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La Corte di Giustizia europea decide sul divieto sulle infiorescenze in Italia

È un passaggio giudiziario molto importante. Con un’ordinanza resa pubblica l’11 novembre, il Consiglio di Stato ha deciso di rimettere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) la valutazione della compatibilità tra il diritto comunitario e la normativa italiana che limita la coltivazione e la trasformazione delle infiorescenze di Cannabis sativa L..

La decisione, accolta con grande favore da Canapa Sativa Italia (CSI), rappresenta una potenziale svolta per un comparto che da anni denuncia l’incoerenza di un impianto normativo in contrasto con la legislazione europea e con la stessa Legge 242/2016, che riconosce la canapa come coltura agricola a pieno titolo.

Il contesto: dal DM Patuanelli ai ricorsi amministrativi

Il nodo nasce nel 2021, quando l’allora ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli inserisce nel decreto attuativo sulle piante officinali (poi divenuto DM 21 gennaio 2022) una restrizione decisiva: la canapa industriale viene limitata alle produzioni da seme, mentre foglie e infiorescenze vengono ricondotte al Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90).

Il risultato è stato un blocco operativo per centinaia di aziende agricole e laboratori di prima trasformazione, pur in presenza di varietà certificate con contenuto di THC minimo, quindi prive di qualunque effetto stupefacente.

CSI, insieme a un fronte ampio di associazioni di categoria, ha impugnato subito il decreto, sottolineando la disproporzione e il contrasto con la 242/2016. Nel febbraio 2023, il TAR Lazio (sentenze n. 2613 e n. 2616/2023) ha accolto i ricorsi, chiarendo che “non si bandisce una parte di pianta in quanto tale, ma si valuta l’eventuale effetto drogante concreto”.

Il Consiglio di Stato chiama l’Europa

Nonostante le vittorie in primo grado, i Ministeri competenti hanno presentato appello. All’udienza del 2 ottobre 2025, il Consiglio di Stato ha deciso di sollevare la questione davanti alla CGUE. L’ordinanza individua diversi punti centrali:

  • Nessuna distinzione tra parti della pianta: secondo la normativa UE, la canapa ammessa alla coltivazione non è soggetta a differenze tra semi, foglie o infiorescenze.
  • Restrizioni al mercato interno: il divieto nazionale di uso e commercio di infiorescenze e derivati “light” costituisce una restrizione alla libera circolazione dei prodotti agricoli, potenzialmente in violazione degli articoli 34–36 TFUE.
  • CBD legale in altri Stati membri: il confronto con altri Paesi UE, dove la produzione di cannabidiolo è consentita, rafforza l’ipotesi di una discriminazione normativa italiana.
  • Disapplicazione del diritto interno: se la CGUE confermasse l’incompatibilità, i giudici italiani sarebbero tenuti a disapplicare le norme nazionali contrarie al diritto europeo.

Le reazioni del settore

Per Giacomo Bulleri, avvocato dello studio Legance che ha curato il ricorso, l’ordinanza “coglie in pieno le criticità che da dieci anni creano confusione attorno alla canapa. La questione è semplice: la pianta, se proveniente da varietà certificate e con basso tenore di THC, è un prodotto agricolo. La legge sugli stupefacenti non può trovarvi applicazione”.

Soddisfatto anche Mattia Cusani, presidente di Canapa Sativa Italia: “È un passaggio decisivo: il Consiglio di Stato fotografa l’anomalia italiana e chiede alla CGUE se sia davvero legittimo colpire solo le infiorescenze quando l’UE non distingue tra parti della pianta. Per imprese e negozi significa una prospettiva concreta di serenità legale e di tutela della filiera.”

Verso un’armonizzazione europea

L’ordinanza arriva in un momento chiave. La novella 2025, che ha ristretto il divieto alle sole infiorescenze recuperando la liceità di foglie e semi, non ha eliminato del tutto l’interesse al ricorso: il nodo resta, e la parola definitiva spetta ora ai giudici europei.

Per la filiera italiana della canapa — tra agricoltura, industria cosmetica, tessile e benessere — la pronuncia della Corte di Giustizia potrebbe finalmente stabilire un quadro chiaro e uniforme, ponendo fine a anni di incertezza normativa.

Cosa cambia ora?

  • Non è ancora una sentenza, ma l’ordinanza apre alla disapplicazione del divieto sulle infiorescenze se ritenuto incompatibile con il diritto UE.
  • I giudici italiani, nel frattempo, possono già disapplicare le norme interne in contrasto con il diritto comunitario.
  • L’orientamento europeo va verso una libera circolazione dei prodotti della canapa, purché nel rispetto dei limiti di THC stabiliti.
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