Favorire la generazione diffusa di energia per un Paese più giusto e inclusivo

I cambiamenti climatici sono una minaccia enorme per l’Europa e il mondo e come ormai sappiamo tutti la causa principale sono le emissioni di CO2. Con il Green Deal europeo l’UE punta a essere il primo continente a raggiungere la neutralità climatica azzerando le emissioni nette entro il 2050 e tutti i Paesi europei sono chiamati a fare la loro parte.

Con la fine del 2020 è stata superato il primo check point nel percorso di decarbonizzazione fissato dal Pacchetto per il clima e l’energia dell’Unione Europea, il cosiddetto 20-20-20. Pur in assenza di dati definitivi è ragionevole ritenere che l’Italia abbia raggiunto e superato gli obiettivi previsti in termine di produzione di energia da fonti rinnovabili. Il nostro Paese è infatti il primo tra i maggiori paesi dell’UE per consumo di energia coperto FER in tutti i settori di impiego. Secondo le ultime rilevazioni del GSE, la società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha un ruolo centrale nell’incentivazione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia, già nel 2018 il nostro paese era riuscito a raggiungere e superare il target del 17% previsto per il 2020.

Se da una parte si tratta di un risultato estremamente positivo, soprattutto se paragonato a quello di altri grandi Paesi europei come la Francia che non sono riusciti a centrare l’obiettivo, occorre riflettere su come proseguire questo percorso e raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2030 e il 2050.

La nuova Commissione Europea ha infatti rivisto al rialzo i target previsti, anche per rispondere alle critiche mosse da più parti, in particolare dal movimento Fridays For Future, di non porre obiettivi sufficientemente ambiziosi, seppur a fronte di una emergenza climatica e ambientale ormai dichiarata e sotto gli occhi di tutti. Con il nuovo quadro 2030 per il clima e l’energia sono stati dunque stabiliti nuovi traguardi strategici per il periodo dal 2021 al 2030 con l’UE che punta nel suo complesso a raggiungere una quota del 32% di consumi coperti da fonti rinnovabili (30% nel nostro Paese) contro il 27% previsto in precedenza.

Tornando all’exploit italiano- che ha sorpreso un po’ tutti i partner europei – e analizzando la situazione per settore vediamo come a trainare questo processo sia stato il settore elettrico con il 34% della copertura da fonti rinnovabili, cui segue il settore termico con il 19% e il settore dei trasporti con il 10%. In particolare, nel settore elettrico il contributo maggiore viene dall’idroelettrico (42%) mentre rimane ancora limitato l’apporto del fotovoltaico (20%). Un contributo rilevante viene poi dal settore delle bioenergie (17%), che tuttavia per condizioni strutturali e per il venir meno del sistema di incentivazione non è destinato a crescere negli anni. Si assisterà invece ad una crescita della produzione di biometano per autotrazione attraverso l’upgrading degli impianti esistenti.

Questi dati ci fanno capire come ci sia ancora un enorme potenziale da realizzare, in particolare per il fotovoltaico che potenzialmente potrebbe arrivare a coprire il 45% dei consumi elettrici nazionali. Se consideriamo infatti che non è possibile potenziare ulteriormente la produzione da idroelettrico, che le biomasse sono destinate ad avere un impatto minore e che in fin dei conti, oltre a essere il paese d’ ‘o mare siamo anche il paese d’ ‘o sole, diventa subito chiaro come il successo della transizione energetica in Italia dipenda proprio da quanto saremo in grado di investire in questo settore.

Fino ad oggi la transizione energetica è stata portata avanti principalmente da grandi player, in particolare del settore industriale, che per primi hanno visto le potenzialità legate a questo settore, sia in termini di riduzione dei costi che di ritorno di immagine. La vera sfida è ora quella di coinvolgere i piccoli, ovvero i territori, le piccole aziende e in generale tutte le persone che fino ad oggi sono state escluse da questo processo, a causa degli ostacoli burocratici, della mancanza di competenze tecniche e dell’impossibilità di sostenere investimenti nel tempo. La crisi economica legata alla pandemia non ha certo contribuito a migliorare la situazione. Possiamo però essere ottimisti.

Misure come il superbonus 110% e il recepimento in Italia delle norme europee in materia di autoconsumo e comunità energetiche potranno contribuire in modo decisivo alla creazione di un sistema capillare e diffuso di produzione e scambio dell’energia incentrato sul fotovoltaico, grazie al quale avremo tutti la possibilità di dare il nostro contributo per realizzare una transizione energetica che sia davvero giusta ed equa.

 

 

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