Perchè la cannabis ci fa battere il cuore

Articolo a cura di Giacomo Castana


Premessa: fumare fa male

Da quando la mia figura di giardiniere- videomaker è diventata pubblica, sono state decine le persone di tutte le età che mi hanno contattato per avere delucidazioni a proposito dell’assunzione di Thc. Sono un ragazzo che ha dimostrato di indagare la Natura a 360 gradi, aperto sul tema Cannabis, così devono aver pensato che potessi aiutarli a comprendere le ragioni di un’ esperienza negativa o dargli qualche consiglio.

“Mi prende male”, “mi sale la paranoia”, “mi fa venire l’ansia…”, “Tu come fai?”. La risposta non è semplice ma è: “Porto rispetto alla pianta, studio con autentico interesse la sua evoluzione genetica e sociale, e mi preparo a mettere in relazione il mio corpo e il mio spirito con essa, ogni volta che decido di assumerla. In poche parole, sono molto responsabile e consapevole di ciò che faccio e di chi mi circondo, quando lo faccio. Ho imparato con il tempo che sono molte le situazioni in cui assumere cannabis risulterebbe un errore, per il sottoscritto. Ma questa regola non vale per tutti, io per esempio a 28 anni sono dovuto svenire tre volte, prima di capire la lezione. Nulla di compromettente né di grave, parliamo di cali di zuccheri, ma è evidente che se a 18 anni il tuo fisico non regge, qualcosa devi aver sbagliato. Nel primo caso ero febbricitante, a digiuno ed avevo appena ricevuto dei pessimi voti. Fumai una canna praticamente da solo e poco a poco la mia vista si annebbiò per qualche istante. Successe a scuola, mi portarono via in ambulanza e nessuno venne mai a sapere che cosa avevo combinato, ma 10 anni fa come ora, non è mai esistita una dose letale. Perciò ricordo alle istituzioni che questa non deve essere una scusa per lasciare i propri giovani senza una bussola. Ora che anche l’Onu si è scomodata per definirla “Medicina”, serviranno dei dottori, degli insegnanti e qualcuno che insegni ai più giovani a somministrarla.

Il clima di terrorismo mediatico è la risposta al primo perché. Perché dopo aver fumato (soprattutto le prime volte) ci inizia a battere il cuore? Lo senti battere nella testa, lo senti battere in chi ti sta a fianco, ovunque attorno a te. Il perché è molto semplice: la pianta sa, che ora sei suo/a complice in un mondo che la proibisce e la condanna. Fa paura prenderne coscienza attraverso una percezione più sensibile di ciò che ci circonda? Sarà il nostro cuore a rispondere, ogni volta che assumeremo Cannabis. Perché devi sapere che chi sostiene questa causa, non è un criminale, ma lo fa perché cerca qualcosa che lo faccia star bene, proprio come quando bevi una Coca-Cola dopo 70 km in bicicletta. Quanto coraggio serve per scegliere di essere considerati fuorilegge, senza recare danno a nessuno e prendendosi tutte le responsabilità ed i rischi?

In un mondo così ostile ai consumatori, personalmente ho imparato ad equilibrare il suo utilizzo per rendere sempre positiva l’esperienza, accertandomi che ci siano tutte le condizioni per mantenere viva la mia visione armonica del modo di relazionarsi tra creature viventi. In questo modo non mi sentirò più un criminale, ma una creatura che si serve dei benefici di un’altra creatura per uno scopo che può essere contemplato solo nel suo lento manifestarsi. Quel che è certo, a proposito del fenomeno di grande espansione delle conoscenze sulla pianta a sette punte, è che Micheal Pollan lo descriverebbe come un inevitabile “ritorno” alla simbiosi naturale tra Uomo e Cannabis, e che questa simbiosi non abbia mai recato danno a nessuno, ma anzi, si dice che nasconda generose sorprese per chi si accorga delle sue potenzialità. Non possiamo più permetterci di crescere delle generazioni che non conoscono le potenzialità delle piante, e la Cannabis non vede l’ora di ricominciare a mostrare a tutta la penisola i suoi molteplici talenti.

Molti come me hanno plasmato la propria identità culturali insieme a ragazzi delle più disparate provenienze sociali ed etniche, grazie ad un unico minimo comune multiplo: la Cannabis. Senza di lei, difficilmente avrei sconfitto le mie diffidenze adolescenziali, perché i miei amici potevano anche essere i più poveri o i più strani, ma sapevo che di loro mi sarei fidato, come feci la prima volta che mi passarono una canna durante un escursione al fiume.


La redazione di Beleaf Magazine e i suoi collaboratori non sono responsabili del contenuto e non vogliono in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti. In Italia la coltivazione di piante di cannabis con tenore di Thc superiore allo 0,6% è vietata. I contenuti sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa informazione personale e di cultura generale.

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