Gli uccellini di Nestlé hanno deciso di fare il nido sulla Cannabis

La multinazionale svizzera acquisisce Atrium Innovation per 2,3 Miliardi di Dollari e si assicura un ruolo nel mercato del CBD, senza troppa pubblicità

Pochi forse sanno che la multinazionale svizzera leader mondiale nel settore Food & Beverage e del Wellness  ha deciso di buttarsi a mani basse nel mercato fiorente del CBD e dei prodotti derivati dalla Cannabis attraverso il suo brand Nestlé Health Science. Gli uccellini del famoso logo Nestlé, infatti, già dal dicembre del 2017 hanno deciso di fare il proprio nido sulla Canapa acquisendo la società canadese Atrium Innovations, proprietaria di ben 13 differenti brand con sette impianti di produzione e circa 1.400 dipendenti nel mondo.

La società svizzera, fondata nel 1866 da Henri Nestlé, è ad oggi una delle più chicchierate e discusse a livello mondiale, sia per gli scandali derivati negli anni dai suoi latti in polvere sia, più recentemente, per le dichiarazioni fatte sull’accesso all’acqua potabile e al controllo delle fonti anche in Italia. Una cosa però è certa, quando si parla di Nestlé si sta parlando di un colosso mondiale che ha la forza sia economica sia politica di modificare i mercati a livello globale e creare nuove aree di business assicurandosi dei vantaggi competitivi a cui difficilmente altre aziende possono ambire.

Per noi piccoli osservatori del mondo Cannabis resta molto interessante che Nestlé, in una situazione politica internazionale non chiara riguardo al Cannabidiolo (CBD), decida di investire miliardi di dollari nell’acquisizione principalmente di un brand quale Garden of Life’s, produttore di prodotti a base di CBD con una rete di vendita focalizzata su Heath Food Stores ed e-commerce negli Stati Uniti e con un’immagine estremamente etica e green dei propri prodotti, molto politically correct.

Dopo il lancio della maionese Tommy con al suo interno una percentuale di olio di semi di Canapa al solo scopo di poter mettere una bella foglia di Cannabis sulla coinfezione, questa è l’ennesima evidenza di quanto i colossi dell’integrazione alimentare si stiano muovendo per sbaragliare il mercato e prenderne la leadership, con buona pace di tutti i medio piccoli produttori anche Italiani.

A voler pensare proprio male, si potrebbe allora spiegare perché a livello giuridico sembra che nessun legislatore europeo o statunitense (con la sola eccezione dell’Ungheria in EU e qualche piccola eccezione in US) senta la necessità di mettere mano alla legislazione riguardante il CBD e, più in generale, verso i derivati della Cannabis. Se fossi una persona abbietta e volessi pensare male, sembrerebbe che si stia tergiversando aspettando che alcune grandi aziende, tipo Nestlé Health Science (solo tipo, ma sicuramente non è il caso,) siano pronte a invadere i mercati e ad avere tutti i support scientifici necessari per garantirgli un vantaggio culturale inarrivabile per tutti i competitors oggi sul mercato che non siano società farmaceutiche o multinazzionali dell’integrazione come Abbot o Nature’s Bounty in USA.

Sicuramente non è questo il caso e sono il solito prevenuto, ma ad oggi possiamo dire che i numeri che il mercato del CBD in US e nel mondo stanno facendo grande gola a questi uccellini affamati e famelici di altre marginalità e che abbiano sicuramente deciso di costruirsi un solido nido da 2,3 miliardi di dollari proprio sulle cime fiorite della Cannabis o, se preferite Hemp, coltivata in US.

Staremo a vedere cosa succederà a breve, certo è che a differenza di molti che hanno deciso di investire e rischiare in questo nuovo mercato assumendosi tutti i rischi di una legislazione poco chiara e spesso contraddittoria, aziende come Nestlé non avranno e non hanno intenzione di perdere i soldi dei propri investitori e, sicuramente metteranno in campo tutte le loro capacità negoziali nel cercare di influenzare le decisioni politiche e istituzionali a livello mondiale assicurando per se è per gli “Shareholder” la succosa fetta del mercato dei cannabioidi.

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