Diario di un grower italiano. Affrontiamo la fase vegetativa

Abbiamo germinato correttamente le nostre bimbe e adesso sono lì, con le belle testoline che spuntano: siamo ufficialmente genitori! Evviva! La fase che ci troviamo ad osservare è detta vegetativa, ovvero il periodo dove le nostre piante cresceranno fino a quando le ore di luce non scendono sotto le 13 (o fino a quando non iniziano spontaneamente a fiorire se parliamo di autofiorenti).

Ricordiamo che le condizioni ideali in questa fase sono una temperatura di circa 24-26 gradi ed un’umidità intorno al 65-70%. Le nostre piccole ci daranno l’impressione di non crescere nei primi giorni e di necessitare di molte cure…niente di più falso! Nei primissimi giorni non si è ancora sviluppato un corretto apparato radicale e le energie per questa prima fase sono già contenute nel germoglio. Non facciamo l’errore classico del principiante (molto comune anche negli “esperti”, purtroppo) di affogare o riempire di fertilizzanti! Utilizziamo invece un buon stimolante radicale e dei buoni microorganismi inumidendo leggermente il terriccio, così che le piante possano fare l’unica cosa utile in questo frangente: sviluppare un apparato radicale forte e sano che farà la differenza tra piantine rachitiche monocima e piantoni super sani, con tronchi super forti e cime dense, compatte e profumate.

Parlando di aiuti radicali, occorre citare le micorrize. Il nome deriva dal greco mykos (fungo) e rhiza (radice), in pratica si tratta di una bellissima simbiosi che si verifica nella rizosfera (lo strato di terriccio adiacente alle radici) tra questi funghi benefici e le radici delle nostre piccoline. Il risultato sarà avere l’apparato radicale colonizzato da funghi benefici, quindi le malattie fungine (come ad esempio la temutissima sclerotinia o il phytium) faranno molta più fatica ad attaccare l’apparato radicale, preservandoci da grossi grattacapi. Inoltre, alcune micorrize favoriscono l’assorbimento di nutrienti, ottenendo in questo modo una cannabis più vigorosa, sana e meno sensibile agli stress, così come resisterà maggiormente anche alla siccità.

Le micorrize si dividono in 2 categorie; ectomicorrize ed endomicorrize. Le ectomicorrize colonizzano lo strato esterno delle radici, le endomicorrize invece, penetrano all’interno della pianta, formando strutture ramificate chiamate arbuscoli e ovoidali chiamate vescicole all’interno delle cellule. Esternamente invece si forma ed espande il micelio.

Molti si fermano all’utilizzo delle micorrize, ma noi abbiamo promesso solo il meglio alla nostra cannabis e quindi aggiungeremo anche microorganismi benefici che lavoreranno proprio in simbiosi con le micorrize, fungendo ad esempio come azoto fissatori, protettori dai nematodi, aumentare le condizioni generali di salute della pianta e aiutare le radici a sintetizzare ed assorbire correttamente attraverso gli enzimi. Non essendo mia intenzione fare pubblicità, non posso farvi una lista di prodotti efficaci, posso però dire che acquistando quelli con la percentuale più alta, avremo certamente prodotti validi, fatevi consigliare dal vostro growshop di fiducia e non dimenticate di aggiungere un po’ di melassa zuccherina per far sì che tutta la microvita si attivi e colonizzi in tempi rapidi.

Dopo aver inoculato micorrize e microorganismi, vedremo le piante crescere a vista d’occhio una volta passata la fase di attecchimento iniziale. A questo punto è fondamentale fare un distinguo: che terriccio stiamo utilizzando? Se utilizziamo un prefertilizzato, daremo solamente booster radicali e micorrize con microorganismi per le prime 3 settimane. Se invece abbiamo scelto un terreno non prefertilizzato (i cosidetti lightmix), saremo noi a dover apportare la giusta dose di nutrimenti attraverso la fertilizzazione (oltre ovviamente a micorrizze e microorganismi). Personalmente preferisco l’utilizzo di lightmix per poter dosare correttamente i nutrienti in base alle richieste delle genetiche, in quanto non tutte hanno le stesse richieste.

