La cannabis e l’antidoping

La cannabis e l’antidoping, una storia da seguire per combattere il proibizionismo a partire dalle decisioni internazionali. Era il Dicembre 2020 quando le nostre speranze verso le istituzioni internazionali si
concretizzavano in azioni giuste: ci riferiamo alla rimozione della cannabis dalla tabella
IV delle sostanze a forte rischio di abuso, tabelle decise dalla Commission on Narcotic
Drugs dell’Onu. Un cambio scientifico/politico importante, seguito mesi dopo
dall’apertura da parte della WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) di una revisione
scientifica per determinare se la cannabis dovesse essere ancora una sostanza proibita
per gli sportivi.
L’esclusione un anno fa di Sha’Carri Richardson dalle Olimpiadi a seguito della
positività alla cannabis ha dato un impulso a questa iniziativa, che oggi secondo le ultime notizie del Wall
Street Journal naufraga nel nulla di fatto.
Il gruppo di esperti dell’agenzia ha consigliato di mantenere il divieto di uso della
cannabis, considerando quindi che la sua assunzione possa
migliorare le prestazioni sportive di un atleta. Ma è davvero così?
I funzionari olandesi hanno chiesto di rimuovere il THC dalle sostanze proibite,
sostenendo che con tutta probabilità che questo principio attivo non dia alcun
vantaggio strategico agli atleti in gara.
D’altronde ricordiamo che la cannabis medica, che contiene THC a seconda della
tipologia, è un rilassante muscolare: è difficile individuare una disciplina sportiva per
cui sia utile l’assunzione.
L’Agenzia Americana anti-doping (USADA) ha sostenuto in questi anni la necessità di
una revisione, ma proprio recentemente in una lettera scritta da Travis Tygart (capo esecutivo USADA) si afferma la possibilità dei rischi per la salute durante la
competizione. Si aggiunge poi che si viola così lo spirito sportivo.
Se capiamo bene dunque, la cannabis se non fa trarre agli atleti un vantaggio sportivo,
sarebbe pericolosa per la salute e per lo spirito della competizione.
Lo stesso vale per l’alcol e le sigarette? La classifica di Lancet sulle sostanze più
pericolose parla chiaro: queste due sostanze, perfettamente legali, sono le più pericolose per la salute.
Un antiquato proibizionismo che necessita di essere sradicato, per dar man forte
anche a quelli che diventano ‘prigionieri politici’ come Brittney Griner condannata a 9
anni di carcere in Russia per il possesso di una sigaretta contenete olio di cannabis.
Nel Dicembre 2019 la FIGC  ha emesso un dossier in collaborazione con WADA,
dove a pagina 16 si inserisce la cannabis allo stesso livello di cocaina, eroina,
stimolanti. Era prima del Referendum cannabis e degli ultimi anni di importanti
mobilitazioni, ma queste pagine vanno modificate perché ricordando il Dicembre 2020:
la cannabis non è una sostanza a rischio di abuso, e non può essere equiparata a
queste sostanze.

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