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I preparati galenici della cannabis terapeutica: intervista ad un farmacista specializzato

Filo di Canapa – Rubrica a cura di Federico Trombetta per CANNAPA

Sono sempre di più i malati che assumono farmaci a base di cannabis e sempre più farmacie si attrezzano per poterli garantire. Abbiamo fatto una chiacchierata in una farmacia specializzata in “galenica” nella Regione Marche.

Da quanti anni avete deciso di vendere cannabis medica e di quali varietà?  

Per prima cosa occorre precisare che non si decide di vendere cannabis medica, le farmacie hanno l’obbligo di dispensarla, in quanto essendo medica è a tutti gli effetti un farmaco. Dunque per codice deontologico la farmacia è tenuta a venderla, tra l’altro nel minor tempo possibile; qualora ne fosse sprovvista è tenuta ad ordinarla, quindi noi abbiamo semplicemente fatto il nostro dovere. Indicativamente le prime ricette sono arrivate all’inizio del 2017 e le varietà attualmente più prescritte sono Bedrocan (19,22% thc) e Bediol (circa 6% thc), seguite da Bedrolite e Bedica, mentre per quanto riguarda FM2 e FM1 non abbiamo ancora avuto prescrizioni. 

Con il fenomeno cannabis light, avete percepito un aumento delle richieste?  

Possiamo solo affermare che di fatto, negli ultimi due anni, le prescrizioni sono progressivamente aumentate, complice probabilmente un crescente interesse da parte di pazienti e medici, soprattutto specialisti. Sicuramente l’attenzione mediatica e la crescente disponibilità di informazioni (pubblicazioni, corsi di formazione, articoli…) possono aver giocato un ruolo importante.   

Che quantitativo di Cannabis sativa avete venduto in questi anni?   

Parliamo di circa 200 grammi l’anno per quanto riguarda la varietà più prescritta, Bedrocan. Senza dubbio ci sono farmacie che probabilmente hanno iniziato da prima e che allestiscono quantitativi sicuramente maggiori. 

Avete raccolto dei dati a riguardo? È possibile avere uno schema che metta in relazione patologia, numero di pazienti, quantitativo di cannabis e tipologia di formato (cartine, tisana, estratto in olio, etc.)? 

Riceviamo richieste soprattutto di Bedrocan per patologie caratterizzate da spasticità associata a dolore o dolore neuropatico cronico. Ad ogni modo ogni paziente reagisce in modo diverso ai principi attivi contenuti, pertanto la terapia va “cucita su misura” individuando varietà, dosaggio e forma farmaceutica più efficace. Per privacy non è possibile divulgare dati specifici relativi ai pazienti e alle forme patologiche, pertanto possiamo solo affermare che, in letteratura, si predilige Bediol per patologie di carattere infiammatorio (es. morbo di Chron, fibromialgia…) o per soggetti che possono risultare particolarmente sensibili al THC (es. pazienti molto giovani o molto anziani). Bedrocan invece si usa per patologie caratterizzate da dolore acuto e persistente, sclerosi o per trattare alcuni effetti collaterali associati a trattamenti chemioterapici, Bedica viene favorito, in virtù del differente profilo terpenico (Indica), in quei soggetti in cui la terapia con cannabinoidi produce difficoltà nel rilassamento e nel sonno.       

Prima diceva che generalmente nelle farmacie in Italia si usano praticamente solo prodotti di importazione, nonostante sappiamo esserci alternative di produzione nazionale, sa dirci come mai? 

Ovviamente possiamo parlare solo per la nostra realtà: di fatto le varietà di importazione sono quelle testualmente prescritte dai medici, probabilmente sono le più conosciute essendo presenti sul mercato della cannabis terapeutica ormai da tempo e sono quelle per cui esistono più riscontri in letteratura internazionale. Tendenzialmente hanno uniformità di titolo più costante e comunque siamo obbligati ad allestire la preparazione secondo quanto indicato nelle ricette prescritte dai medici, che decidono se più appropriata una varietà piuttosto che un’altra, in proporzione ai contenuti in principi attivi e alla patologia da trattare. 

Una farmacia può negare di vendere tale farmaco ad un paziente al quale è stato prescritto? 

Certamente una farmacia non può dire “no”, altrimenti negherebbe un atto professionale, ma spesso purtroppo accade che la risposta sia “al momento non lo abbiamo, dovremmo procurarlo e per procurarlo ci vogliono mesi”, dunque il paziente, disincentivato, va da un’altra parte. Noi abbiamo sempre avuto un laboratorio galenico molto attrezzato, è la nostra peculiarità, dunque per noi probabilmente è stato un po’ più semplice iniziare a lavorare questi preparati. E’ nostro dovere deontologico allestire nel più breve tempo possibile la preparazione farmacologica che il medico prescrive.  

Le è mai capitato che qualcuno le chiedesse di utilizzare la cannabis light come sostitutivo della cannabis terapeutica? Lei pensa che un domani possa avere tale destinazione? 

