La Women’s National Basketball Association (WNBA) compie un passo significativo verso la normalizzazione della cannabis nel mondo dello sport professionistico. Con il nuovo Contratto Collettivo di Lavoro (CBA) firmato tra la lega e il sindacato delle giocatrici, la marijuana è stata ufficialmente rimossa dall’elenco delle sostanze proibite, segnando un cambiamento di rotta che allinea la WNBA alle politiche già adottate da numerose altre organizzazioni sportive statunitensi.
La novità rappresenta una svolta importante rispetto al precedente regolamento, che classificava la cannabis tra le cosiddette “Drugs of Abuse” e prevedeva sanzioni progressive, fino a multe e sospensioni, per le atlete risultate positive ai test antidroga.
Fine del divieto, ma non dell’attenzione
L’eliminazione della marijuana dalla lista delle sostanze vietate non significa tuttavia una totale liberalizzazione. Le giocatrici potranno ancora essere sottoposte a controlli in determinate circostanze, ad esempio qualora vengano inserite nel programma della lega dedicato ai casi di abuso di sostanze, se dovessero essere trovate sotto l’effetto della cannabis durante attività ufficiali della squadra o della WNBA, oppure in presenza di problematiche legate a dipendenza o uso problematico.
Il nuovo accordo prevede inoltre percorsi terapeutici obbligatori per le atlete segnalate. Il mancato rispetto dei programmi di trattamento potrà comportare sanzioni economiche fino a 300 dollari al giorno, mentre comportamenti reiterati o nuovi test positivi potranno portare a multe più elevate e sospensioni.
Investimenti e sponsorizzazioni: aperture al settore cannabis e CBD
Uno degli aspetti più innovativi del nuovo regolamento riguarda il rapporto tra le giocatrici e l’industria della cannabis.
Le atlete potranno detenere quote di partecipazione, dirette o indirette, in aziende che operano nel mercato della marijuana, purché si tratti di investimenti passivi. In pratica, non potranno ricoprire ruoli gestionali, esecutivi o di controllo societario e la loro partecipazione non dovrà superare il 50% dell’azienda.
Le imprese coinvolte dovranno inoltre operare nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Le regole risultano ancora più permissive per quanto riguarda le aziende che commercializzano prodotti a base di CBD derivato dalla canapa. In questo caso, le giocatrici potranno non solo investire, ma anche promuovere attivamente i prodotti attraverso sponsorizzazioni, campagne pubblicitarie e accordi commerciali.
Qualora il CBD sia prodotto da un’azienda attiva anche nel mercato della marijuana, sarà però necessaria un’autorizzazione preventiva da parte della lega e del sindacato delle giocatrici.
Entrano i psichedelici nella lista nera
Mentre la WNBA allenta la propria posizione sulla cannabis, il nuovo regolamento introduce per la prima volta un divieto esplicito per alcune sostanze psichedeliche.
Nell’elenco delle sostanze proibite compaiono infatti DMT (dimetiltriptamina), ibogaina, psilocibina e psilocina. Restano inoltre vietati i cannabinoidi sintetici, inclusi prodotti contenenti Delta-8 THC e derivati analoghi.
Una tendenza che coinvolge tutto lo sport americano
La decisione della WNBA si inserisce in un più ampio processo di revisione delle politiche antidroga nel panorama sportivo statunitense.
Nel 2023 anche la NBA ha eliminato la marijuana dall’elenco delle sostanze vietate, consentendo ai giocatori sia di investire sia di collaborare commercialmente con aziende del settore cannabis.
La NFL ha recentemente ridotto le sanzioni per i test positivi al THC e innalzato le soglie consentite, mentre la NCAA, l’organizzazione che governa lo sport universitario americano, ha rimosso la cannabis dalla lista delle sostanze proibite per gli atleti di Division I.
Parallelamente, diversi enti regolatori continuano a mettere in discussione l’approccio proibizionista adottato a livello internazionale dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA). Il dibattito è stato alimentato negli ultimi anni da casi mediatici come quello della velocista statunitense Sha’Carri Richardson, esclusa dalle Olimpiadi di Tokyo dopo essere risultata positiva al THC.
Il segnale di un mercato in evoluzione
La nuova politica della WNBA conferma come il rapporto tra sport professionistico e cannabis stia attraversando una fase di profonda trasformazione. Da sostanza oggetto di sanzioni e stigmatizzazione, la cannabis viene sempre più considerata un tema da regolamentare secondo criteri di sicurezza, responsabilità e conformità normativa, piuttosto che di proibizione assoluta.
Un cambio di paradigma che potrebbe influenzare ulteriormente altre leghe sportive e contribuire alla progressiva normalizzazione dell’industria della cannabis e del CBD negli Stati Uniti.






