Cannabis: un futuro trattamento per la fibromialgia

La fibromialgia è una malattia più comune di quanto si pensi, ne sono afflitti più di 2 milioni di italiani.

È caratterizzata da rigidità, forti dolori muscolo-scheletrici e stanchezza, oltre ad altri sintomi cosiddetti minori come ansia, vertigini, disturbi della memoria e ipersensibilità. La diagnosi di questa patologia non è semplice in quanto la sintomatologia è comune a molte altre malattie, come quelle reumatiche o neurologiche. L’unico modo per diagnosticare con sicurezza la fibromialgia è procedere “per esclusione”, infatti non esistono al momento esami di laboratorio specifici. Nella malattia ad essere compromesso è il modo in cui il cervello percepisce e processa il dolore, è come se i malati avessero una ridotta soglia del dolore e un’alta stimolazione dei nocicettori del sistema nervoso.

Normalmente in patologie caratterizzate dalla presenza di dolore, sono gli oppioidi i farmaci d’elezione, ma nella fibromialgia l’impiego di queste sostanze ha scarsa efficacia, inoltre le dosi che dovrebbero essere assunte sono troppo alte e questo potrebbe portare a gravi effetti collaterali. I cannabinoidi in questo caso si sono dimostrati molto più efficaci, una delle possibili ragioni è che le scariche spontanee che portano alla sensazione di dolore in questa patologia risiedono principalmente nelle fibre mieliniche afferenti di tipo A, ricche in recettori cannabinoidi.

Uno studio del 2018 condotto dalla Dutch Leiden University Medical Centre (LUMC) in collaborazione con Bedrocan International, sarebbe la prima prova scientifica che almeno due dei prodotti Bedrocan sono efficaci nel trattamento di questa patologia. Lo studio randomizzato, 4-way crossover, controllato con placebo è stato eseguito trattando 20 pazienti con prodotti medicinali a base di cannabis. Sono stati somministrate tre varietà di cannabis e placebo (cannabis senza THC e CBD) tramite vaporizzatore. I pazienti sono stati sottoposti ad un test in cui è stato causato dolore con stimoli esterni ed il risultato è stato che le varietà Bedrocan e Bedriol hanno causato una significativa riduzione del dolore e della pressione rispetto al placebo.

Ulteriori ricerche sono state promosse dall’ AISF – Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, secondo quale l’uso di cannabis non solo allevia il dolore ma agisce anche sui sintomi associati, con miglioramento del sonno nell’81% dei casi. Il miglioramento dei sintomi in auto somministrazione inizia dopo 2 ore dall’assunzione, soprattutto del dolore e della rigidità. Gli eventi avversi più frequenti nelle fasi iniziali dell’assunzione sono di lieve entità ed includono bocca secca e lieve tachicardia.

Come detto precedentemente la fibromialgia è una patologia molto particolare, di cui ancora sono in gran parte sconosciute le cause, ma, come potrebbero agire i cannabinoidi a livello del nostro organismo per alleviare i sintomi?

All’interno del corpo umano è presente il Sistema Endocannabinoide con i recettori CB1 (nel sistema nervoso centrale) e CB2 (in periferia a livello delle cellule immunitarie), la stimolazione di questi genera un effetto analgesico e anti-ansia. Inoltre il legame dei cannabinoidi ai recettori causa un’inibizione di neurotrasmettitori eccitatori come il glutammato e una riduzione della secrezione di mediatori dell’infiammazione. Tutto ciò, insieme anche al coinvolgimento di altri sistemi di neurotrasmissione come quello serotoninergico, dopaminergico e altri di natura peptidica che includono il rilascio di endorfine, fanno della cannabis una potenziale cura per questa patologia.

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