L’Arte della Talea secondo Centofuochi

talea
sostantivo femminile
  1. Parte di una pianta (per lo più un ramo provvisto di almeno una gemma) capace di emettere radici e di rigenerare un nuovo individuo; costituisce una forma di moltiplicazione vegetativa molto usata in frutticultura.

La propagazione agamica di piante rappresenta uno dei capisaldi dell’agricoltura ed é pratica indispensabile per una produzione commerciale consistente, oltre che per la conservazione e l’evoluzione stessa delle specie.  In questo articolo  descriveremo nel dettaglio la procedura ed i mezzi utilizzatil nostro protocollo per la riproduzione di piante dalle caratteristiche desiderabili; si tratta di un insieme di pratiche e materiali di comprovata efficacia, risultato di anni di sperimentazione ed errori.

Grazie a questo protocollo possiamo vantare una percentuale di successo del 99% nella radicazione delle talee.

Innanzitutto é importante che le madri da cui andremo a tagliare le talee siano piante sane e ben nutrite; un buon regime di nutrizione/fertirrigazione é particolarmente importante e laddove possibile ci piace fare un’applicazione fogliare di prodotti a base di Ascophyllum Nodosum nei due o tre giorni che precedono il taglio delle talee.  Ogni pianta ha le sue caratteristiche ed il suo vigore; a parità di trattamento alcune radicheranno in 4 giorni ed inizieranno a crescere nella teca, altre tarderanno fino a 14 giorni ma é comunque importante che le piante siano nella loro miglior forma al fine di ottenere il miglior risultato possibile.

Come sempre esistono tanti modi di scuoiare il gatto ed ognuno ha il suo, tutti funzionano ed alcuni più o meno di altri…noi stessi conosciamo un paio di modi di farlo ma quella di cui tratteremo quì é la procedura che utilizziamo come standard.  Ecco cosa utilizziamo;

MATERIALI

Substrato – cubetti in lana di roccia, plateau Eazy Plug o Root Riot, tutti funzionano una meraviglia ma il più comodo é senza dubbio il plateau Eazy Plug che va solo bagnato con la soluzione a PH corretto, mentre i Root Riot vanno messi nel plateau e la lana di roccia va prima saturata e poi desaturata affinché contenga il giusto gradiente d’acqua.

Teca – o mini serra che dir si voglia; una contenitore che trattenga una certa umidità e lasci penetrare la luce.  Sterilizzata o disinfettata efficacemente poche ore prima dell’utilizzo.

Acqua – minerale o di sorgente, o anche della fontana a patto che non contenga cloro e che contenga dei minerali disciolti in modo da farle mantenere più stabilmente il PH (no fertilizzanti).

Un buon mix di Micorrize (Glomus spp.), Batteri della rizosfera (Bacillus spp., Streptomyces spp., Pseudomonas spp.) e Trichoderma Hazarium – noi utilizziamo EKOprop 4G da qualche anno ormai con risultati soddisfacenti, ma ce ne sono tanti di prodotti validi in giro.

Lametta, tagliere, brocche, acqua ossigenata, tovaglioli di carta – tutte nuove/monouso o pulite e disinfettate accuratamente.

PROCEDURA

Tutto deve essere pulito e disinfettato; tavolo, tagliere, teca, mani/guanti di chi lavora, lametta.  Utilizziamo sterilizzanti a freddo (miscele di acidi ossidanti e perossidi, con o senza acido peracetico) e teniamo a portata di mano acqua ossigenata (quella di uso comune al 3%) ed un bicchiere di acqua pulita con qualche ml di acqua ossigenata dentro, che utilizziamo assieme ai tovaglioli per ripassare sulle superfici in uso man mano che lavoriamo, tipicamente ogni 100-150 talee fatte.

Aggiungiamo un’abbondante dose del mix di Micorrize & Co. all’acqua, circa un centinaio di grammi ogni 10 litri, misceliamo bene e lasciamo riposare per qualche minuto, dopodiché aggiustiamo il PH della soluzione a 5.8.  Quando il PH é stabilizzato utilizziamo la soluzione per bagnare abbondantemente  il substrato, recuperando poi tutta la soluzione in eccesso.  La stessa soluzione la utilizziamo per bagnare gli steli/parte bassa dei rametti appena tagliati.

Tagliamo i rametti scelti, tipicamente di 15-20 cm. di lunghezza e di natura erbacea (non legnoso/fibroso), e li mettiamo con il gambo a mollo nella brocca/bicchiere con la soluzione di cui sopra e li portiamo al tavolo di lavoro, dove vengono eliminate tutte le foglie a ventaglio ed i rametti bassi lasciando solo il germoglio apicale, la prima fogliolina intera, le due foglie successive invece vengono tagliate a metà e cerchiamo per quanto possibile di salvaguardare i germoglietti e rametti così che quando la talea sarà radicata possa contare su una base strutturale da cui sviluppare poi una buona ramificazione laterale.

A questo punto si passa alla preparazione del gambo, con il tipico taglio ad angolo acuto ed una leggerissima scorticazione laterale su un lato della porzione di gambo che sarà affondata nel cubetto di radicazione.  Questa scorticazione può essere fatta con tre delicati passaggi della lametta, oppure anche strappando il primo rametto (il primo iniziando dal basso) in modo che venendosene si tiri via anche una porzione di fibre dal gambo.  Questo serve a far sì che la superficie di midollo scoperta sia la maggiore possibile, perché è da lì che si sviluppano callo radicale e radici.

