Una mossa destinata a cambiare profondamente il panorama della cannabis negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che avvia ufficialmente la riclassificazione federale della marijuana, rimuovendola dalla Tabella I del Controlled Substances Act e trasferendola in Tabella III.
Si tratta di uno dei cambiamenti più rilevanti nella politica statunitense sulla cannabis degli ultimi cinquant’anni, un riconoscimento formale del valore medico della pianta e del suo minore potenziale di abuso rispetto alle sostanze più pericolose attualmente classificate in Tabella I, come eroina e LSD.
Cosa cambia davvero con la Tabella III
La riclassificazione non equivale a una legalizzazione federale, ma ha conseguenze concrete e immediate. In particolare, le aziende della cannabis regolarmente autorizzate a livello statale potranno finalmente accedere alle detrazioni fiscali federali, superando le limitazioni imposte dalla famigerata norma fiscale IRS 280E, che ha finora penalizzato pesantemente il settore.
Inoltre, verranno eliminate diverse barriere alla ricerca scientifica, facilitando studi clinici e sperimentazioni mediche su cannabis e cannabinoidi.
Trump: “Una risposta ai pazienti che soffrono”
Nel presentare l’ordine esecutivo, Trump ha motivato la decisione con le richieste pressanti di pazienti affetti da dolore cronico, tumori aggressivi, epilessia, disturbi neurologici e malattie incurabili, citando in particolare veterani di guerra e anziani.
Un cambio di tono significativo rispetto al passato, che completa un percorso avviato dall’amministrazione Biden attraverso una revisione scientifica del Dipartimento della Salute (HHS) e della DEA.
CBD e sanità pubblica: una novità senza precedenti
L’ordine esecutivo contiene anche un elemento innovativo: l’apertura all’accesso al CBD non intossicante tramite Medicare, il sistema sanitario federale statunitense. L’obiettivo è garantire prodotti a base di CBD full spectrum su raccomandazione medica, potenzialmente a costo zero per alcuni beneficiari.
Una misura che potrebbe avere un impatto enorme soprattutto sulla popolazione anziana e che segna un primo riconoscimento istituzionale del ruolo del cannabidiolo nella sanità pubblica.
Contraddizioni e critiche
La svolta arriva però in un contesto politico controverso. Solo poche settimane fa, Trump ha firmato una legge di bilancio che rischia di vietare la maggior parte dei prodotti commestibili a base di canapa, scatenando la protesta dell’industria hemp.
Non mancano neppure le critiche politiche: diversi esponenti democratici sostengono che la riclassificazione non sia sufficiente e accusano il presidente di voler solo ottenere consenso elettorale senza affrontare una vera legalizzazione.
Un effetto domino sugli Stati?
Nonostante i limiti, la riclassificazione potrebbe spingere altri Stati americani a rivedere le proprie leggi sulla cannabis, rimuovendo uno degli alibi storici contro la regolamentazione: la sua classificazione federale come sostanza priva di valore medico.
Per il settore della cannabis – medica, industriale e scientifica – si apre una nuova fase, ancora lontana dalla piena legalizzazione, ma decisamente più vicina a un riconoscimento razionale e basato sull’evidenza.






