Diario di un grower italiano. E adesso? Si germina! Ecco come si fa

Diario di un grower italiano – Prima puntata

Diario di un grower italiano – Seconda puntata


Abbiamo il luogo ideale, la growbox, installato lampade e tutti gli accessori…siamo pronti per germinare i nostri primi semi!

La scelta della genetica può fare la differenza tra esperienza appagante o drammatica nel nostro primo ciclo. Prima di parlare dei semi però, va fatta una piccola premessa sui substrati. La cannabis è una pianta meravigliosa, capace di adattarsi a diverse situazioni e colture, è possibile coltivarla con terriccio, fibra di cocco, altri materiali inerti come vermiculite, lana di roccia, o con metodologie quali acquaponica, aeroponica, idroponica, DWC (deep water culture), dove la terra è sostituita da mix di acqua e nutrienti che forniscono alle piante ciò di cui hanno bisogno, c’è addirittura chi coltiva su rocce, creando bellissimi “canna-bonsai”! Tutti metodi validi, ognuno con i suoi pro ed i suoi contro e ne parleremo più dettagliatamente nei prossimi capitoli.

In questa prima fase, ci concentreremo principalmente sulla coltivazione in terra per la maggior semplicità di utilizzo, il minor investimento richiesto e ultimo ma non meno importante, il fatto che la terra “perdona” più errori, facendo ad esempio da effetto tampone in caso di PH sbagliato, overwatering ed altri errori in cui potremmo incorrere. Quale terriccio scegliere? In commercio esistono ottimi terricci specifici, alcuni realizzati da aziende che si occupano esclusivamente di cannabis, alcuni sono addirittura stati sviluppati da seed banks e si dividono in 2 macrocategorie: light mix e prefertilizzati. I light mix sono terricci che abbisognano di un piano di fertilizzazione completo, i prefertilizzati invece hanno già all’interno una serie di nutrimenti che sopperiscono alle prime settimane di vita della pianta. Vanno menzionati anche i supersoil e livingsoil, ma meritano un capitolo a parte e ne parleremo più avanti. Per questo primo approccio insieme, consiglio un buon lightmix senza prefertilizzazioni minerali, che ci permetterà di imparare e sperimentare con i vari piani di fertilizzazione dalla germinazione fino al raccolto.

Insieme al terriccio, vanno scelti anche i vasi. Alcuni studi hanno dimostrato come il “cervello” delle piante risieda nelle radici. Siamo tutti abituati a giudicare una pianta dallo stato delle parti aeree… Ebbene io vi dico che la quasi totalità dei problemi deriva da un cattivo stato dell’apparato radicale. Sarà quindi nostra premura scegliere dei vasi della dimensione adeguata, oppure preventivare dei travasi in maggior litraggio, in caso questo si renda necessario. Cannabis sana in rizosfera sana! 🙂 🙂 Maggiore sarà il tempo di coltivazione e maggiore dovrà essere il litraggio del vaso in quanto le radici avranno più tempo per svilupparsi. A grandi linee, 18lt sono una misura adeguata nella maggior parte dei casi in cui vorremo dare un giusto tempo di vegetativa, 11 litri invece sono sufficienti per cicli brevi.

Presi terra e vasi, siamo finalmente arrivati ad uno dei momenti più importanti: la scelta del seme! Per orientarsi nella scelta, bisogna tenere a mente che le genetiche a prevalenza indica tenderanno a fare piante più basse, dalla fioritura veloce con cime compatte e dagli effetti più “fisici”, le sative invece formeranno piante più alte, dalla fioritura più lunga (lunghissima in caso di sative pure o landrace come ad esempio la mitica Dr. Greenspoon), con cime più ariose che sapranno ripagare l’attesa con high molto cerebrale ed energetico. Menzione a parte per le autofiorenti, dove è stato utilizzato un ceppo di cannabis ruderalis per renderle non dipendenti dalle ore di luce e quindi fioriranno indipendentemente dal fotoperiodo, con piante dalle dimensioni contenute e raccolti più leggeri.

Essendo le seedbank centinaia e le genetiche migliaia, è buona pratica conoscere in anticipo cosa dobbiamo aspettarci dai semi che abbiamo scelto. E qui internet ci viene in soccorso in quanto sono presenti online diversi forum, pagine, siti dove growers di tutto il pianeta postano i loro diari, corredando di foto ed utili informazioni per stimare quella che sarà ad esempio l’altezza definitiva della pianta (evitando ad esempio di prendere genetiche che diventino alte 3 metri quando abbiamo una piccola box come spazio di coltivazione), la sua produzione o le eventuali patologie di cui potrebbe essere affetta prima di regalarci la dolcezza dei suoi tricomi.

