In Canada succede qualcosa che, visto dall’Italia, sembra quasi surreale: anche chi ha votato contro la legalizzazione della cannabis oggi ne difende apertamente il consumo come libertà individuale.
È quello che è emerso durante una recente intervista al podcast The Joe Rogan Experience, dove il leader conservatore Pierre Poilievre ha dichiarato che usare marijuana dovrebbe essere, semplicemente, una “scelta personale”.
Una frase che, detta così, suona quasi banale. O meglio: suona normale.
Talmente normale che in Italia, dove il dibattito politico sulla cannabis è fermo a slogan da anni ’90, rischia di sembrare rivoluzionaria.
Il punto però è un altro.
Poilievre quella libertà non l’ha mai votata: nel 2018 si oppose alla legge che ha reso il Canada uno dei primi Paesi al mondo a legalizzare la cannabis a livello nazionale, sotto il governo di Justin Trudeau.
Ed è qui che nasce il cortocircuito: contrario nei fatti, libertario nelle parole.
Libertà individuale, senza drammi (e senza propaganda)
Durante la conversazione con Joe Rogan, il tema è stato affrontato con una semplicità quasi disarmante.
Rogan ha messo sul tavolo un’osservazione che altrove sarebbe considerata buon senso:
se l’alcol è legale, e la cannabis è meno pericolosa, perché dovrebbe essere illegale?
E soprattutto:
perché lo Stato dovrebbe entrare in una scelta personale che non danneggia gli altri?
Poilievre si è detto d’accordo, parlando apertamente di libertà individuale e sfiducia verso un potere politico troppo invasivo.
Una posizione che, piaccia o meno, ha una coerenza filosofica: meno Stato, più responsabilità personale.
E qui il confronto con l’Italia diventa inevitabile.
Perché mentre in Canada anche un conservatore può permettersi di parlare di cannabis in questi termini, nel nostro Paese il dibattito continua a oscillare tra allarmismo, propaganda e totale rimozione dei dati reali.
Il paradosso (che in Italia sarebbe impossibile)
C’è però un dettaglio che rende tutta la storia ancora più interessante.
Se Joe Rogan fosse canadese, ha detto lui stesso, voterebbe Poilievre “al 100%”.
Ma se lo avesse fatto prima del 2018, avrebbe sostenuto un politico contrario proprio a quella libertà che oggi difende.
Un paradosso che in Canada può esistere perché il punto di partenza è già diverso:
la legalizzazione è realtà, non un tabù.
In Italia, invece, siamo ancora bloccati molto prima.
Qui non solo è difficile trovare politici disposti a difendere apertamente la libertà di consumo, ma spesso manca perfino il riconoscimento del problema: milioni di consumatori esistono, il mercato esiste, ma il dibattito continua a ignorarli.
Nel frattempo, la realtà va avanti
Mentre la politica discute (o si contraddice), i dati raccontano una storia molto più lineare.
In Canada il consenso verso la cannabis legale cresce nel tempo: oggi circa due terzi della popolazione è favorevole.
Il settore è considerato una componente importante dell’economia nazionale, anche da una parte significativa dell’elettorato conservatore.
E poi ci sono quei numeri che, nel dibattito italiano, semplicemente non entrano mai:
- il consumo tra i giovani non è aumentato, anzi in alcuni casi è diminuito
- l’uso complessivo è rimasto stabile
- il mercato legale ha sottratto spazio a quello illegale
- e, cosa interessante, si registra persino un calo nelle vendite di birra, segno che molti consumatori stanno cambiando abitudini
Dati. Non opinioni.
Quelli che in Italia raramente arrivano al centro della discussione.
Due mondi diversi
Il confronto con gli Stati Uniti è già complicato, con una legalizzazione a metà e un sistema federale frammentato.
Ma il vero contrasto, per noi, è con il Canada.
Lì si discute di come gestire meglio un mercato legale.
Qui si discute ancora se sia giusto ammettere che esiste.
La vera domanda
Alla fine, la questione è semplice—come direbbe Poilievre stesso.
Se anche chi è contrario alla cannabis riconosce che dovrebbe essere una scelta personale…
perché votare contro quella libertà?
Forse perché, quando si parla di cannabis, la politica arriva sempre dopo la realtà.
E il Canada, ancora una volta, lo dimostra.






