Come riconoscere una buona lampada a LED (senza essere degli ingegneri)?

L’illuminazione a LED è ormai la scelta obbligata in un impianto indoor moderno: minori consumi, ottime rese e maggiore semplicità di gestione sono solo alcuni dei principali vantaggi.

In soli 10 anni, i LED hanno ridotto del 95% il proprio costo di realizzazione e migliorato del 1000% l’efficienza, con un trend ancora in salita: messi a confronto, HPS e CMH non hanno alcun margine di miglioramento.

Tuttavia, i tanti tecnicismi e l’invasione di modelli economici dalle prestazioni deludenti hanno contribuito a creare una certa diffidenza attorno a questa tecnologia.

Anche se alcuni vantaggi dei LED sono sempre evidenti, scegliere “i led giusti”, cioè quelli in grado di staccare di netto HPS e CMH, non è sempre facile.

Come riconoscere quindi una buona lampada a LED senza essere degli ingegneri?

Alcuni LED sono meglio, altri sono peggio

Partiamo da una affermazione: LED esteticamente simili possono avere caratteristiche molto diverse.

Se una lampadina domestica si assesta sui 80 lm/W, un led SAMSUNG LM561C arriva anche a 200lm/W. Smontando la lampadina, però, scopriremo che i led all’interno sono praticamente uguali a vista.

Per nostra fortuna i produttori di chip adatti alla crescita di una pianta sono pochi e bastano le mani per contarli: parliamo di SAMSUNG, CITIZEN, CREE, LUMINUS, OSRAM e BRIDGELUX, più qualche altra eccezione.

Esistono altre aziende con prodotti più commerciali, caratterizzati da costi inferiori: in questo caso, i risultati non potranno essere dei migliori.

Chiarito questo aspetto, partiamo con un po’ di storia… recente!

I LED Blurple

Blurple, da blue+purple, è il colore della luce dei primi moduli utilizzati. Questi modelli usano diversi led da 1, 3 o 5W e sono oggi comuni e a buon prezzo.

Peccato si tratti per lo più di tecnologia obsoleta.

I led blu e rossi, infatti, sono semplicemente più facili da produrre. Poiché i picchi di assorbimento della clorofilla si trovano a 400nm (blu) e 680nm (poco oltre il rosso), questi LED riescono a crescere una pianta con pochi watt.

Di qui a raggiungere ottime rese, poi, ce ne passa, perché potreste ottenere facilmente risultati insoddisfacenti, a meno di non lavorare a parità di consumo con HPS, quindi senza alcun risparmio energetico.

I COB – Chip On Board

COB è una sigla che sta per chip-on-board. Se in un singolo diodo LED troviamo da uno a quattro emittenti, in un COB grande pochi centimetri possono essercene 36, 72, 144 o più.

Anche qui dire “è meglio il COB” è impossibile. Dipende dal modello specifico: CREE è sicuramente una garanzia e lo stesso vale per modelli CITIZEN che configurati a dovere mostrano livelli di efficienza simili ad un costo inferiore.

Se invece troviamo un COB senza marca o indicazione molto probabilmente sarà simile ad una HPS e non porterà alcun vantaggio, se non a parità di consumi per via dello spettro più ricco.

Due gli aspetti su cui fare attenzione: I COB sono una sorgente molto puntuale, quindi vanno seguite alcune accortezze per evitare light burn. Inoltre, possono soffrire di surriscaldamento interno per cui è preferibile rivolgersi a modelli con dissipatore a vista.

Quantum Board, Led Board, Led Strip e Led Bar

Nel 2013 Samsung annuncia la produzione di un LED mid-power sotto i 0,5W caratterizzato da un’efficienza elevatissima: il led LM561B, poi revisionato in B+ e poi in LM561C.

Alcuni grower iniziano così ad usare le LED Strip F3 prodotte da SAMSUNG stessa. Si tratta di semplici moduli per illuminotecnica che si rivelano ottimi in indoor grazie ai loro 181lm/W ed al costo contenuto.

Questo accende alcune lampadine nella testa di diversi professionisti, in tutto il mondo.

Si iniziano così a produrre schede piene di questi piccoli led, anche combinati con diodi di altri colori per potenziare lo spettro, cosa che con i COB era più difficile.

Nascono le Quantum Board in America, Led Board o Led Bar in tutto il mondo, con costi accessibili rispetto ai sistemi professionali di allora.

Consumi ridotti, copertura più omogenea ed efficienza superiore sono i principali vantaggi, ma non solo: si aprono nuovi scenari per lo studio del comportamento della pianta in relazione allo spettro usato.

Eccoci quindi nel presente:

Qual è la migliore light recipe per crescere un determinato strain?

Qual è l’effetto del verde, dell’infrarosso, dell’UV o del blu sulla crescita della pianta?

Qual è la giusta proporzione fra deep e far red per accelerare la crescita della pianta?

Un intero settore di studi si rinnova. Oggi possiamo personalizzare lo spettro in relazione alla coltura di riferimento per ottenere risultati migliori in vegetativa o in fioritura o per avere fiori più compatti consumando di meno.

C’è ancora molto da studiare e tanto da scoprire. Nel mentre, possiamo salutare con affetto le vecchie care HPS, compagne di viaggio per tutti questi anni, per avvicinarci con consapevolezza a quello che sarà il futuro.

*Guida pratica a cura di Francesco Fortino

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