Il mio consiglio è quello di affidarsi a seedbanks serie ed affidabili, che forniscano semi di alta qualità, che non presentino malformazioni, non abbiano crepe, non siano avvizziti o marci. I semi non dovranno essere verdi, un seme verde è un seme immaturo, raccolto troppo presto. I semi buoni sono duri, non fragili, marrone scuro, non tendenti al nero. Se possibile, controllare anche la data del lotto di produzione in quanto semi vecchi, avranno meno successo di germinazione. Generalmente 2 anni è il tempo ottimale in cui si ottengono i migliori risultati di nascita, che salgono a 5 anni se i semi vengono conservati in frigo (con temperatura di circa 5-6 gradi) al buio e con riso o silica gel per mantenere una bassa umidità ed evitare germinazioni indesiderate o la comparsa di muffe. Tenere i semi una notte in frigo prima di germinarli è anche un’ottima tecnica per favorirne l’apertura, in quanto si simula attraverso il cambio di temperatura, il passaggio da inverno a primavera. So che in molti hanno la forte tentazione di seminare i cosiddetti “trovatelli”, i semi che a volte si trovano in qualche cima che ci viene regalata. Non avendo però informazioni sulla genetica e non sapendo da quale polline sia stata impollinata la madre, il rischio di ottenere un raccolto di scarsa qualità è elevato, anche se la storia ci insegna che a volte è proprio dai semi trovati per caso che sono usciti gli “unicorni”, come ad esempio la leggendaria Chemdawg91

E adesso? Si germina! Ma come si fa? Ci sono diversi metodi, ognuno ha il suo. Diciamo che già interrarli a circa mezzo cm di profondità ed innaffiare è sufficiente. Voglio però illustrarvi un metodo facile, economico e che offre dei vantaggi oltre che garantire maggiore velocità e successo. Immergiamo i nostri semi in mezzo bicchiere d’acqua a temperatura ambiente e lasciamoli al buio per alcune ore. A quel punto prenderemo 2 piatti (oppure un contenitore con coperchio) e poseremo dolcemente i semi tra 2 fogli di carta assorbente o di tessuto inumiditi. Devono essere umidi, non zuppi! Se i semi non sono vecchi o mal conservati, già dopo 12 ore li vedremo aprirsi e mostrare la punta della radichetta. Riempiano quindi i nostri vasi di terriccio, avendo l’accortezza di non pressarlo troppo (la pressione deve essere simile a quella che utilizzeremmo per impastare la plastilina) e lasciando circa 2 centimetri dal bordo. A quel punto andremo ad innaffiare senza però inzupparli. I vasi devono essere relativamente leggeri se sollevati, se pesano troppo significa che abbiamo messo troppa acqua e rischiamo di “affogare” i nostri giovani germogli, errore molto comune per chi è alle prime armi (e anche di molti “professionisti” purtroppo).

Se vedremo scendere il livello del terriccio di circa 2cm, significa che la pressione utilizzata per compattare era ottimale, se scendono molto di più, abbiamo premuto poco. Con la punta delle dita, facciamo un piccolo solco al centro del vaso, profondo circa mezzo centimetro, prendiamo con delicatezza il nostro seme e poniamolo nel solco, per poi ricoprirlo delicatamente con la terra. Mettiamo il vaso nella nostra zona di coltivazione, accendiamo le lampade (impostando 18 ore di luce e 6 di buio), cerchiamo di mantenere la temperatura a circa 24-26 gradi, l’umidità al 70% circa e nella maggior parte dei casi, ci sveglieremo la mattina seguente con le teste delle nostre bimbe che ci salutano facendo capolino dal terriccio. Siamo entrati in piena emergenza (termine utilizzato per indicare questa fase) e siamo pronti a donare alle nostre bimbe l’amore di cui hanno bisogno.

Alla prossima puntata…Grow or die!


Le foto provengono da coltivazioni di genetiche certificate. In questo articolo non si vuole in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti. In Italia la coltivazione di piante di cannabis con tenore di THC superiore allo 0,6 è vietata. I contenuti sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa informazione personale e di cultura generale.

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