Tod Mikuriya, il “grandfather” della cannabis medica

Se c’è un nome che è stato decisivo nel processo innovativo legato alla legalizzazione della marijuana medica in California negli anni ‘90, questo risponde sicuramente a quello del dottor Tod Mikuriya. Lo psichiatra di Berkeley, morto nel 2007, è considerato a tutti gli effetti il “nonno” del movimento, capace di trasformare la rabbia degli attivisti in una serie di istanze che portarono alla liberalizzazione della cannabis terapeutica. 

Un “attacco inappropriato di curiosità”

Mikuriya è nato in una zona rurale della Contea di Bucks, in Pennsylvania, nel 1933, da immigrati tedeschi e giapponesi. Questo ovviamente lo ha reso il bersaglio del pregiudizio durante la sua infanzia nella seconda guerra mondiale, un’esperienza a cui in seguito avrebbe attribuito la sua storia da ribelle. Ha conseguito la laurea in psicologia presso il Reed College in Oregon nel 1956. Ha poi frequentato la facoltà di medicina alla Temple University di Philadelphia, il vero punto di svolta nella sua vita.

Come avrebbe riferito anni dopo al giornalista Ruby Dunes a margine di una conferenza sulla cannabis a Santa Barbara, nel 1959 Mikuriya fu “colpito da un attacco inappropriato di curiosità”, dopo aver letto un capitolo di un libro di farmacologia che menzionava il diffuso medicinale uso della cannabis negli Stati Uniti prima che fosse bandita nel 1937. Niente sarebbe mai più come prima per lui.

Nel 1966, Mikuriya iniziò a dirigere il centro di trattamento della tossicodipendenza dell’Istituto neuropsichiatrico del New Jersey, a Princeton. Ma accanto all’attività accademica e di ricerca, viaggiò in tutto il mondo, soprattutto in Marocco, alla ricerca di informazioni preziose. 

Nel 1967, Mikuriya divenne ricercatore presso il Center for Narcotics & Drug Abuse Studies del National Institute of Mental Health (NIMH), a sua volta una divisione del National Institutes of Health. Questa agenzia era il predecessore del National Institute on Drug Abuse (NIDA) di oggi.

Fu inviato in California per osservare le abitudini degli hippy che stavano esplodendo sulla scena proprio in quegli anni. E come scrive Martin Lee nel suo libro “Smoke Signals: A Social History of Marijuana”, “Mikuriya capì che, per quanto riguarda la cannabis, aveva più in comune con i ribelli del nord della California che con i burocrati repressi con cui aveva lavorato fino a quei giorni”. 

Nel 1968, Mikuriya si dimise dalla sua posizione NIMH e si trasferì a Berkeley, dove iniziò una pratica psichiatrica privata. Il momento più importante della sua vita stava per iniziare.

Forza intellettuale dietro la spinta della marijuana medica

Nel 1972, Mikuriya pubblicò i “Marijuana Medical Papers: 1869-1972”, un’opera che fu determinante nel lancio del movimento moderno per la marijuana medica.

Quando questo movimento iniziò a decollare in California durante la crisi dell’AIDS degli anni ’80, Mikuriya divenne il fuoriclasse scientifico che alimentava le istanze del movimento.

Se Dennis Peron è considerato il padre della cannabis medica, l’architetto chiave della Proposition 215, che 1996 che ha reso legale la marijuana medica in California, Mikuriya era sicuramente il nonno, con il suo instancabile lavoro dietro le quinte che ha portato al punto a cui siamo arrivati oggi.

Ha fondato Mikuriya Medical Practice, che vive ancora oggi e si autoproclama come “il servizio di consulenza sulla marijuana medica originale in California”. Ha prescritto un’infinità di ricette mediche a base di marijuana per i suoi pazienti. Era affettuosamente conosciuto come “Dr. Tod.”

Negli anni seguenti, fondò il California Cannabis Research Medical Group e il suo ultimo ramo, la Society of Cannabis Clinicians.

A causa di ciò che ha fatto nella sua vita personale e professionale, Mukuriya ha attirato su di sé le attenzioni di politica e giustizia. Il guru anti-droga del presidente Bill Clinton, Barry McCaffrey, lo mise nel mirino, non perdendo mai occasione per metterlo in ridicolo. 

Alla fine, nel 2000, il Medical Board of California ha accusato Mikuriya di condotta non professionale per presunta mancata conduzione di adeguati esami fisici su 16 pazienti per i quali aveva prescritto la cannabis. Il caso si basava sulla testimonianza di agenti di polizia sotto copertura. Ma nessuno dei suoi pazienti legittimi si è mai lamentato della sua condotta. Nel 2004, la Commissione medica ha inflitto a Mikuriya cinque anni di libertà vigilata e una multa di 75.000 dollari. 

“Farmaci di prima linea”

Mikuriya morì di cancro nel maggio 2007. Nel suo necrologio, comparso sul New York Times, si fa riferimento ai 9mila pazienti a cui ha prescritto cure a base di cannabis nel suo lungo esercizio medico. Come disse sempre a Ruby Dunes nell’intervista rilasciata un anno prima che morisse, “la cannabis è molto meno pericolosa della maggior parte delle altre medicine a cui puoi pensare, specialmente quando si tratta di condizioni croniche. La cannabis dovrebbe essere considerata come un farmaco di prima linea, anziché essere qualcosa che provi quando rinunci a tutti i trattamenti convenzionali”.

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