Cosa succederebbe alle carceri italiane se la cannabis fosse legale?

Con l’insorgere del Coronavirus sul nostro territorio è tornato alla luce un problema annoso e mai veramente affrontato e, soprattutto, risolto: il sovraffollamento delle carceri. Tutti concentrati su cosa fare e come affrontare ‘fuori’ il nemico invisibile che ha provocato tanti morti e dolore, non abbiamo pensato a quello che sarebbe potuto succedere dietro le sbarre. E così, da un giorno all’altro, i detenuti si sono ritrovati ancora più isolati. E soprattutto molto più preoccupati perché mettere in pratica le regole del distanziamento sociale in una condizione di sovraffollamento è praticamente impossibile. Ma non solo: anche garantire l’igiene personale, la sanificazione e l’isolamento diventa una chimera, come ha sottolineato Luigi Manconi, Presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. 

I garanti delle persone private della libertà nominati dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni italiani, insieme agli stessi detenuti, si sono affrettati a chiedere che fossero individuati mezzi e risorse necessari per l’accoglienza dei condannati ammissibili alla detenzione domiciliare affinché si portasse nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile di 50 mila unità, prevista dalla legge. Questa richiesta è stata accolta soltanto in parte dal ‘Decreto Cura Italia’ ma non ha ovviamente risolto il problema. Una volta superata l’emergenza Covid, ci renderemo conto che nulla è cambiato. Il problema è infatti strutturale e va affrontato con molta urgenza. 

Nel nostro Paese si deve partire necessariamente dalla revisione totale del Testo unico sulle droghe se si vuole incidere veramente. Solo così si potrà risolvere, non solo il sovraffollamento delle carceri, ma anche l’ingolfamento del sistema giudiziario, permettendo alle forze dell’ordine di concentrarsi su emergenze più serie e più pericolose. I dati parlano chiaro: un detenuto su tre è in carcere per reati legati alla droga. E quello che più sorprende è che la sostanza che viene più perseguita è la cannabis, la sostanza meno pericolosa. Riguardano la cannabis il 58% delle operazioni antidroga, il 96% dei sequestri e il 48% di tutte le denunce alle autorità giudiziarie. Insomma, i cannabinoidi costituiscono il principale impiego di energie e risorse dell’apparato di polizia e giudiziario impegnato nella repressione penale della circolazione di sostanze stupefacenti illegali. Possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che è davvero un’assurdità.  

Rivedere il Testo Unico 309 del 1990 non è quindi più rimandabile anche perché è un testo ormai obsoleto che cerca di risolvere il ‘fenomeno droga’ attraverso un approccio ideologico che inasprisce il trattamento sanzionatorio delle condotte legate al consumo e al traffico di sostanze stupefacenti. Certo la sua ‘evoluzione, la legge Fini-Giovanardi, era riuscita a far peggio, avendo il demerito di aver riempito le carceri di giovani consumatori (si pensi che nel 2009 i detenuti per reati di droga erano il 41,56% del totale; con l’abrogazione per incostituzionalità della Fini-Giovanardi si è verificato un calo immediato al 35,3% del 2014, fino ad arrivare al 33,9% del 2015). In ogni caso si può dire che l’Italia ha sempre governato il fenomeno droga con leggi punitive e demagogiche. E i risultati si sono visti. E’ questo il momento per cambiare totalmente approccio.

Sappiamo che legalizzare le droghe leggere è uno strumento in mano allo Stato per contrastare la criminalità organizzata. Non siamo solo noi a dirlo, lo dice la Direzione distrettuale Antimafia, che la indica come “un metodo rilevante”. La regolamentazione di questo mercato porterebbe dei benefici diretti su molti fronti, non solo in termini di sovraffollamento ma anche in termini di riduzione delle spese di repressione e di ordine pubblico e sicurezza. Di quanto? Il professor Ferdindando Ofria, professore associato all’Università di Messina e il suo team, ha calcolato in 541,67 milioni la diminuzione per le spese di magistratura carceraria (calcolata sul numero di detenuti arrestati per possesso di droga leggera e detenuta in carcere) e 228,37 milioni di euro per spese legate ad operazioni di ordine pubblico e sicurezza. Possiamo ragionarci finalmente senza pregiudizi?

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