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Londra, l’aria più pulita fa crescere meglio i polmoni dei bambini

A sette anni dall’introduzione della Ultra Low Emission Zone, una ricerca condotta su oltre 3.400 alunni mostra un miglioramento significativo della crescita polmonare. Un risultato che offre nuovi elementi al dibattito su mobilità sostenibile, qualità dell’aria e salute nelle città.

Ridurre il traffico più inquinante non significa soltanto ottenere valori migliori nelle centraline che monitorano la qualità dell’aria. Può significare anche permettere ai polmoni dei bambini di svilupparsi meglio.

È quanto emerge da uno studio durato cinque anni e condotto su oltre 3.400 bambini delle scuole primarie di Londra e Luton. I risultati offrono una nuova prospettiva sugli effetti della Ultra Low Emission Zone (Ulez), la zona a bassissime emissioni introdotta nella capitale britannica nell’aprile 2019.

La ricerca, guidata dalla Queen Mary University of London, ha coinvolto bambini tra i sei e i nove anni che frequentavano scuole situate all’interno o ai margini della prima Ulez londinese. I loro dati sono stati confrontati con quelli di coetanei di Luton, città inglese con caratteristiche urbane comparabili ma priva, nel periodo considerato, di un’analoga zona per la riduzione delle emissioni.

Tra il 2018 e il 2022 i ricercatori hanno sottoposto i bambini a test annuali della funzionalità respiratoria, potendo così osservare l’evoluzione dei polmoni prima e dopo l’introduzione della Ulez.

Meno biossido di azoto, polmoni che crescono più rapidamente

Prima dell’entrata in vigore della misura, i bambini londinesi presentavano in media una capacità polmonare inferiore rispetto ai coetanei di Luton ed erano esposti a concentrazioni più elevate di biossido di azoto (NO₂), un inquinante strettamente legato al traffico stradale.

Dopo il 2019, però, la situazione ha iniziato a cambiare: a Londra i livelli di NO₂ sono diminuiti più rapidamente e, contemporaneamente, la funzionalità polmonare dei bambini è cresciuta a un ritmo maggiore.

Uno degli indicatori analizzati è il FEV₁, cioè il volume di aria che una persona riesce a espellere con forza nel primo secondo dopo un’inspirazione profonda. All’inizio dello studio il valore medio dei bambini londinesi era inferiore di circa 38 millilitri rispetto a quello registrato a Luton.

Nei quattro anni successivi, la crescita annuale del FEV₁ è stata invece di circa 10 millilitri maggiore tra i bambini di Londra. Alla fine del periodo di osservazione, la differenza iniziale tra i due gruppi era sostanzialmente scomparsa.

Anche un secondo parametro, la capacità vitale forzata (FVC), ha mostrato un miglioramento più rapido tra i bambini londinesi, sebbene in questo caso il divario con Luton non sia stato completamente recuperato.

Perché la qualità dell’aria durante l’infanzia conta così tanto

Il dato è particolarmente importante perché i polmoni in fase di sviluppo sono vulnerabili agli effetti dell’inquinamento atmosferico. Una crescita polmonare compromessa durante l’infanzia può avere conseguenze che si protraggono nell’età adulta ed è associata a un maggiore rischio di patologie respiratorie e cardiovascolari.

Chris Griffiths, tra gli autori senior dello studio e docente alla Queen Mary University of London, ha sottolineato come i risultati forniscano una delle indicazioni più solide finora disponibili sulla possibilità di contrastare i danni provocati dall’inquinamento da traffico attraverso politiche urbane per l’aria pulita.

Serve comunque cautela nell’interpretazione. Anna Hansell, docente dell’Università di Leicester non coinvolta nello studio, ha osservato che i miglioramenti della funzionalità polmonare potrebbero produrre benefici sanitari duraturi, ma ha anche ricordato che si tratta di una ricerca osservazionale. Non è quindi possibile attribuire con certezza alla sola Ulez tutte le differenze rilevate tra i bambini di Londra e quelli di Luton.

Quando cambia l’aria, cambia anche il modo di muoversi

Gli effetti della zona a basse emissioni potrebbero inoltre andare oltre la riduzione diretta degli inquinanti. Una precedente analisi realizzata nell’ambito dello stesso progetto aveva rilevato un cambiamento nelle modalità utilizzate dai bambini per raggiungere la scuola.

Tra gli alunni londinesi che in precedenza venivano accompagnati in automobile, il 42% è passato a camminare, andare in bicicletta o utilizzare il trasporto pubblico dopo l’introduzione della Ulez. A Luton il cambiamento ha interessato il 20% dei bambini.

Un dato interessante nella prospettiva degli stili di vita sostenibili: una politica pensata principalmente per ridurre le emissioni può contribuire anche a modificare le abitudini quotidiane e a favorire forme di mobilità più attive.

Una zona a basse emissioni estesa a tutta Londra

La Ulez, inizialmente limitata al centro della capitale, è stata ampliata alla Inner London nel 2021 e, nell’agosto 2023, all’intera area londinese. I veicoli che non rispettano determinati standard sulle emissioni devono pagare una tariffa giornaliera di 12,50 sterline.

La misura è stata oggetto di un acceso confronto politico, soprattutto per il possibile impatto economico sui proprietari di veicoli più vecchi, sulle famiglie a reddito più basso e sulle attività economiche.

Parallelamente, i dati sulla qualità dell’aria mostrano cambiamenti rilevanti. Secondo le stime della City Hall citate da Positive News, nel 2024 le concentrazioni di NO₂ lungo le strade londinesi erano inferiori del 27% rispetto allo scenario stimato senza la Ulez e i suoi successivi ampliamenti.

Tra il 2019 e il 2024, inoltre, l’esposizione al NO₂ ponderata sulla popolazione è diminuita del 41% nell’intera capitale, mentre quella al particolato fine PM2.5 è scesa del 28%. Queste riduzioni, precisano i ricercatori, non possono però essere attribuite esclusivamente alla Ulez, perché nello stesso periodo sono intervenute altre politiche ambientali e trasformazioni della mobilità.

Dalle centraline alle persone

Forse è proprio questo l’aspetto più interessante della ricerca. Per anni l’efficacia delle zone a basse emissioni è stata valutata soprattutto attraverso concentrazioni degli inquinanti, emissioni dei veicoli e composizione del parco circolante.

Ora cominciano a emergere dati capaci di collegare la trasformazione della mobilità urbana a indicatori direttamente osservabili sulla salute.

Altre ricerche recenti citate da Positive News vanno nella stessa direzione. Uno studio dell’Imperial College London del 2026 ha associato l’introduzione della precedente T-Charge e della Ulez a una riduzione significativa dei ricoveri d’emergenza complessivi e di quelli per patologie cardiovascolari. Per i ricoveri respiratori, invece, la diminuzione osservata non è risultata statisticamente significativa.

Il caso londinese suggerisce quindi un principio rilevante per le città che stanno ripensando la propria mobilità: le politiche per ridurre l’inquinamento urbano possono essere anche politiche di salute pubblica.

E quando a beneficiarne sono bambini i cui polmoni sono ancora in fase di sviluppo, la qualità dell’aria smette di essere soltanto un indicatore ambientale. Diventa una componente concreta della qualità della vita presente e futura.

Fonte di partenza: Positive News, “How London’s low emissions zone is helping children breathe easier”, 1 settembre 2026. Rielaborazione giornalistica originale in italiano.

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