Legalizzazione? Un’occasione per le minoranze. La proposta di Alexandria Ocasio-Cortez

Chi non ha ancora sentito parlare di Alexandria Ocasio-Cortez? Beh, per chi non lo sapesse, si tratta di una delle nuove “superstar” della politica americana. Trent’anni ancora da compiere, nata e cresciuta nel Bronx a New York, di origini portoricane, dal 6 novembre dello scorso anno è la più giovane deputata eletta al Congresso nella storia degli Stati Uniti.

Di idee molto liberal, fa parte dell’ala più “socialista” dei democratici americani, quella che, per intenderci, fa riferimento a Bernie Sanders. La sua ascesa politica è iniziata con la clamorosa vittoria alle primarie per il collegio del quattordicesimo distretto di New York contro il favoritissimo Joseph Crowley, esponente di spicco dell’establishment democratico. Vittoria che ha rappresentato il trampolino di lancio per il suo approdo al congresso di Washington.

Idee liberal, dicevamo. E una missione: la difesa dei diritti delle minoranze. E’ in questo contesto che la giovane deputata si è espressa anche sulla questione – attuale come mai nella storia negli USA – della legalizzazione della marijuana, che al di là dell’oceano si sta diffondendo a macchia d’olio.

Da sempre favorevole, Ocasio-Cortez critica le modalità con le quali questo processo stia avvenendo. La “star” democratica, infatti, denuncia “l’ingiustizia della droga”, puntando il dito contro un modello di business che spiana la strada agli investitori bianchi per trarne profitto, dopo che le minoranze hanno trascorso decenni in carcere per averla venduta.

Da qui la proposta di approvare una norma che sostenga e favorisca le minoranze nelle attività economiche, quali le aziende, legate alla marijuana: l’obiettivo è consentire a queste comunità di beneficiare o almeno recuperare i costi sostenuti durante gli anni della guerra alla droga, la war on drugs che tanti danni ha fatto a livello economico e sociale negli Stati Uniti e non solo.

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