Dal Parlamento l’ennesimo (insensato) stop alle infiorescenze e allo sviluppo del settore

Ieri in Commissione Bilancio della Camera si è giocata una partita molto importante per il settore della canapa. Ma ancora una volta, purtroppo, ha prevalso il becero pregiudizio e il conservatorismo del non fare.

Era la giornata in cui venivano discussi e approvati diversi emendamenti al decreto Rilancio. Il momento in cui il Parlamento doveva votare le varie modifiche da apportare al testo uscito dal governo. La prassi è sempre la stessa, la ricordiamo. Un decreto viene approvato dal governo e nel momento in cui deve essere convertito in legge può essere emendato (modificato) dai due rami del Parlamento, Camera e Senato (prima nelle rispettive Commissioni, poi in entrambe le Aule). Ieri era il turno del passaggio intermedio, ma decisivo, in cui la Commissione Bilancio della Camera doveva selezionare gli emendamenti da integrare nel testo, prima di spedirlo in Aula.

Ebbene, tra i tanti emendamenti c’erano anche i due che riguardavano la regolamentazione della canapa industriale, la cui sintesi era: regolamentazione della vendita delle infiorescenze, scorporo dalla 309 della canapa sotto lo 0,5% di THC, possibilità di estrazione. Due emendamenti che nei giorni scorsi sono poi confluiti in uno unico per rispettare le indicazioni che arrivavano dal governo. L’emendamento aveva anche ottenuto il parere favorevole del ministero dell’Agricoltura.

La triste battuta d’arresto di ieri, ennesimo fallimento della politica, che di fatto ha sbattuto ancora una volta la porta in faccia alle migliaia di lavoratori e agricoltori che vivono di canapa, ha iniziato il suo percorso nei giorni precedenti, quando dai ministeri dell’Interno e della Salute sono arrivati pareri negativi su quell’emendamento.

È da quel momento in poi che è iniziata una corsa alla riformulazione dell’emendamento, modifiche su modifiche per renderlo più digeribile a entrambi i dicasteri. Perché è chiaro che se c’è un parere negativo da parte di un ministero l’emendamento non può essere facilmente messo in votazione in commissione Bilancio. Il termine per votare gli emendamenti scadeva ieri alle ore 20 e per questo, non avendo sbrogliato la matassa entro quell’ora, la maggioranza non ha potuto mettere in votazione l’emendamento sulla canapa. Semplicemente, va detto chiaramente, è mancata la volontà politica.

Le varie riformulazioni (10) che state fatte all’emendamento sono servite per provare a superare gli ostacoli dei pareri ministeriali. Ma allo stesso tempo dovevano anche aiutato nel tentativo di ricompattare la maggioranza, che nel frattempo aveva cominciato a sfilacciarsi per i dubbi espressi da alcuni parlamentari (soprattutto a causa del parere negativo del ministero della Salute).

Nelle ore precedenti al voto si è quindi discusso. Come procedere per poterlo votare? Si è provato a riformulare il tutto. Italia viva e Partito democratico non si sono certo stracciati le vesti nel provare una qualche forzatura politica. Mentre i Cinque Stelle ci risulta si siano mossi in maniera compatta. Aiutati, va detto, dall’unico parlamentare presente di Leu in Commissione, Stefano Fassina, anche lui a favore a votare subito l’emendamento nonostante appartenga allo stesso partito del ministro della Salute, Roberto Speranza, responsabile di aver dato il parere negativo che ha generato l’impasse. Dalla Lega, nemmeno a dirlo, è arrivato il solito veto. C’è stato chi, nel partito di Salvini, ha minacciato addirittura di far saltare l’intero decreto Rilancio se si fosse parlato di canapa.

Alla fine, nella contrattazione al ribasso per provare a superare l’ostacolo, si è arrivati alla disperata proposta di togliere completamente le infiorescenze e di inserire il trinciato sotto lo 0,2 di THC. Proposta che inevitabilmente ha scontentato tutti facendo saltare definitivamente il banco.

