#FridaysForFuture – Il futuro del pianeta è nelle mani dei ragazzi

 

Ambiente e futuro: due parole per troppo tempo ignorate, oggi diventano protagoniste. Molto si deve ad una giovane sedicenne svedese Greta Thunberg che con il suo entusiasmo e la sua determinazione ha contagiato i giovani di tutto il mondo.

Secondo il Time in pochi mesi Greta è diventata una dei 25 teenager più influenti al mondo: è intervenuta due volte alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici e al Forum economico mondiale di Davos, spiattellando davanti ai grandi della Terra tutte le loro responsabilità. Ora c’è un salto di qualità: venerdì 15 marzo tantissimi studenti lasceranno vuoti i banchi di scuola per protestare contro il riscaldamento globale.

Si prospetta una delle più grandi iniziative studentesche nell’era dei social media e anche una delle azioni più concrete a difese dell’ambiente degli ultimi decenni.

Il tam tam è partito con gli hashtag #FridaysForFuture e #ClimateStrike e ha raccolto già 270mila giovani in 200 città. I primi a scendere in piazza sono stati gli australiani, che già da novembre hanno lasciato le aule scolastiche per manifestare. Poi la protesta si è allargata all’Europa: Belgio, Svizzera e Germania hanno abbracciato il movimento, che nelle ultime settimane si è diffuso a macchia d’olio nel resto del mondo.

“La gente ci dice sempre che i giovani cambieranno il mondo, ma non sarà così, perché quando saremo grandi il tempo sarà già scaduto- ha detto Greta Thunberg in un intervento al Parlamento Europeo davanti a Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione- abbiamo bisogno di un altro modo di pensare, dobbiamo smettere di competere e lavorare insieme per distribuire in modo equo le risorse del pianeta”.

In Italia il movimento sta crescendo anche se con un colpevole ritardo ma in vista della marcia mondiale del 15 marzo stanno nascendo nuove pagine social per coordinare la manifestazione in ogni città.

L’obiettivo comune è quello di pretendere che i governi attuino gli accordi che hanno preso a Parigi nel 2015 e che intervengano radicalmente per mettere in atto dei provvedimenti che incidano in maniera concreta le sulle emissioni di Co2. C’è bisogno di investire sulle energie rinnovabili, di prendersi cura dei mari e dei paesaggi, degli ecosistemi devastati dal surriscaldamento globale, delle specie in via d’estinzione e di quelle che presto lo saranno.

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