spot_img

Ultimi articoli

― Advertisement ―

spot_img

La Cannabis nella cultura dello snowboard

La cultura dello snowboard è spesso associata a uno stile di vita rilassato e avventuroso, dove la libertà di espressione e l'individualità sono valori...
HomeMedicalCommissione Trasporti: l'audizione dell'Associazione Pazienti Cannabis Medica

Commissione Trasporti: l’audizione dell’Associazione Pazienti Cannabis Medica

Nella giornata di ieri l’Associazione Pazienti Cannabis Medica è stata audita in Commissione Trasporti per parlare delle problematiche relative ai rinnovi della patente per i pazienti che usano cannabis, e i relativi controlli che spesso bloccano le persone in un percorso giuridico che si potrebbe risparmiare. Di seguito pubblichiamo l’intera relazione che l’Associazione ha prodotto e consegnato alla Commissione e ai parlamentari. La Presidente dell’Associazione Pazienti Cannabis Medica, Elisabetta Biavati, ringrazia particolarmente l’Onorevole Pastorella e l’Onorevole Forattini, il dottor Sanapo e il dottor Crestani che stanno aiutando nel percorso.

Di seguito la relazione dell’Associazione Pazienti Cannabis Medica:
La cannabis ad uso medico è prodotta in Italia in conformità alle direttive europee in materia di medicinali sulla base di un processo produttivo controllato ed eseguito in una officina farmaceutica governativa, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, autorizzato dall’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco a produrre due fitocomplessi di cannabis medica, FM1 e FM2.

La distribuzione è autorizzata dall’Organismo statale per la cannabis, attivo presso il Ministero della Salute. E’ prescrivibile da qualunque medico in base a quanto disciplinato dal documento pubblicato il 18 settembre 2014 dal Gruppo di lavoro frutto della collaborazione tra Ministero della Salute e Ministero della Difesa.

Nel 2015 il Decreto Lorenzin ha evidenziato le applicazioni della cannabis ad uso medico per il trattamento di diverse patologie:
– l’analgesia in patologie che implicano spasticita’ associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali (Lynch 2015; Koppel et al. 2014; Corey-Bloom et al. 2012; Rog et al. 2007; Ibegdu et al., 2012 Giacoppo et al. 2014; Aggarwal et al., 2007; );

– l’analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace (Lucas 2012; Aggarwal 2009; Ellis et al. 2009; Abrams et al., 2009; Eisenberg et al. 2014; Wilsey et al., 2013);

– l’effetto anticinetosico ed antiemetico nella nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, che non puo’ essere ottenuto con trattamenti tradizionali (Tramer et al. 2001; Smith 2011; Cinti, 2009);

– l’effetto stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa, che non puo’ essere ottenuto con trattamenti standard (Beal et al, 1995; Beal et al. 1997; Carter et al. 2004; Haney et al. 2007);

– l’effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali (Tomida et al 2004; Tomida et al2006);
la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette che non puo’ essere ottenuta con trattamenti standard (Müller-Vahl, 2013).

Come Associazione noi rappresentiamo migliaia di pazienti che ogni giorno, nonostante il Decreto “Lorenzin” salvaguardi questa terapia medica, subiscono il pregiudizio legato invece alla cannabis usata a scopo ludico-ricreazionale.
Tutto questo nonostante la cannabis medica sia certificata sulla scorta di rigorosi standard botanici e farmacologici, e sia regolamentata esclusivamente da prescrizioni mediche rilasciate sulla base di precisi piani terapeutici , dunque nulla a che vedere con la cannabis a scopo ludico.

