisti statunitensi.

Il presidente di SAM, Kevin Sabet, ha pubblicato un video sui social denunciando quella che, a suo dire, sarebbe una decisione dettata più da interessi economici che da evidenze scientifiche. Secondo Sabet, la riclassificazione favorirebbe le grandi aziende della cannabis attraverso agevolazioni fiscali e manderebbe “un messaggio sbagliato ai giovani”, facendo percepire la marijuana come una sostanza ormai legalizzata.

Sabet ha inoltre parlato di forti tensioni interne all’amministrazione, sostenendo che Trump avrebbe ascoltato “amici e partner commerciali” piuttosto che i dati scientifici. Nonostante ciò, ha promesso che SAM continuerà la propria battaglia politica e culturale contro ogni allentamento delle restrizioni.

La posizione ufficiale della Casa Bianca

A raffreddare le aspettative è arrivata la dichiarazione di un portavoce della Casa Bianca, che ha ribadito come il processo non sia ancora concluso. Trump aveva già annunciato a metà agosto che una decisione sarebbe arrivata “nel giro di poche settimane”, ma al momento non esiste una conferma ufficiale sui tempi.

Dopo la pubblicazione delle prime indiscrezioni, però, il Washington Post ha rilanciato la notizia di un incontro avvenuto nello Studio Ovale tra Trump, dirigenti dell’industria della cannabis, il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e il responsabile dei Centers for Medicare and Medicaid Services Mehmet Oz. Durante quell’incontro, Trump avrebbe contattato telefonicamente anche lo Speaker della Camera Mike Johnson, noto oppositore della riclassificazione.

Cosa cambierebbe con il passaggio allo Schedule III

È importante chiarirlo: riclassificare la cannabis non significherebbe legalizzarla a livello federale. Tuttavia, il passaggio allo Schedule III comporterebbe conseguenze concrete e significative:

  • riconoscimento ufficiale di un valore medico della cannabis;

  • riduzione delle barriere alla ricerca scientifica;

  • fine dell’applicazione della famigerata sezione 280E dell’IRS, che oggi impedisce alle aziende della cannabis legale di accedere alle normali detrazioni fiscali;

  • possibile spinta riformatrice per quegli Stati che finora hanno esitato a introdurre leggi su uso medico o adult use, proprio a causa della classificazione federale.

Dal punto di vista simbolico e politico, sarebbe il più grande cambiamento nella politica federale sulla marijuana dai tempi della sua proibizione.

Una riforma iniziata sotto Biden

Se Trump dovesse procedere, completerebbe in realtà un percorso avviato sotto l’amministrazione Biden. Il Dipartimento della Salute (HHS) aveva infatti concluso, dopo una revisione scientifica, che lo Schedule III rappresenta una collocazione più appropriata per la cannabis. La palla era poi passata alla DEA, che non ha mai finalizzato il processo prima del cambio di amministrazione.

Congresso diviso: sostegno democratico, opposizione repubblicana

La possibile riclassificazione sta spaccando il Congresso. Tra i Democratici, molte voci si sono espresse a favore, pur sottolineando che la riforma sarebbe solo un primo passo.

La deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha definito la riclassificazione un “no-brainer”, una scelta ovvia e inevitabile, pur ribadendo che l’obiettivo finale dovrebbe essere la deschedulazione completa della cannabis. Anche le colleghe Ilhan Omar e Dina Titus, co-presidenti del Congressional Cannabis Caucus, parlano di un possibile “game changer”, pur evidenziando i limiti della misura, che non risolverebbe temi come incarcerazioni, accesso al credito bancario e giustizia sociale.

Sul fronte repubblicano, le resistenze restano forti. Il deputato Andy Harris, tra i più noti oppositori della cannabis, ha definito la riclassificazione una “pessima idea”, mentre lo Speaker Johnson avrebbe cercato di dissuadere Trump. Tuttavia, un ordine esecutivo aggirerebbe l’ostacolo parlamentare.

Tempi incerti e scenari aperti

Anche sul calendario regna l’incertezza. Alcune fonti parlano di un annuncio imminente, altre di lunedì prossimo, mentre Axios ipotizza addirittura un rinvio all’inizio del prossimo anno. CNBC conferma che l’ordine esecutivo potrebbe essere firmato a breve, ma nessuna data è ufficiale.

Nel frattempo, il dibattito continua ad accendersi, alimentato anche dalle parole di Sean Spicer, ex portavoce della Casa Bianca, che ha ricondotto l’intera operazione a una questione di potere e denaro, minimizzando le ricadute sociali e sanitarie della riforma.

Una svolta storica ancora sospesa

Se confermata, la riclassificazione della cannabis allo Schedule III rappresenterebbe una svolta storica, pur senza mettere fine alla proibizione federale. Sarebbe un riconoscimento formale di ciò che milioni di pazienti, medici e Stati già sostengono da anni: la cannabis non può essere equiparata a sostanze come l’eroina.

Ma, come spesso accade nella politica statunitense sulla marijuana, tra annunci, voci e smentite, la realtà resta sospesa. L’unica certezza è che il tema è tornato al centro dell’agenda politica americana, con conseguenze potenzialmente rilevanti anche per il dibattito globale sulla cannabis.

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