Non capita tutti i giorni di vedere un ministero sbugiardato da altri due ministeri. Ma quando succede, lo spettacolo è assicurato. E in prima fila non può che esserci lui: il sempre entusiasta Matteo Salvini che, dopo aver riformato il Codice della Strada a colpi di slogan, si è visto correggere il compito dal Ministero dell’Interno e della Salute.
Ebbene sì, la circolare dell’11 aprile 2025, inviata con discreta calma olimpica alle prefetture e alle forze dell’ordine, ha riportato nel regno della logica un punto controverso (per usare un eufemismo) della riforma approvata a novembre. Quella che, per capirci, prevedeva di sospendere la patente a chiunque risultasse positivo a sostanze stupefacenti, a prescindere da quando le avesse assunte e da qualsiasi effetto sull’idoneità alla guida.
E così, con grande garbo istituzionale (e una buona dose di umorismo involontario), la circolare firmata da Interno e Salute ha ricordato un concetto fondamentale: per punire qualcuno per guida sotto effetto di droghe, bisogna dimostrare che la droga stia ancora facendo effetto.
Il Ministero dei Trasporti, naturalmente, ha reagito negando l’evidenza. Secondo loro, la circolare sarebbe “perfettamente coerente” con la riforma. Tradotto: se la realtà non si adatta alla norma, peggio per la realtà. Del resto, era stata tolta apposta la frase “stato di alterazione psico-fisica” per non doversi più sporcare le mani con concetti come “prova” o “presunzione d’innocenza”.
Per fortuna, i Ministeri dell’Interno e della Salute hanno avuto la buona creanza di leggere almeno un manuale di diritto prima di legiferare. E così ci spiegano, nero su bianco, che:
- Non basta risultare positivi a un test: bisogna dimostrare che la sostanza incide ancora sulla guida.
- I test devono essere fatti subito, non a distanza di giorni.
- Le analisi devono basarsi su saliva o sangue, non su vecchie urine da festival reggae del 2010.
In altre parole, hanno rimesso in piedi quel criterio di razionalità giuridica che la riforma aveva deciso di ignorare, come fosse un limite di velocità su una superstrada deserta.
Insomma, mentre il Ministero dei Trasporti guidava a fari spenti nella notte della logica, è toccato ai colleghi di Interno e Salute accendere i lampeggianti e riportare la situazione sulla carreggiata della legalità. Un’operazione di recupero istituzionale che sa tanto di “non sapeva cosa stava facendo, lo scusiamo perché è un parente”.
E ora? Ora il Codice della Strada torna a occuparsi, seppur con un po’ di ritardo, di sicurezza stradale, anziché di giustizia divina. Ma resta l’imbarazzo di un governo che ha dovuto correggere se stesso con un comunicato tecnico scritto in tono da “compito in classe corretto dal prof di diritto penale”.
E Salvini? Non pervenuto. Forse sta già scrivendo un nuovo emendamento: “Punizione esemplare per chi assume zuccheri prima di guidare. A prescindere”.






