Il sit in e l’appello alla politica: “Risolvete il caos che avete creato”

Oggi è andata in scena la prima iniziativa pubblica del settore della canapa dopo la sentenza del 30 maggio. Centinaia di produttori e lavoratori si sono dati appuntamento in un sit-in al centro di Roma per lanciare un chiaro messaggio alla politica: “Siamo imprenditori onesti e vogliamo lavorare”. Una delegazione è anche riuscita ad aprire un serio dialogo con alcuni parlamentari.

Il luogo scelto per il presidio è stato significativo, la piazza adiacente a un ministero, quello dello Sviluppo Economico, che tra le sue competenze ha proprio quella di dare una mano ai settori lavorativi che versano in difficoltà. Da Ilva ad Alitalia, solo per citarne due, di lavoratori sotto quel palazzo ne sono passati tanti. 


Una mobilitazione promossa dal direttivo di un gruppo molto attivo su WhatsApp (Coordinamento Canapa Lazio, clicca qui per saperne di più) e le centinaia di partecipanti presenti venivano da diverse parti d’Italia. C’era una folta rappresentanza della Calabria, produttori e commercianti di tutte le età, anche alcuni giovanissimi produttori. Tutti uniti per chiedere alla politica risposte rassicuranti.

“La legge ci strazia, la mafia ringrazia”, si leggeva sui cartelloni preparati per l’occasione. E ancora, “Basta con la repressione, vogliamo una regolamentazione”. “Riconosceteci il diritto di lavorare”, chiedevano a gran voce alcuni presenti.

Tutto si è svolto tutto con estrema civiltà, in maniera impeccabile e, a detta di chi scrive, con molti meno problemi rispetto a tante altre categorie che spesso abbiamo visto manifestare sotto i palazzi della politica. “Le forze dell’ordine sono state molto amichevoli – ci racconta Marta Lispi del Cannabis Social Forum – e con loro abbiamo anche scambiato due parole, sembravano dalla nostra parte”.

“Non è possibile assistere a questa stortura tutta italiana – si sfoga invece Marco – prima ci consentono di aprire le nostre attività chiedendoci di pagare le tasse e poi decidono che non va più bene? Ma in quale Paese siamo?”

Sul tavolo del ministro grillino, ai piani alti del Palazzo di via Fornovo, ci sono quasi 160 vertenze da risolvere, ma quello che si chiedeva oggi al Mise (e all’intero governo) era semplicemente il rispetto di un settore che sta creando economia e che peraltro sta pagando le tasse come tutte le altre categorie. Ci si aspetta un segnale di chiarezza dal titolare del Mise – nonché capo politico del M5s – che dovrebbe intervenire se non altro per coerenza visto che nel programma elettorale si è detto sempre vicino al settore. Invece Di Maio in questo periodo sembra intenzionato a far diventare il suo Movimento una corrente interna della Lega.

L’obiettivo dei tanti presenti era comunque quello di costruire un dialogo proficuo con le istituzioni. Al punto da formarsi, nel corso della mattinata, una delegazione composta da una quindicina di rappresentanti diretta a Montecitorio per parlare con un gruppo di parlamentari sensibili al tema.

“Siamo stati gentilmente invitati da alcuni deputati che hanno preso a cuore la questione della canapa – ci dice chi era presente – e abbiamo fatto un vero e proprio tavolo tecnico”.

Si è parlato di quello che serve per regolamentare il settore nella maniera più funzionale possibile e i rappresentanti della categoria hanno presentato istanze e proposte concrete ai 7-8 deputati presenti.

Soddisfatto chi ha fatto in modo che potesse esserci l’incontro, Carlo Monaco del Canapa caffè, presidente del Cannabis Social Forum e grande esperto di terapeutica: “È andata meglio delle aspettative, oggi abbiamo mostrato alla politica il nostro disappunto dopo la sentenza della Cassazione a sezioni Unite. Abbiamo incontrato anche esponenti del governo e posso dirmi soddisfatto di come è andata”.

Incontro a Montecitorio tra i rappresentanti del mondo della Canapa e alcuni parlamentari

“In questi giorni – aggiunge Chiara – ci siamo preparati molto per portare in quel tavolo una linea condivisa, ci siamo sentiti regione per regione, sui social e sui vari gruppi Whatsapp che si sono creati sul territorio”.

Che succede ora? Nelle prossime ore i rappresentanti che hanno partecipato all’incontro si vedranno assieme ad altri esponenti regionali per stabilire insieme le attività, soprattutto sulla base dei criteri suggeriti dai parlamentari.

Si tratta di preparare un documento condiviso da tutto il settore da consegnare alla politica, con la speranza che chi ha colpevolmente generato questo caos con la 242 possa finalmente porre fine a una stortura non più ammissibile.

“Non c’è stata la chiusura da parte di nessun parlamentare, ed è questo che deve passare” ci dice ancora chi era presente all’incontro a Montecitorio.

Quello avvenuto oggi sembra essere dunque un primo passo importante, ovvero l’apertura di un dialogo costruttivo con la politica. Non si tratta di sfidare le istituzioni, ma semplicemente di regolamentare insieme un settore che in fin dei conti è come tutti gli altri.

Come finirà tutto ciò? Dubitare è lecito e riteniamo che difficilmente in Parlamento si riuscirà a trovare una maggioranza trasversale nel momento effettivo del voto. Sempre che i cambiamenti della 242 riescano davvero ad arrivare fino a quel voto, considerando tutte le insidie che si nascondono nell’iter parlamentare

Staremo a vedere.

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