Il settore prova a stimolare la politica: #lacanapaciunisce incontra una rappresentanza parlamentare

Sono trascorse ormai settimane dalle motivazioni della sentenza della Suprema Corte della Cassazione che ha tanto leso il settore della canapa. Una sentenza che non ha per nulla chiarito la stortura normativa sulla vendita delle infiorescenze, lasciando di fatto le aziende nel limbo dell’incertezza.

La politica sembra ferma e per questo motivo il settore ha deciso di agire, stimolandola. Ieri l’associazione Lacanapaciunisce è stata ricevuta da una rappresentanza parlamentare guidata dal senatore M5S Matteo Mantero e composta da alcuni esponenti delle commissioni Affari Sociali e Agricoltura.

Un incontro avvenuto nelle stanze del Senato, dove i rappresentanti del settore hanno avanzato una proposta di modifica della legge 242 e un disciplinare – da collegare alla legge – in cui sono elencate tutte le regole che dovrebbero seguire gli operatori del settore che lavorano il fiore (vedi l’allegato qui). Sono stati affrontati a grandi linee anche gli aspetti socio-economici della canapa, l’indotto che sta venendo meno con la stretta in atto, le ricadute che potrebbero esserci sulla criminalità organizzata normando il settore.

Si è parlato anche di regolamentare le destinazioni d’uso per cui vengono utilizzate le infiorescenze, ovvero come erbe da inalazione, oltre a normare tutte le altre destinazioni prevedibili così come disciplinate anche nella proposta di legge.

Una delle priorità del comparto è comunquenormare le infiorescenze, che al momento appaiono ancora la parte più debole del settore, e che allo stesso tempo rappresentano una filiera completa, ovvero composta da produttori, distributori e commercianti. E in questo senso si è ribadito il principio secondo il quale, nel momento in cui si permette la produzione della pianta (con la 242) dovrebbe essere possibile anche la vendita in tutte le sue parti, compresi quindi i fiori.

Quanto al limite di THC sulle infiorescenze (non quello legato alla canapa industriale, per cui può anche essere differente) è stata data la parola al tossicologo di medicina legale della Sapienza di Roma, Mauro Iacoppini, il quale, sulla base della letteratura scientifica, ha attestato come lo 0,5% sia un limite sotto il quale la sostanza non è drogante.

Parallelamente si è chiesto ai parlamentari presenti di dialogare con le forze dell’ordine e in particolare con il ministro dell’Interno, per provare a trasferire un minimo di buon senso nella gestione dei controlli. “Perché subire ancora la circolare di Salvini – ci si chiede – senza che lui sia più al Viminale?”. La soluzione potrebbe essere quella di spingere per una circolare che imponga, prima di sequestrare, le analisi su una campionatura. Modello Milano, dove questa procedura è già stata applicata con successo, anche dopo la famigerata sentenza degli “ermellini”.

“L’incontro è stato una buona premessa per smuovere le acque – racconta soddisfatta la presidente de Lacanapaciunisce, Emanuela Nurzia. “Abbiamo coinvolto tecnici per elaborare la nostra proposta e abbiamo individuato le soluzioni che ci permetteranno di lavorare. Trattiamo un prodotto agricolo e non possiamo essere accusati di spaccio”.

Erano presenti anche rappresentanti di altre parti sociali, come Rachele Invernizzi di Federcanapa e altre realtà come Sardinia cannabis, l’Associazione Canapicoltori della Sardegna.

Nel dettaglio, le proposte di modifica della 242 avanzate (puoi leggerle integralmente qui) vanno dalla creazione di un registro degli operatori di settore, che potrebbe agevolare le varie operazioni di ispezione da parte della polizia giudiziaria. Fino al punto in cui si chiede di far diventare la 242 una norma sanzionatoria. Perché è chiaro che sanzionando amministrativamente chi supera il limite di THC si riescono anche a tutelare commercianti e produttori, che in questo modo eviterebbero di ricadere nelle strette della 309, ovvero nel penale. C’è anche la richiesta di mettere dei requisiti non troppo restringenti per evitare di far gestire la produzione di canapa soltanto alle grandi multinazionali.

Si è puntato infine il dito nei confronti della risoluzione parlamentare che il gruppo M5S ha depositato recentemente in Commissione Agricoltura alla Camera, che riportava la cessione di canapa per fini estrattivi per aziende con regolari permessi. “Ci chiediamo come sia potuto accadere che il Movimento votasse una risoluzione a favore delle industrie farmaceutiche”, lamentano dal settore. Il senatore Mantero ha comunque definito irrilevante quella risoluzione e l’ha liquidata giudicandola “un errore politico” del Movimento.

È stato insomma un incontro costruttivo visto che gli esponenti delle commissioni presenti hanno assicurato di tenere in considerazione, nei futuri lavori parlamentari, tutte le istanze presentate durante l’incontro.

Ma non sarà per nulla semplice. I deputati hanno infatti evidenziato la mancanza di compattezza politica all’interno dei gruppi parlamentari, ribadendo che nonostante una parte spinga per trovare una soluzione, c’è ancora chi rema nella direzione contraria. “Purtroppo c’è ancora molta chiusura e strumentalizzazione sul tema dentro il Parlamento”, fanno notare due esponenti del M5S presenti. Ma l’intenzione di andare avanti c’è, assicurano.

Ora si pensa a un emendamento da inserire nella legge di Bilancio, che in queste ore sta approdando in Senato. Oppure, in alternativa, spingere ancora per una calendarizzazione della proposta di legge di modifica della 242. Anche se ad oggi ancora non è stata accettata la procedura d’urgenza chiesta settimane fa dal primo firmatario Mantero.

Gli intenti ci sono tutti, ma forse è arrivato anche il momento di cominciare a fare un primo bilancio sull’azione dell’attuale governo giallorosso: riuscirà prima o poi a dare una mano al settore? Le speranze c’erano e continuano ad esserci, ma ad oggi segnali di apertura da parte dell’Esecutivo non se ne vedono. E il parlamento, da solo, come visto non è in grado di mettersi d’accordo, considerate le distanze all’interno di entrambi i gruppi della maggioranza (Pd e M5S).

Sarà dunque il caso che il settore continui a far ascoltare la propria voce, sperando che nel frattempo una ventata di buon senso possa finalmente raggiungere i banchi del Parlamento.

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