Sia che usiate prefertilizzati che lightmix, è fondamentale che la soluzione utilizzata abbia un PH controllato con valore tra 6.0 e 7.0, questo perché l’assorbimento ideale dei nutrienti nella cannabis (in terra) si ha in questo range. Utilizzando una soluzione troppo acida o troppo basica, andremo subito incontro a problemi di malassorbimento che si manifesteranno con foglie avvizzite, macchie, piante che collassano e cattiva salute generale. Per controllare il PH è sufficiente utilizzare un test a reagenti (sono super economici) oppure (soluzione più pratica e veloce a fronte di un investimento leggermente maggiore) una pennetta elettronica che ci fornirà all’istante il valore della nostra soluzione. Se il PH della nostra acqua con i fertilizzanti sarà inferiore a 6.0, aggiungeremo del PH UP per aumentare il valore, se invece dovesse essere superiore a 7, allora utilizzeremo un PH DOWN per abbassarlo. In caso di emergenza, potremo utilizzare del bicarbonato di sodio per alzare i valori oppure del semplice succo di limone per abbassarli, metodi semplici e naturali…ma efficaci!

Veniamo ora ad un punto cruciale, che spesso crea divisioni e scontri nella comunità cannabica. Quali fertilizzanti utilizzare? Minerali? Organici? Organo-minerali? La risposta a questa domanda non l’avremo mai, perché ogni grower ha il suo punto di vista e sarebbe pronto a giurare che la sua erba è la più buona di tutte. Mi limiterò quindi unicamente ad elencare i pregi e difetti, sottolineando il fatto che con un buon flush (operazione che consiste nell’utilizzo di solo acqua nei giorni precedenti al raccolto, così da permettere alle piante di scaricare i minerali accumulati) fatto bene, difficilmente si avranno sapori e odori strani o “chimici”, così come devo dire anche che con l’utilizzo di fertilizzanti realmente organici, spesso anche con un flush approssimativo si ottengono buoni sapori e profumi.

I vantaggi dei fertilizzanti minerali sono il costo inferiore rispetto agli organici, l’assorbimento quasi immediato da parte delle piante (quindi molto utile in caso di carenza che verrà così risolta in poco tempo) e la possibilità di poter preparare la soluzione ed utilizzarla diverso tempo dopo senza che prenda cattivi odori o che vada a fermentare o modificarsi. Gli svantaggi sono la morte dei microorganismi nel terreno che spesso vengono uccisi, il rischio elevato di overfert a causa della rapidità di assorbimento e la possibilità di salificare il terreno, necessitando diversi risciacqui per risolvere.

Tra i vantaggi dei fertilizzanti organici abbiamo innanzitutto il fatto che favoriscono la microvita nel terriccio. Inoltre, siccome per poter essere correttamente assorbiti devono prima venire resi biodisponibili ad opera di alcuni enzimi, possiamo dire che è molto più difficile avere overfert in quanto il ragionamento dietro agli organici è quello dell’accumulo. Personalmente utilizzo da anni solo fertilizzanti organici (anche autoprodotti) perché trovo il prodotto finale migliore come aspetto, terpeni e potenza. Tra gli svantaggi però vanno ricordati il costo maggiore e la necessità di utilizzare la soluzione subito, se non vogliamo ritrovarci una grow room che puzza di cadavere e pesce marcio, oltre al fatto che possono svilupparsi pericolose fermentazioni.

Ad ogni modo, sia che decidiate per minerale o per organico, l’importante è non esagerare mai e saper sempre “ascoltare” le nostre bimbe, cercando di capirne lo stato di salute. Consiglio personale: seguite le tabelle dei produttori di fertilizzanti, ma per sicurezza partite da metà dose e vedete come reagiscono. Se continuano a crescere sane e forti, aumentate gradualmente fino alla dose indicata. Eviterete così eventuali problemi. Bene! Le piante crescono, le radici sono forti e sviluppate con tutta la microvita che le protegge ed aiuta, la nostra cannabis cresce a vista d’occhio ogni giorno, accarezzata dalla luce delle nostre lampade… Tra poco saranno pronte per lo switch in fioritura.

Alla prossima puntata… Grow or die!

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