Proteggere le piante. L’unico modo per vivere in armonia con l’ambiente

Bob: “Fumare Erba è libertà. Se vuoi essere libero, basta che fumi erba”

Giornalista: “E in che modo ti fa sentire libero?”

Bob: “Provala”

 

Quante volte ti è capitato di aver paura che un semplice controllo della patente si potesse trasformare in una perquisizione? Se ti è successo probabilmente hai sperimentato l’adrenalina che si prova ad avere con sé delle infiorescenze di Cannabis sativa davanti alle forze dell’ordine.

Convivere tutta la vita con la “Spada di Damocle” di un governo proibizionista che incombe sulle nostre teste ci ha permesso di evolvere come umani abituati a convivere con una pressione psicologica notevole.

Una vera e propria repressione delle Libertà a cui ho assistito a lungo indirettamente, supportando per molti anni più emotivamente che politicamente la causa, in virtù di una minaccia che non mi toccava in prima persona. Da adolescente e da non fumatore infatti, intuii soprattutto ascoltando l’hip hop ed il reggae, che dietro questa politica si nascondessero discriminazioni che proprio non riuscivo a comprendere: le persone “perseguitate” di mia conoscenza, erano proprio quelle che per prime erano riuscite a farmi sentire accettato e compreso, aiutandomi concretamente a superare le mie fobie sociali.

Ma il clima di tensione era palpabile anche per chi come il sottoscritto assumeva cannabis solo in compagnia, senza averla mai approcciata né acquistata per uso personale.

Grazie all’interesse verso questa pianta misteriosa, nelle situazioni conviviali che si creavano attorno al suo utilizzo, ho incominciato ad avvicinare persone con sensibilità sempre più prossime alla Botanica, fino a diventare un divulgatore naturalista, aggiungendo progettualità, documenti di ricerca e battaglie ambientali condotte assieme alla community “Prospettive Vegetali”.

Ma al contrario di quanto ho dovuto fare per me stesso, oggi lavoro perché i giovani non vengano lasciati soli e senza maestri, ma anzi, imparino presto a relazionarsi autonomamente con la cannabis ed in generale con le piante, come si fa con un farmaco, di cui si studiano e valutano le caratteristiche e le virtù.

Il rimedio medico popolare cannabico, citando il testo di riferimento per le università italiane della Scienza Etnobotanica – * Etnobotanica – Conservazione di un patrimonio culturale come risorsa per uno sviluppo sostenibile [Giulia Caneva, Andrea Pieroni, Paolo Maria Guarrera] – si basa su un approccio terapeutico complesso con alcuni aspetti caratterizzanti: il primo tra questi è il trattamento individualizzato.

“Esiste naturalmente un comparto di riferimento, ma diagnosi e relativa cura richiedono un’anamnesi (conoscenza della storia clinica) del paziente e della sua attuale condizione e predisposizione a ricevere il trattamento. Si dovrebbe sempre stabilire una correlazione, una relazione specifica, tra medico e paziente. In questo carattere è importante la conoscenza reciproca, il riconoscimento del proprio ruolo, la presenza di segnali di appartenenza comune, generalmente riconoscibili in pratiche e comportamenti che nulla hanno a che fare con la validità scientifica del trattamenti”.

La conciliazione tra razionale ed irrazionale, tra magia e medicina, ha un grande valore sociale: l’uomo della medicina capace di utilizzare le piante, sia per la guarigione del corpo che dello spirito, ha un potere misterioso, pericoloso ed immenso. Per questo la collocazione delle piante miracolose varia da cultura a cultura, da società a società, da tempo a tempo.

Ritengo che le logiche della Natura ribelle e proibita vadano urgentemente divulgate con modalità strettamente connesse alla nostra esperienza umana, per evitare che risultino eternamente oscure e terrorizzanti *( sapendo che le piante “enteogene” o “psicoattive” sono usate in esclusivi riti iniziatici finalizzati alla formazione elitaria ed ai bisogni della classe dominante).