Riccardo Magi, deputato di +Europa Radicali e primo firmatario di uno degli emendamenti, ha parlato di “irresponsabilità del governo (ministeri della Salute e dell’Interno) che ha mantenuto parere negativo anche di fronte alle numerose riformulazioni offerte, le difficoltà poste da esponenti del PD e l’inerzia di Italia Viva hanno offerto la sponda ottimale ai veti ideologici delle opposizioni ossessionate dalla “droga” al punto da vederla anche dove non c’è, trattandosi di sostanze con una quantità di principio attivo tale da non avere effetti droganti. Voglio ringraziare i numerosi colleghi cofirmatari, in particolare del M5S che si sono adoperati fino all’ultimo per tentare di rendere possibile l’approvazione”.

Durissimo anche lo sfogo di Matteo Mantero: “Abbiamo sottovalutato l’opposizione interna, nonostante i tentativi, i pareri del ministero dell’Interno e della Sanità sono rimasti cocciutamente e, per come la vedo io, assurdamente contrari. Ma soprattutto sono arrivate le resistenze da parte di alcuni colleghi tra le quali quelle di un ex ministro alla sanità che è arrivata con una proposta al limite della presa in giro: il bugiardino della canapa”.

Ora, dopo l’approvazione alla Camera del decreto Rilancio (il testo approderà in questi giorni in Aula senza modifiche sulla canapa), ci sarà il passaggio nell’altro ramo del Parlamento. E in Senato, in teoria, altre modifiche potrebbero anche essere presentate. Ma temiamo, alla luce di quanto accaduto ieri, che questa strada rimarrà solo un’ipotesi.

E così, mentre il vento della legalizzazione soffia con forza nei Parlamenti degli alti Paesi, in Italia ci si blocca sulla cannabis Light e sul canapone. Qualcosa di insensato e a tratti imbarazzante.

—— Leggi anche il commento del vicepresidente dell’associazione #lacanapaciunisce ——-




Di seguito gli emendamenti che non sono stati nemmeno presi in considerazione e che avrebbero consentito a migliaia di lavoratori di non operare più nell’incertezza:

Riformulazione 222.023 e 224. 05 GALLINELLA, MAGI, SODANO
Dopo l’articolo 222, aggiungere il seguente:
Art. 222-bis.
(Modifiche alla legge n. 242 del 2 dicembre 2016 in materia di filiera agroindustriale della canapa)
  1. Alla legge 2 dicembre 2016, n. 242 sono apportate le seguenti modificazioni:
A) all’articolo 2 comma 2, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
   b) i semilavorati e le infiorescenze per forniture alle industrie e alle attività artigianali e commerciali destinati a qualsiasi uso.
B) all’articolo 2, il comma 3 è sostituito dai seguenti:
“3. L’uso della canapa, composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti, quale biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici, questi ultimi nei limiti e alle condizioni previste dall’allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) nella biomassa di cui al precedente periodo non deve risultare superiore allo 0,5 per cento.
3-bis. Sull’etichetta delle confezioni di vendita di prodotti e preparati destinati a qualsiasi uso, infiorescenze fresche ed essiccate e oli e prodotti da essi derivati contenenti cannabidiolo, il cui contenuto di tetraidrocannabinolo non è superiore allo 0,5 per cento dovranno essere indicati:
a) la quantità di THC contenuta;
b) la quantità di CBD contenuto;
c) l’assenza di metalli pesanti sopra i limiti di legge;
d) l’origine di provenienza della coltivazione
e) il divieto di vendita a minori e donne in gravidanza”.

C) all’articolo 4 è aggiunto in fine il seguente comma:
 ”7-bis. I semilavorati e le infiorescenze di cui all’articolo 2 lettera b) non rientrano nel campo di applicazione delle leggi in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309.”

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