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Difendere la canapa industriale è difendere il futuro dell’Italia

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di imprenditori, associazioni e agricoltori dopo il Decreto Sicurezza: «Noi non siamo il problema. Siamo la risposta che il Paese stava aspettando»


Mi rivolgo ai cittadini, alle istituzioni, ai giornalisti e a chiunque voglia ancora
credere nella legalità, nel lavoro e nella dignità dell’impresa onesta.

Negli ultimi anni il settore della canapa industriale ha rappresentato un modello
virtuoso di rinascita agricola, sostenibilità ambientale e innovazione
produttiva. Solo in Italia, parliamo di oltre 3.000 aziende che hanno generato un
indotto economico di circa 2 miliardi di euro l’anno, creato oltre 30.000
posti di lavoro e versato milioni di euro in tasse nelle casse dello Stato.
Parliamo di imprenditori agricoli, tecnici, ricercatori, commercianti e
lavoratori, che hanno operato sempre nel pieno rispetto della legge, secondo
la normativa italiana (Legge 242/2016) e in conformità con il diritto europeo.
Oggi, con un colpo di penna, ci si propone di cancellare tutto questo.
Il cosiddetto “Decreto Sicurezza” non è una misura a tutela della popolazione.
È una decisione ideologica, sproporzionata e priva di fondamento, che
equipara infiorescenze prive di effetti stupefacenti a sostanze illegali, mettendo a
rischio intere filiere agricole, produttive e commerciali.
Una scelta che rischia di regalare il mercato italiano a operatori esteri, meno
controllati e più aggressivi sul piano commerciale, mentre l’Italia perde
competitività, lavoro e fiducia.
Come imprenditore e cittadino, non posso restare indifferente. Ma soprattutto,
sento il dovere di non abbandonare chi ha creduto in questo percorso.
Le migliaia di pazienti che hanno trovato nella canapa industriale una via legale
e sicura per il proprio benessere.
Le donne e gli uomini che in questi anni hanno contribuito con il proprio lavoro
alla crescita del settore.
E le associazioni di categoria, senza le quali tutto questo non sarebbe mai
stato possibile.

Io non parlo a nome di nessuno: sono con loro.

Sono con Canapa Sativa Italia, Imprenditori Canapa Italia, Federcanapa,
Resilienza Italia Onlus, Sardinia Cannabis, Canapa delle Marche, UPCBD, EIHA,
e con tutte le realtà che da anni difendono la filiera della canapa industriale.
Sono con Coldiretti, Confagricoltura, CIA, CNA Agroalimentare, COPAGRI,
UNCI, Altragricoltura e tutti gli operatori agricoli che oggi rischiano di veder
vanificato il loro impegno per colpa di una norma improvvisata.
La canapa industriale non è un crimine: è un’opportunità agricola, ambientale,
sanitaria ed economica per il nostro Paese.

Per questo, insieme, chiediamo:
– Il ritiro immediato dell’art. 18 del Decreto Sicurezza
– L’apertura di un tavolo di confronto con le associazioni di settore
– Il rispetto delle normative europee e costituzionali
– La sospensione cautelare delle misure introdotte, tramite azioni legali già
in atto

Facciamo appello alla stampa libera, affinché racconti questa storia, fatta di
lavoro, legalità e futuro. Facciamo appello alle istituzioni, affinché tornino ad ascoltare il Paese reale, fatto di agricoltori, pazienti, piccoli imprenditori e giovani professionisti.
Noi non ci arrendiamo. E non abbandoniamo nessuno.

 

 

 

Andrea Bonanno Imprenditore – CEO di Bongae
Socio di Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia
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