Il basket per capire l’ecologia

Trasferirsi dalla difesa all’attacco nel minor tempo possibile, possibilmente con una rapida serie di passaggi, al fine di accumulare un vantaggio che dovrà poi essere convertito in un tiro ad altissima percentuale.

Nel gioco della pallacanestro , si parla di “transizione” o di “contropiede secondario” quando si applica una strategia di squadra che provi ad ottenere il massimo risultato in un dato periodo di tempo: di solito i primi 8 secondi dell’azione.

 Le regole da seguire con rigore sono: utilizzare il palleggio il meno possibile, sfruttare il più possibile la larghezza del campo chiedendo ai giocatori di correre vicino alle linee laterali del campo, e nel caso la difesa riuscisse a negare un tiro comodo, saper giocare in continuità attendendo l’arrivo dei giocatori più “lenti e stazzati, funzionali a giocare uno schema contro la difesa schierata.

 I giocatori vanno allenati perché sappiano sempre leggere le situazioni con lucidità, dando grande importanza alle spaziature ed alla circolazione di palla, così da affaticare la difesa.

 Ma perchè riflettere su come si svolge una “transizione” nel gioco della pallacanestro è importantissimo per l’uomo moderno?

 Nei prossimi decenni sarà fondamentale imparare a giocare in squadra, ad approfittare collettivamente delle situazioni favorevoli, così da poter rimediare alle difficoltà che abbiamo creato, mettendo finalmente da parte gli individualismi.

 E’ stato proprio questo atteggiamento egoico che ha generato decine di sedicenti “salvatori della patria”, ed ha fatto sprofondare la nostra squadra sotto di 20 punti all’intervallo.

 Nulla di compromettente, ma servirà una grande prestazione corale per rimontare e giocarci tutto negli ultimi minuti ad alta tensione. Parola di coach.

Ma cominciamo a “visualizzare come si svolge una transizione”, perché è molto semplice: spesso la difesa, dopo aver attaccato, risulta impreparata nei primi 8 secondi del contrattacco, e quando si riesce a muovere negli spazi con coordinazione, si può trovare la massima efficacia con il minimo sforzo.

 Per esempio, se si riesce a prendere un buon tiro nei primi 8 secondi dell’azione, non è drammatico sbagliarlo, perché ci saranno alte probabilità di prendere un rimbalzo offensivo e avere una seconda possibilità per segnare 2 o 3 punti.

Ogni volta che attaccheremo, la nostra squadra avrà 24 secondi per completare lo schema: nei primi 8’ di solito si prova a giocare in transizione, mentre negli ultimi 8 sarà la pazienza, dopo aver girato palla e affaticato la difesa, a garantirci un ottimo tiro.

 Negli 8 secondi centrali, solitamente ci si espone terribilmente al rischio di forzature, spesso causate da iniziative individuali “fuori dagli schemi”.

 Ma ora basta pallacanestro, sostituiamo gli elementi e proviamo a capire di cosa abbiamo bisogno nella sfera socio-naturalistica .

 Il primo enorme problema è che ci siamo innamorati del palleggio, delle parole.

La nostra società ha plasmato uomini e donne che amano essere ascoltati mentre esprimono la propria opinione, ma ancora in pochi passano la palla (la parola), ad un compagno di squadra che si trova da solo, vicino al canestro.

Si crea confusione quindi tra chi vuole salvare gli alberi, chi vuole la Cannabis libera, chi difende l’agricoltura biodinamica, chi raccoglie erbe spontanee e chi semplicemente si sente attratto dalla Natura.

 Il talento della squadra è indiscutibile, ma i risultati sono pessimi, perché lasciamo correre il campo a chi pratica il green washing, oppure a chi da anni ha perso la sua credibilità legandosi a partiti politici e multinazionali.

Saranno loro a vincere la partita, se non ci metteremo uno al fianco dell’altro per difendere una causa comune: la Natura selvatica senza se e senza ma.

Rispettandola, temendola e interrogandola come i nostri antenati ci hanno insegnato.

Serve perseguire una strategia che rigeneri le culture popolari, per poter reggere l’urto di una purtroppo sempre più prossima reazione selvatica dell’intero ecosistema.

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