Questa apparente ambiguità, rafforzata da una scarsa conoscenza tecnica e dall’assenza di linee guida generali, si riflette nel giudizio di idoneità alla guida rilasciato dalle competenti Commissioni Mediche Locali che, in assenza di un riferimento normativo tecnico- scientifico, negano o emanano il giudizio idoneativo con eccessiva discrezionalità e variabilità territoriali, anche relativamente alla durata del rinnovo eventualmente concesso. Dunque la prima criticità deve attribuirsi all’impossibilità per un paziente che assume cannabis medicale di rivolgersi al medico accertatore monocratico, dovendo invece

On. Salvatore Deidda,

ricorrere al livello medico-legale superiore, la Commissione medica provinciale competente per territorio, che unitamente interviene nei casi di deficit o disabilità psico- fisiche, ovvero per segnalazioni di guida in stato di ebbrezza, detenzione e uso di sostanze stupefacenti.

La seconda criticità si concretizza per disparità di trattamento dato che in assenza di linee guide emanate dal Ministero della Salute o dei Trasporti, la valutazione delle predette commissioni viene formulata discrezionalmente caso per caso, a differenza di quanto non avvenga per quei pazienti in cura con altri farmaci ad azione psicoattiva.

Tutto questo, lo ripetiamo, avviene perché non esistono a livello nazionale linee guida standardizzate che possano uniformare i giudizi delle CML, sia sul rilascio del giudizio di idoneità alla guida, quanto sulla sua durata.
Il tutto comporta anche una evidente contraddittorietà tra i giudizi emanati in sedi territoriali diverse, basti pensare che a parità di terapia, alcune commissioni rilasciano un giudizio di idoneità alla guida, seppure di durata ridotta, altre invece lo negano del tutto.

A nostro parere sarebbe necessario istituire delle linee guida che tengano conto della formulazione qualitativa di cannabis impiegata e della posologia prescritta, ma anche dei reali effetti sulle capacità attentive di chi la assume, in modo da omogeneizzare le condizioni di trattamento rispetto ad altre categorie di pazienti che pur assumendo farmaci con riverberi psicoattivi non vedono messa in discussione la loro idoneità alla guida.

Per doveroso inciso, va inoltre segnalato che molti medici prescrittori sottolineano come i loro assistiti siano più abili alla guida dopo aver assunto cannabis medica, in quanto, per esempio, non sono più in preda ai tremori, oppure sono più riposati grazie al miglioramento della qualità del sonno per effetto analgesico.

Resta salvo il principio di responsabilizzazione civica e sociale con l’impegno di mettersi alla guida in condizioni attentive ottimali.

Inoltre, nei pazienti da noi rappresentati l’uso dei fitocannabinoidi consente una stabilizzazione dei movimenti e un migliore controllo motorio, che consente di affrontare le attività quotidiane in modo più efficiente oltre alla garanzia di una maggiore sicurezza alla guida.

Tutto ciò premesso, l’ottenimento dell’idoneità alla guida apre un nuovo problema: nella cannabis medica è sempre contenuto il THC, in quanto componente fondamentale nell’azione terapeutica, con lo scotto inevitabile della positività a qualunque drug-test, quantitativo o qualitativo, anche in assenza di effetti psicotropi.

A tal proposito, rispetto alla capacità di guida di autoveicoli dopo l’assunzione della terapia a base di fitocannabinoidi, devono essere analizzati diversi fattori.

La farmacocinetica dei cannabinoidi assunti tramite vaporizzazione è contraddistinta da un

picco ematico, che si raggiunge in pochi minuti, e da una successiva, altrettanto rapida riduzione dello stesso. Invece è diverso per gli oleoliti che hanno un picco ematico più lento. Gli eventuali effetti psicotropi dei cannabinoidi sono da mettere in relazione alla durata di tale picco.

I dati di farmacocinetica dei cannabinoidi riportano che solo l’1% della dose inalata raggiunge il cervello, mentre la maggior parte si distribuisce a livello splenico e nel tessuto adiposo, dal quale viene poi successivamente rilasciato dando il cosiddetto “effetto di ridistribuzione”.

