Se la riclassificazione della marijuana verrà finalizzata come indicato dal presidente Donald Trump, l’impatto pratico a livello federale sarà limitato: la cannabis resterà comunque illegale negli Stati Uniti. Ma sul piano politico, la decisione potrebbe avere effetti molto più profondi, soprattutto nei singoli Stati dove i legislatori stanno preparando nuove riforme per il 2026.
Con un ordine esecutivo firmato giovedì, Trump ha incaricato il Dipartimento di Giustizia di completare il processo per spostare la cannabis dalla Tabella I alla Tabella III del Controlled Substances Act. Una modifica che permetterebbe alle aziende del settore di accedere a deduzioni fiscali federali e ridurrebbe alcune delle barriere che oggi ostacolano la ricerca scientifica.
Un segnale politico che pesa più della legge
La riclassificazione non equivale a una legalizzazione federale né rende automaticamente legittimi i programmi statali agli occhi di Washington. Tuttavia, il fatto che un presidente repubblicano riconosca ufficialmente l’uso medico della cannabis e allenti una delle classificazioni più rigide potrebbe dare copertura politica a molti legislatori esitanti, soprattutto conservatori, riducendo il timore di interventi repressivi da parte del governo federale.
Pennsylvania: la legalizzazione torna al centro del dibattito
In Pennsylvania, dove i tentativi bipartisan di legalizzare l’uso adulto sono finora falliti, l’ordine esecutivo viene letto come una possibile svolta. La deputata democratica Emily Kinkead ritiene che la firma di Trump “dia il permesso” a molti colleghi repubblicani di sostenere apertamente la riforma.
Kinkead si dice ora più ottimista che mai: l’obiettivo dichiarato è arrivare alla legalizzazione della cannabis ricreativa entro il 2026, per motivi economici, occupazionali e di giustizia sociale. Al suo fianco c’è anche la repubblicana Abby Major, convinta che la Casa Bianca abbia dimostrato come anche il GOP possa guidare il cambiamento sul tema cannabis.
Il presidente della Commissione Sanità della Camera statale, Dan Frankel, sottolinea inoltre che la riclassificazione rafforzerebbe il mercato della marijuana medica, riducendo il rischio di sanzioni federali per pazienti e operatori.
Anche al Senato statale il tema divide ma apre spiragli. Il repubblicano Dan Laughlin parla di “riforma di buon senso”, mentre il democratico Sharif Street avverte: la riclassificazione è solo il primo passo. Senza cancellazione dei precedenti penali e investimenti nelle comunità colpite dalla guerra alla droga, la riforma resta incompleta.
Resistenze interne e prudenza repubblicana
Non tutti, però, leggono la mossa come un via libera alla legalizzazione. Il leader della maggioranza al Senato, Joe Pittman, insiste sulla necessità di una linea federale chiara e critica le proposte democratiche sull’uso ricreativo, ritenute immature. Più scettico ancora Scott Martin, che dubita di un accordo nel 2026 nonostante il cambio di classificazione.
Non solo Pennsylvania: il dibattito si estende agli Stati “rossi”
Il segnale di Washington arriva anche in Stati tradizionalmente conservatori. In Tennessee, lo speaker della Camera Cameron Sexton definisce la riclassificazione “un primo passo”, pur sottolineando le molte questioni aperte su produzione, distribuzione e approvazione FDA. La democratica London Lamar parla invece di leggi “ferme al medioevo” e chiede una riforma che punti su salute pubblica, libertà individuale e risparmi sul sistema carcerario.
In Wyoming, la reazione è ancora più cauta. Il procuratore generale Keith Kautz ha chiarito che lo Stato potrebbe anche decidere di non allinearsi automaticamente alla nuova classificazione federale, confermando la storica riluttanza verso la marijuana medica.
Un cambiamento soprattutto simbolico, ma potente
A pochi giorni dalla firma dell’ordine esecutivo, è probabile che molti altri Stati valutino l’impatto della decisione in vista delle sessioni legislative del 2026. Per attivisti e operatori del settore, il valore simbolico della riclassificazione è enorme: dimostra che la riforma della cannabis non è più un tema ideologico, ma un terreno sempre più bipartisan.
Anche se la cannabis resterà illegale a livello federale, il messaggio è chiaro: qualcosa si sta muovendo. E questa volta potrebbe essere difficile tornare indietro.