Se il popolo continua a rinnegare la medicina popolare, il rituale e la relazione con il vegetale, lasciando che gli venga offerta sempre una “soluzione dall’alto valida per tutti”, sprofonderemo in paesaggi sterili ed inerti. Ma l’Etnobotanica non lo permetterà mai.

Difendere e rivendicare il ruolo della cannabis e delle libertà personali, portando l’argomento in famiglia, ed  in generale alle persone che hanno pensieri e posizioni differenti, è probabilmente ad oggi la decisione più arricchente ed umanizzante che potessi mai prendere nella vita.

In un panorama mediatico che ha interesse a promuovere quotidianamente la cultura dello scontro e della sottomissione, voglio lanciare da queste pagine un appello al dialogo tra gli individui. La prima grande discriminazione che l’umanità deve superare è quella che si regge sulla diffidenza verso le piante e chi le conosce. Una comunità mondiale, comprendente i popoli indigeni ma ben più vasta, che è stata perseguitata, tormentata, infamata e ripetutamente resa oggetto di umiliazioni, derisioni e disamine vergognose. E’ nostro dovere divulgare, sulla base della Biologia moderna, che gli alberi danno il loro meglio quando sopravvivono oltre la loro aspettativa di vita biologica, che la cannabis è una carezza della Natura, che il suolo non merita di essere avvelenato per poterci donare abbondanza, e che ogni goccia d’acqua è preziosa se condivisa per il benessere della biodiversità.

Abbiamo studiato, viaggiato per imparare a coltivare sempre meglio. Abbiamo creato canali per divulgare la nostra voce, comunicando con educazione, dando ognuno il suo piccolo contributo per la causa. Negli ultimi anni molti giovani hanno scommesso su una carriera imprenditoriale in Italia, seguendo la loro passione ed aspettano che arrivi la svolta in cui hanno sempre creduto: il riconoscimento dell’etnofarmacologia.

Diciamocelo, là fuori non ci sono altre tecnologie ambientali così ad alto impatto economico, sociale, ambientale e medico, per uscire dalla crisi. Non è un caso che il tassonomo e botanico Linneo, si sia scomodato per dare a questa pianta un nome scientifico nel 1753: Cannabis “sativa”, che significa nientepopodimeno che “fertile, utile”.

Le coordinate per scoprire quanto vastamente simbiotica sia la cannabis con il nostro organismo, oltre che generosa e sinergica negli ecosistemi vegetali naturali, sono sempre a disposizione di chiunque sia desideroso di conoscere. 

Il “popolo antiproibizionista”, perseguitato sin dal 1937 per via del componente chimico con attività biologica psicotropa chiamato THC (prodotto naturalmente dalla pianta, caso vuole, per combaciare alla perfezione con il nostro sistema nervoso portandogli beneficio), non merita di essere escluso dal rinascimento psichedelico e farmaceutico a cui andiamo incontro.

Il nostro sistema nervoso è sotto attacco: costantemente stressato, frustrato e distratto, è ormai incapace di trattenersi persino dal commentare con disprezzo, attraverso piattaforme virtuali, le opinioni di chi non si conosce a proposito di questo o quell’argomento. Uno sforzo inutile, che fa il gioco di chi si dice di voler combattere, alimentando una narrazione di conflitto. Uno sforzo che va convertito in un processo di incontro e di azione. Perché chi critica il sistema è previsto dal sistema, ed in quanto parte del sistema, lo nutre.

Bob Marley diceva “la politica non mi interessa, è affare del demonio. I politici giocano con la testa delle persone. Non bisogna mai giocare con la testa delle persone.” Ora che le teste delle persone sembrano essersi stufate di essere prese a calci per gioco, servirà rimboccarsi le maniche per riprogettare un benessere relazionale tra le molte Anime di un paese, che presto si accorgeranno di essersi innamorate, di nuovo, di un “sogno d’unità” seguendo logiche che ci hanno allontanato l’uno dall’altro.

Quel che ci dovrebbe confortare è che le piante, come genitori pazienti, non ci rinnegheranno mai, anzi presto saranno finalmente, orgogliosamente, al nostro fianco.

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