Giungo allo stand alla fiera Klimahouse di Bolzano. Nazareno, che avevo sentito telefonicamente, non c’è. Parlo con MariaElena Alessandrini, socia fondatrice dell’azienda; mi racconta che oggi si iniziano a raccogliere i primi risultati di un lavoro che hanno iniziato 13 anni fa: “Partire da zero è sempre complicato”.
Oggi la sensibilità da parte dei tecnici e dei committenti per il rispetto dell’ambiente è in crescita, qualcosa sta cambiando. Si vede proprio la consapevolezza, ci fanno domande precise, vogliono sapere dove produciamo, se il prodotto è italiano, se usiamo sostanze chimiche”.
Il marchio è nato nel 2014 ma già dal 2012 lei e Nazareno, socio fondatore, hanno iniziato ad occuparsi di questa pianta: hanno iniziato a girare le fiere europee per capire cosa si poteva fare con la canapa. Ad una fiera in Francia hanno visto le fibre vegetali come il cocco, il lino, la canapa, la yuta usate in edilizia. In quegli anni in Italia non c’era conoscenza delle potenzialità di questa pianta.
Intanto ritorna Nazareno, ci presentiamo e subito mi racconta che la canapa è una tradizione della sua famiglia, ricorda che, nella sua regione, l’Abruzzo, la si è coltivata fino a fine anni ‘50 per le reti da pesca e per le funi delle imbarcazioni. Mi dice che oggi tutte le case automobilistiche utilizzano il 15% di materiali derivati dalla canapa per le strutture interne delle auto come i cruscotti e i rivestimenti degli sportelli; aggiunge che dal 2025 anche la scocca dovrà essere fatta con fibre vegetali, una di queste sarà la canapa. Era già avvenuto nel 1950 con Ford e la sua hemp body car la cui carrozzeria era costituita interamente da fibre vegetali più leggere e più resistenti del metallo.
Ascolto Nazareno con piacere: “Ci sono 25 milioni di settori di applicazione di questo materiale, una cosa spaventosa; la trovi nella cosmetica, nella farmaceutica, nel medicinale, nell’alimentare, dall’ edilizia alla meccanica alla plastica, da tutte le parti”.
“Teoricamente noi con questa pianta potremmo vivere sulla Terra, solo con questa pianta”.
L’azienda è etica, a filiera corta e produce direttamente i suoi prodotti; il ruolo di Nazareno in questi anni è stato quello di creare la domanda: “Facciamo fatica ad entrare nei capitolati, a raggiungere architetti e tecnici per questo facciamo formazione online e, negli ultimi 3 anni, abbiamo coinvolto 4000 professionisti in tutta Italia.”
Oggi nei programmi di sviluppo dell’Unione Europea in tutti i contesti è presente il discorso della sostenibilità: la canapa è perfetta per queste politiche. Ha una grande velocità di crescita, in 120 giorni abbiamo piante di 4 metri, ha la rinnovabilità più veloce del mondo.
Nazareno è un fiume in piena, conosce molto bene la pianta e ne è portavoce: “Oggi esistono innesti di piante di canapa per cui si può seminare anche con il freddo, in alta montagna fino a 1500 metri: si può seminare a gennaio e raccogliere a maggio; poi seminare a maggio e raccogliere a settembre e infine seminare a settembre e raccogliere a gennaio. Tutto l’anno! Potremmo averne la disponibilità sempre”.
Nazareno specifica che stiamo parlando di canapa sativa industriale; lui semina la varietà Futura, varietà francese, la stessa varietà che piantava suo nonno perché viveva in una parte di Italia che stava sotto il dominio delle Due Sicilie, quindi della monarchia francese. Chiedo se ha ancora dei semi della canapa Futura che piantava suo nonno: “Purtroppo no!”
Nazareno è stato alla banca dei semi di Verona ma non ha trovato antiche varietà di questa pianta.
Prosegue dicendo che l’azienda fa in modo di costruire una filiera partendo dagli stessi agricoltori, finanziati dal sistema europeo, con il contributi per la semina e la raccolta, erogati a seconda della richiesta: “Se in Trentino nessuno fa domanda dei contributi europei per la semina della canapa questi vengono assegnati tutti alle viti o alle mele o ad altri prodotti agricoli coltivati sul territorio”.
Nazareno è inserito nella catena agricola d’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Sardegna al Piemonte passando per la Calabria e il Lazio; l’azienda sta cercando di favorire la coltivazione di questa pianta con dei contratti di acquisto del prodotto, stipulati in anticipo, quindi senza costi e rischi per il coltivatore.
L’azienda collabora con diversi agronomi al fine di utilizzare la pianta per un contesto più alto, lo scopo è quello di utilizzare tutti i doni che questa pianta offre: raccoglierne i semi, realizzare olio e farina e polimeri plastici e poi utilizzare la massa vegetale per farci carta, mattoni, isolanti, materiali per costruire.
Inevitabilmente parliamo anche di canapa come medicina, di cbd; la voce di Nazareno racconta il presente della canapa in Italia. Oggi ci sono molti coltivatori che producono le infiorescenze dalle piante femminili, infiorescenze ricche di cbd, cannabidiolo, una sostanza molto promettente per i suoi utilizzi in campo medico e basso contenuto di thc, il tetraidrocannabinolo, sostanza responsabile dell’effetto psicotropo della canapa.
Secondo Nazareno bisogna togliere dalla comunicazione la parola cannabis light per identificare le infiorescenze perché crea molta confusione e sostituirla con la parola canapa: “Quando torneremo al 1957 con 80000 ettari di produzione nessuno verrà mai a dire cosa pianti? sarà così diffusa, come il vino, il montepulciano, il marzemino, il cabernet…nessuno si stupirà di incontrarla nei campi”.
Nazareno ha una esperienza personale con questa pianta, ha delle corde vecchissime.
E’ nato nel 1950 e fino a sette anni vedeva la pianta nei campi e ricorda tutto il processo di trasformazione per realizzare le funi e le reti dei marinai con questa pianta: “Questa pianta vive solo di acqua come tutti gli esseri umani i vegetali e gli animali”.
Continua il suo discorso e mi parla di come si coltiva la canapa: “Per la pianta di canapa non vanno bene i ristagni d’acqua, preferisce i terreni alcalini e di mezza collina, non i terreni sabbiosi perché la pianta è intelligente e la radice va a cercare l’acqua nel terreno e nella sabbia fa fatica. Io l’ho piantata a mezza collina e la radice si è sviluppata mezzo metro in profondità e larghezza; l’importante è che quando la semini parta subito, germogli subito. Ha uno sviluppo così veloce che quello che sta sotto muore, non devi preoccuparti delle erbacce, così come quando semini il mais o i diversi cereali che non lasciano spazio alla crescita di erbacce; la canapa è famosa per l’assorbimento dal terreno di materiali pesanti: rame, zinco, piombo e anche altri. Il canapulo contiene tantissimo silicio, il canapulo è un legno eccezionale, è asettico e repellente a tutto”.
Penso che condividere il sapere e la cultura con competenza ed entusiasmo da renderlo manifesto sia un dono che Nazareno possiede nei confronti della pianta
della canapa. Continuo a leggere l’intervista registrata e riportata sul computer, ci sono ancora due pagine…