Preparato il gambo la talea viene inserita nel substrato di radicazione e via.  La quantità di foglie/rami da lasciare varia in funzione di diversi fattori primo tra tutti la densità di talee e quindi lo spazio disponibile per ognuna di loro. Idealmente una maggiore superficie fogliare offre riserve di prezioso nutrimento alla talea e la aiuta non solo a radicare ma anche a ripartire bene una volta radicata, mentre troppa foglia aumenta la possibilità che qualcosa marcisca più facilmente, insomma si tratta di una sottile linea di equilibrio che separa il buono dal troppo e c’è da sperimentare per saperlo.  In linea di massima lasciamo abbondante foglia e facendo in modo che tutte le superfici di tutte le talee ricevano una buona illuminazione; più spazio permette più foglia, meno spazio ne permette meno.

Completato il plateau copriamo la teca lasciando pochi mm di fessure di ventilazione aperte per evitare eccessiva umidità; 80%-85% di RH sono più che sufficienti.  La teca viene riposta in una ambiente a temperatura controllata, tra 21°C e 24°C; al di sotto dei 20°C la radicazione rallenta o si ferma, mentre al di sopra dei 26.5°C marcisce tutto più facilmente.  Un’altro fattore importante in questa fase é l’illuminazione; 25W-50W (a seconda che si tratti di LED oppure neon) di luce fredda sono sufficienti, ma abbiamo usato fino a 100W per plateau senza problemi.

Quotidianamente le teche vanno arieggiate e l’eventuale condensa accumulata internamente al coperchio eliminata.

In media al settimo giorno iniziano a spuntare le radichette dal fondo dei cubetti ed entro la settimana successiva la radicazione del plateau sarà completa e consistente.  I tempi di radicazione variano da pianta a pianta comunque, tra le più veloci mai viste ricordiamo la famosa Mangobiche; storico sativone colombiano dal vigore superiore alla media.

Durante la seconda settimana e di pari passo con lo sviluppo radicale iniziamo ad aumentare la ventilazione delle teche tramite l’apertura delle fessure e tipicamente al quattordicesimo giorno lasciamo il coperchio leggermente sollevato, per poi eliminarlo del tutto il giorno successivo.  Questa gradualità permette alle talee di acclimatarsi alle condizioni climatiche normali e di iniziare a funzionare autonomamente come piantine, e tipicamente il giorno in cui scopriamo i plateau coincide con una prima generosa irrigazione dello stesso con soluzione leggera (EC 0.5-0.7) e con una generosa aggiunta di Micorrize e benefici.  E’ bene tenere sotto controllo l’umidità dei cubetti di radicazione durante la seconda settimana; alcuni potrebbero seccare più velocemente di altri, vuoi perché la talea ha radicato prima e si sta nutrendo, o magari perché siedono su un punto caldo; in ogni caso i cubetti secchi vanno reidratati con soluzione leggera se la radicazione é già avvenuta, o con acqua e Micorrize se é ancora in corso.

Quest’è, Signore e Signori, l’Arte della Talea secondo Centofuochi.

Come avrete potuto notare non facciamo uso di alcun ormone radicante, che riteniamo siano necessari quando si clonano talee dal gambo più legnoso che erbaceo.

Abbiamo testato il Clonex, cogliamo l’occasione per ringraziare sia Clonex che gli amici di 420Italia per la campionatura fornita, ed é facile capire il perché sia un prodotto così popolare tra gli addetti ai lavori.  In un test condotto side-by-side in cui abbiamo comparato l’uso del Clonex con il nostro metodo tradizionale abbiamo potuto notare qualcosa di interessante; innanzitutto le radichette sono spuntate prima nel plateau a metodo tradizionale che in quello in cui é stato applicato il Clonex, ma alla fine del processo di radicazione invece molte delle talee trattate con Clonex mostravano una radicazione più diffusa e vigorosa.  Quindi una radicazione relativamente tardiva ma migliore nel complesso; questo é dovuto al fatto che il Clonex favorisce lo sviluppo di un importante callo radicale prima, a cui segue poi un vigoroso sviluppo radicale.  Un’altra cosa interessante che abbiamo potuto notare é che i vantaggi portati dall’uso del Clonex sembrano variare da pianta a pianta; delle tre piante clonate nel nostro test due hanno tratto indubbio vantaggio dall’uso del Clonex mentre alla terza sembra non aver fatto altrettanto bene.  Si tratta di un piccolo test ma per quel che vale il prodotto ha portato indubbi vantaggi a due piante su tre, che si può dire un buon risultato.  Ad onor del vero va anche detto che l’uso di questo gel radicante applicato in un contesto di già indubbia efficacia come in questo nostro protocollo non ha molto spazio per esprimere le proprie qualità, e sono sicuro che l’uso di questo prodotto possa fare la differenza come tra giorno e notte quando applicato in un contesto meno perfezionato.  Mi é capitato di vedere in passato aziende e produttori che cadevano letteralmente nel panico quando si trattava di fare talee senza Clonex e che di fatti hanno perso migliaia e migliaia di talee quando non hanno potuto utilizzarlo.

Un sentito ringraziamento al Dr. Davide Gentile, detto il Prof. di 420 Italia, per i preziosi input di conoscenza offerti nel corso degli anni e senza i quali sarebbe stato impossibile mettere assieme questo protocollo.

Centofuochi, Anima in Fiamme

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