La vendita di cannabis light sarà finalmente legale. Il Parlamento ha fatto un passo importante

Alla fine qualcosa si è mosso nel Parlamento. E per una volta sembra andare in direzione del settore. Nella lunga discussione sulla legge di Bilancio di queste ore, tra i tanti testi analizzati, è stato approvato un subemendamento che parla di biomassa e che permetterebbe finalmente la vendita di infiorescenze.

Usiamo il condizionale perché l’altro subemendamento presentato (quello più completo che specificava nel dettaglio la vendita di cannabis light) non è passato. Ma quello appena approvato, incentrato appunto sulla biomassa, parla comunque di “fini commerciali” per “l’uso dell’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa”.

Ieri erano stati presentati due testi, uno che riguardava sia biomassa sia infiorescenze, presentato da diversi esponenti (M5S, Pd e Leu) guidati da due senatori del Movimento 5 Stelle, Matteo Mantero e Francesco Mollame. L’altro invece parlava soltanto di biomassa. Due versioni, insomma, una più completa (quella che comprendeva i fiori) e l’altra più digeribile da dare in pasto ai parlamentari più conservatori. Quello approvato oggi è la seconda versione. Ma come detto sarà finalmente possibile vendere cannabis light.

Il perché è spiegato in questa parte del testo: b) il comma 3 è sostituito dal seguente: ”3. L’uso della canapa composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici, nei limiti e alle condizioni previste dall’allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) nella biomassa di cui al precedente periodo non deve risultare superiore allo 0,5.

La vendita di cannabis light è diventata dunque legale? Magari dovrà essere etichettata con la dicitura “infiorescenze essiccate di biomassa”, o qualcosa di simile. Ma dal testo approvato si può concludere che la vendita di cannabis light sotto lo 0.5 di Thc potrà finalmente avvenire.

È una soluzione a metà che non regolarizza la vendita in maniera specifica, non attribuisce alla cannabis light la finalità per la quale viene usata (ovvero quella a uso inalatorio), ma prevede la modifica della 242, parlando di fini commerciali e va quindi a colmare una parte del vuoto normativo che negli ultimi tempi ha messo in difficoltà il settore. Un grande passo in avanti perché sancisce una volta per tutte che la vendita delle infiorescenze è consentita quali parte effettiva della pianta. Non solo, sarà possibile anche produrre preparati contenenti cannabidiolo.

Ma soprattutto, il testo supera la sentenza della Cassazione sui cannabis shop. Allo stesso tempo, infatti, si interviene sul Testo unico degli stupefacenti, il DPR 309 /90, chiarendo che i prodotti con un contenuto inferiore allo 0,5% di THC non sono sostanze stupefacenti (nel vuoto normativo lasciato fino ad oggi era il giudice a dover stabilire di volta in volta il contenuto di thc ammesso). Tradotto: se un commerciante dimostra a tutti gli effetti di legge (con la certezza delle analisi da entrambe le parti, indagato e autorità giudiziarie) che le infiorescenze vendute sono sotto quel limite non andrà incontro ad alcun procedimento penale. Il che non è poco. Basterà per limitare i sequestri e le denunce? Staremo a vedere.

C’è poi l’aspetto non certo di secondo piano, quello sulla tassazione dei produttori. Nel testo si parla di imposta di fabbricazione applicando al prezzo di vendita le aliquote percentuali in misura pari ad euro 12,00 per mille chilogrammi, per ogni punto percentuale (% p/p) di cannabidiolo (CBD) presente nella biomassa”. Una contro-partita per permettere all’emendamento di essere inserito nella legge di Bilancio. Nel dettaglio saranno obbligati a pagare l’imposta il fabbricante per i prodotti ottenuti nel territorio nazionale o il soggetto che effettua la prima immissione in consumo per i prodotti provenienti da Paesi dell’Unione europea. È prevista anche una licenza con un costo annuale pari a 258 euro per i soggetti obbligati al pagamento dell’imposta.

Un testo che nel suo complesso prova quindi a dare tranquillità in generale agli agricoltori che fino ad oggi non sapevano come comportarsi, e in generale per gli operatori che lavorano in questo ambito, esplicitando alcuni aspetti che tolgono discrezionalità alle forze dell’ordine e ai magistrati.

“Non è il punto di arrivo, anzi solo quello di partenza – commenta soddisfatto il senatore Mantero su Facebook -, ma oggi abbiamo dato la prima spallata all’assurdo muro di pregiudizio, che ancora circonda questa pianta. I canapicoltori e negozianti italiani potranno lavorare un po’ più tranquilli”.

Dopo l’ok di oggi da parte della Commissione Bilancio del Senato, prima che diventi effettivamente legge, c’è da attendere il passaggio dell’intero testo di Bilancio all’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Deputati, dove comunque non sarà possibile fare ulteriori modifiche visti i tempi stretti. Va ricordato infatti che la manovra dovrà essere approvata da entrambi i rami entro la fine del mese e una nuova modifica della Camera vorrebbe dire ributtare la palla al Senato per arrivare all’ok di entrambi. Quindi sarà davvero molto difficile che l’emendamento approvato oggi venga tolto nel passaggio di Montecitorio.

Una volta approvato, diversi decreti attuativi dovranno poi definire i dettagli della nuova normativa. Ma intanto un primo grande passo è stato fatto.

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