Cannabis Light e Cannabis Terapeutica sono due prodotti che derivano dalla stessa pianta ma con tecniche di produzione completamente diverse e, complice la molta confusione in materia, spesso queste differenze non sono ben chiare agli utilizzatori, che tendono a confondere l’una con l’altra. Teniamo a ribadire che la Cannabis Light è un prodotto ad uso esclusivamente tecnico, collezionistico, assolutamente non destinabile all’uso terapeutico/medico anche se ricco degli stessi principi attivi in rapporti differenti, ma non è possibile utilizzarla per questo scopo. La Cannabis Terapeutica è invece un prodotto di grado farmaceutico e, come tale, deve rispettare specifici requisiti (GMP) dalla coltivazione alla trasformazione, nonché stringenti valori analitici in fase di controllo qualità (purezza, assenza di contaminanti…), cosa che ad oggi non vale per la Cannabis Light. Pertanto, vista la situazione attuale, non potremmo mai consigliare un prodotto ad uso tecnico/industriale per finalità terapeutiche, né trattarlo in farmacia. Ricordiamo inoltre che esistono varietà come Bedrolite che, pur essendo quasi prive di THC (<1%), rispettano i requisiti di sicurezza e qualità che le rendono idonee per l’uso terapeutico .          

In che forma viene acquistata generalmente?  

Allestiamo Cartine sia per uso inalatorio con appositi vaporizzatori, che per tisana/decotto, Capsule decarbossilate e Olio. Per l’inalazione raccomandiamo assolutamente sempre l’uso di vaporizzatori medici, che non raggiungono temperature troppo elevate, cosa che risulterebbe dannosa e porterebbe alla parziale degradazione delle molecole attive, diminuendo l’efficacia terapeutica.  

Quali sono le problematiche che reputa limitanti o più complesse per questo tipo di “servizio” che la vostra farmacia si impegna a svolgere?  

Sicuramente difficoltà burocratiche e molti formalismi, che complicano la vita soprattutto ai pazienti, che spesso devono recarsi più volte dal medico per far correggere le ricette. Inoltre spesso i pazienti lamentano il fatto di non trovare medici formati in materia, che sappiano indicare dosaggi e varietà ottimali per la propria patologia e che sappiamo produrre una corretta documentazione, fondamentale per poter avere accesso alla terapia. Possiamo però affermare che, negli ultimi mesi, la situazione in merito è in netto miglioramento. Ricordiamo che, a pagamento qualunque medico potrebbe prescrivere Cannabis terapeutica, purché sia per un’indicazione terapeutica per la quale risultino riferimenti bibliografici in letteratura scientifica accreditata. Per quanto riguarda invece la prescrizione a carico del SSR ogni regione legifera in maniera autonoma: nelle Marche occorre rivolgersi a specialisti di strutture del SSR ed è possibile avere accesso solamente per specifiche patologie. Altro problema riguarda la carenza di materia prima sul mercato italiano, con conseguente dilatazione dei tempi necessari per poter ottenere le infiorescenze e rischio di non poter garantire continuità terapeutica ai pazienti.     

Rispetto agli anni che sono passati dall’approvazione della Cannabis sativa come farmaco (dalla legge Di Bella del 1998, fino al decreto ministeriale firmato il 18 aprile e pubblicato sulla G.U. del 28 aprile 2007) e il numero di farmacie che ad oggi forniscono questo tipo di medicinale, è evidente che ci sia una fortissima lentezza nella diffusione di questo prodotto. 

Per quale motivo le farmacie che offrono questo servizio sono ancora poche?  

Si devono affrontare alcuni problemi che possono scoraggiare. Ricordiamo che la Cannabis terapeutica è classificata nella tabella stupefacenti sezione B del DPR 309.90, pertanto può essere ordinata solo con buoni acquisto e le tempistiche per averla, come già detto, possono spesso superare i 6 mesi. Inoltre occorre molto tempo per allestire alcuni tipi di preparazioni (es. olio), che spesso impegnano più di un collaboratore e per un’intera giornata lavorativa, non lasciando spazio ad altro. E’ necessario investire sulla formazione del personale, sulle attrezzature e locali. In altri casi invece, pensiamo alle cartine, non ci sono grandi limiti, per cui qualunque farmacia potrebbe essere in grado di fornirle, sebbene una minima conoscenza della materia prima sia indispensabile per preservarne le proprietà terapeutiche.  

A prescindere dal fatto che tutto il settore della canapa sta aspettando da anni una regolamentazione sulle attività produttive e di commercio, affinché sia produttori che consumatori possano avere una garanzia di qualità sul tipo di prodotto e soprattutto sulla destinazione d’uso che questo bene deve avere. Secondo lei, la cannabis light ovvero THC 0,2-0,6 e CBD dal 3 – 25%, principi attivi molto simili al BEDROLITE® potrebbe essere usata a scopo medico?  

C’è un grande vuoto legislativo che andrebbe colmato, ora come ora non è assolutamente possibile, nel senso che il prodotto finale di fatto dovrebbe seguire tutte le procedure e criteri di produzione sia agricole, sia nella trasformazione, che nella valutazione dei valori analitici che rendono un prodotto “prodotto di grado farmaceutico” e pertanto idoneo all’uso medico. E’ essenziale il rispetto di requisiti molto stringenti di qualità e sicurezza, visto che stiamo parlando di salute. Da una parte è vero che si tratta della stessa pianta, ma le modalità di produzione non sono come quelle della cannabis medica; inoltre non è per nulla semplice standardizzare il contenuto in principi attivi nelle piante.  

Abbiamo passato veramente del tempo piacevole e prezioso, ricco di informazioni che purtroppo le pagine a disposizione non riescono a contenere facilmente, ringraziamo enormemente la Vostra Farmacia e ringraziamo i due farmacisti e preparatori galenici A.C. e C.P. per il prezioso contributo. Speriamo di poter ripetere l’intervista tra qualche tempo e vedere come si è evoluta la situazione.  

Federico Trombetta e Mila San Bonifacio

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