Sulle orme di San Francesco. Un cammino spirituale fra Toscana e Umbria

San Francesco è una delle figure più rivoluzionarie in tutta la storia dell’umanità; le sue idee, le sue scelte e il suo immenso amore per il creato l’hanno reso un’icona mondiale capace di attraversare trasversalmente culture e religioni.

Il poverello di Assisi era un gran camminatore e si spostava dal Santuario della Verna, rigorosamente a piedi, per le sue peregrinazioni. Per ricalcare quei viaggi, c’è un Cammino che collega il Santuario dove Francesco ricevette le stimmate alla basilica di Assisi dove è sepolto. È un percorso che attraversa la Toscana e l’Umbria toccando alcuni degli eremi Francescani e dei luoghi che hanno visto la presenza del santo, un Cammino contemplativo, da percorrere con lentezza, prendendosi il tempo per ammirare i paesaggi e la natura rigogliosa di questa fetta d’Italia.

La Verna è un luogo dove la spiritualità è talmente forte che può essere percepita da tutti, anche da chi, come me, non crede. Dormire fra le sue mura permette di iniziare a camminare, il mattino dopo, con una leggerezza e una forza capace di affrontare qualsiasi ostacolo. I miei sono stati, nei primi tre giorni, la pioggia e il fango, ma andiamo con ordine.

I sentieri che portano a Pieve Santo Stefano, prima tappa di questo Cammino, attraversano boschi meravigliosi dove ogni tanto il fitto degli alberi lascia spazio a panorami mozzafiato sulle colline dell’aretino. Seguendo il Tau giallo dipinto sui tronchi, si arriva in questo piccolo borgo della Valtiberina, dove Francesco fu ospitato dalla famiglia Mercanti che regalò a lui e all’ordine l’eremo di Cerbaiolo, vera perla della seconda tappa.

Per arrivarci si segue prima una comoda strada a traffico zero, che si abbandona presto per una sterrata che ci porta direttamente sotto l’eremo. C’è un detto che recita: «Chi ha visto La Verna senza vedere il Cerbaiolo, ha visto la mamma senza vedere il figliolo». La spiegazione è semplice: gli eremi si somigliano, entrambi poggiano su uno sperone di roccia, solo che Cerbaiolo è molto più piccolo. Fino a qualche anno fa ci abitava Suor Chiara delle capre; tutti la conoscono con questo nome per via che la donna, eremita per scelta, divideva quel piccolo luogo con delle capre. Suor Chiara è morta nel 2010 e quando ci passai io, l’eremo era chiuso, l’accoglienza ai pellegrini sospesa e fra quelle mura affacciate sulla Valtiberina regnava il silenzio più assoluto, esattamente come al passo di Viamaggio, storico valico dell’appennino Tosco-Romagnolo e punto tappa.

Un tempo c’era un albergo che ospitava i viandanti; ora è chiuso ma il gestore ha un’altra struttura a 5 km dal percorso e fa sevizio navetta.

Ho dormito lì, sotto l’incessante rumore della pioggia che non lasciava presagire nulla di buono per la terza tappa.

In estate la zona deve essere bellissima, boschi ricchi d’ombra ad alleviare la calura ma a metà settembre e dopo un acquazzone interminabile può trasformarsi in una trappola di fango. È stata una delle poche volte in cui mi sono sentito in pericolo in tutta la mia lunga carriera di camminatore. Non riuscivo a salire senza riscivolare indietro; ero fermo con la schiena appoggiata al tronco di un albero, gli scarponi erano due masse di fanghiglia informe e il grip solo un lontano ricordo. In quei casi ci si aggrappa a qualunque cosa e anche una crisi di pianto può essere una ricarica di forza, una superiore, di quelle che non t’immagini nemmeno. E bastato asciugare le lacrime e porre tutta la fiducia possibile nei fidi bastoncini per uscirne. Tutto questo per dirvi che il periodo migliore per percorrere questo Cammino va da metà maggio a fine agosto.

Prima di arrivare a Sansepolcro, splendido borgo e cuore pulsante della Valtiberina, si passa per l’Eremo di Montecasale, tipico esempio dell’architettura povera ispirata alla semplicità della vita monastica. Anche qui si respira una grande spiritualità e se vorrete scendere al Sasso Spico, affascinante conformazione geologica dove Francesco gareggiava nel canto con gli uccelli la percepirete ancora di più.

La quarta tappa porta da Sansepolcro alla splendida Città di Castello traghettando il viandante in Umbria. È una tappa molto lunga e faticosa, un continuo saliscendi fra il fondo della valle e le cime delle colline ma regala alcuni panorami splendidi come quello che si gode da Citerna, uno dei borghi più belli d’Italia.

Le colline umbre sono di una bellezza inenarrabile e appare chiaro, dove Francesco abbia tratto ispirazione per il suo Cantico delle creature. Seguire i suoi passi e camminare verso Pietralunga e poi verso Gubbio nella quinta e sesta tappa di questo Cammino, permette agli occhi di cibarsi di una bellezza capace di rinfrancare il cuore da qualsiasi angoscia o sofferenza. Luoghi poco antropizzati, vegetazione rigogliosa, animali al pascolo (e forse qualche cane pastore di troppo) sono il pane quotidiano fino ad arrivare alla splendida citta dei Ceri.

Ho sempre amato Gubbio, fin da piccolo e tornare è sempre un piacere, soprattutto se ci si prende il tempo per salire con la funivia in cima a Colle Eletto dove, nella chiesa, sono custoditi i famosi Ceri in attesa del 15 maggio, giorno in cui si svolge la tradizionale corsa.

Da Gubbio si riparte in direzione Valfabbrica, una tappa di 38 km ricca di bellezza e luoghi da visitare, a iniziare dalla chiesetta delle Ripe, una piccola cappella immersa in un bosco silenzioso dove i pellegrini lasciano testimonianza del loro passaggio; il cancello che ne chiude l’accesso raccoglie tutta una serie di oggetti donati con devozione dai viandanti. Io ho lasciato una mia bandana arancione, un oggetto cui tenevo molto. Poco dopo s’incontra l’eremo di San Pietro in Vigneto, un’oasi di pace e silenzio, che dà anche accoglienza a chi volesse accorciare questa tappa e allungare la successiva, quella finale.

Si cammina ancora in un ambiente collinare ricco di fascino; Assisi si vede da lontano, posta com’è su uno sperone di roccia e anche se la salita finale per arrivare alla Basilica stroncherebbe le gambe anche a un mulo, entrare in quel luogo sacro e inginocchiarsi davanti alla tomba di San Francesco è un momento che resta difficile dimenticare e che fa svanire di colpo la stanchezza dei chilometri percorsi. Nella portineria del sacro convento il pellegrino giunto infine a destinazione potrà ritirare l’Assisiana, la pergamena che certifica l’avvenuto pellegrinaggio.

Sembra tutto finito ma non è così: chi proprio non vuole saperne di fermarsi e desidera continuare a seguire i passi del santo può andare avanti verso Foligno, Trevi, Spoleto, Collescipoli, Stroncone, Greccio, Rieti fino ad arrivare a Poggio Bustone, sede di uno dei quattro santuari francescani della piana reatina, meglio conosciuta come la Valle Santa.

Il consiglio che mi sento di dare per godere al meglio di questo lungo percorso è di fare tappe brevi, dimezzando ove possibile quelle segnalate dalle guide, in modo da vivere a pieno l’esperienza contemplativa e immergersi totalmente nel mondo poetico di San Francesco.

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