Nel paziente che ne fa un uso cronico di inalazioni o assunzione di oleoliti, una volta raggiunto un equilibrio tra i depositi e i livelli plasmatici di cannabinoidi, l’intensità degli effetti psicotropi diventa proporzionale alla sola concentrazione del THC nel plasma.
Ciò che è importante, lo ripetiamo, è che il paziente sia formato e informato, come per tutti

gli altri farmaci psicoattivi in modo da essere responsabilizzato ed evitare di mettersi alla guida nelle prime ore dopo l’assunzione.

La nostra richiesta è proprio una omogeneizzazione di trattamento rispetto a quei pazienti che si curano con altre tipologie di farmaci psicoattivi (oppiodi, benzodiazepine, antidepressivi maggiori etc) per i quali non sussiste il giudizio di non idoneità alla guida, nè sono previsti drug-test ad opera delle Forze dell’Ordine nei controlli sulla strada, ricordando invece che un paziente in cura con cannabis medica risulterebbe invece sempre positivo con tutte le conseguenze previste dalle norme attuali, o che inasprite sopraggiungeranno.

Proprio sul piano sanzionatorio, a nostro modesto avviso, per i pazienti in cura con cannabis medica dovrebbe prevalere l’esimente generale di antigiuridicità, poichè l’infrazione eventualmente rilevata – in assenza di una evidente alterazione psicofisica – si concretizzerebbe nell’ambito dell’esercizio di un diritto costituzionale, oltre che universale, qual’è quello del diritto alla salute. Il contesto avrebbe tutti i requisiti previsti per l’esclusione della punibilità in quanto si tratta per l’appunto di un diritto soggettivo, esercitato nelle debite forme in assenza di abuso (stante le prescrizioni mediche), derivato da una norma, da una concessione, ovvero da una consuetudine (l’uso, la coltivazione e la prescrizione è regolamentato dallo Stato).

Ora, in relazione al DDL “Salvini”, la nostra associazione è in allarme poichè non c’è discrimine per noi pazienti, per cui al momento di un normale controllo sulla strada, attraverso il test salivare risulteremo tutti positivi, e quindi punibili, a prescindere dall’alterazione psico-fisica, che con quella legge non sarà più oggetto di valutazione.

La positività a questi test speditivi è assolutamente certa poichè si tratta di terapia cronica e continuativa, per cui la sospensione della patente sarebbe ogni volta istantanea. A ciò devono aggiungersi le eventuali aggravanti in caso di sinistro stradale, oltre alle negative conseguenze assicurative nei casi in cui ci si ritrova parte lesa.

Inoltre, la non idoneità alla guida, ovvero il ritiro della patente sulla base di un test salivare, creerebbe un danno indiretto alla tutela della nostra salute, in quanto limiterebbe grandemente la nostra mobilità, nelle normali occupazioni, comprese quelle lavorative, ma anche nella necessità di prescrizione e approvvigionamento della stessa terapia presso medici prescrittori e farmacie.

Pertanto possiamo prevedere sin da ora che questa mortificazione della libertà di circolazione costringerà molti pazienti a rinunciare alla terapia con fitocannabinoidi pur di non rischiare il ritiro della patente.
In ultimo ci permettiamo di suggerire una soluzione operativa che in parte potrebbe mitigare queste problematiche.

Più precisamente si potrebbe autorizzare ogni CML a rilasciare uno specifico codice identificativo che, alla stregua di altri codici consimili, comparirebbe sulla patente.

In questo modo le Forze di Polizia potrebbero identificare immediatamente il caso di specie, e in assenza di un’evidente alterazione psico-fisica del conducente, potrebbero eseguire il controllo evitando l’esecuzione del drug-test.
Insomma, diritto alla salute e diritto alla circolazione per noi pazienti sono fondamentali e vorremmo ci fosse un distinguo sul fatto che noi facciamo uso di cannabis medica e non abuso di sostanze stupefacenti.

Elisabetta Biavati
Presidente
ASSOCIAZIONE PAZIENTI CANNABIS MEDICA

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img