La seconda vita di Mark Bresciano: dal calcio alla coltivazione di cannabis

L’erba sembra essere il filo rosso nella vita di Mark Bresciano. Dopo la carriera come calciatore, a 38 anni è tornato a casa sua, in Australia, dopo aver appeso le scarpette al chiodo nel 2015. Ma non si è accontentato di andare in pensione. 

Noi ce lo ricordiamo come stella del campionato della nostra Serie A dove ha giocato più di 200 partite con il Parma, il Palermo e la Lazio, esultando ai gol come una statua, ma ora dovremmo abituarci a vederlo in un’altra veste. L’ex atleta infatti adesso si è dato alla coltivazione della cannabis proprio nel suo paese natale, in Australia.

“Ho iniziato ad inserirmi nell’ambiente della cannabis a uso medico. Insieme al mio socio stiamo lavorando per acquisire le licenze che ci permettano di coltivare la cannabis”, ha detto il campione del calcio intervistato dal Sun.

La società che ha fondato si chiama Greenhope, e ha tutte le carte in regola per sfondare ma, dice Mark, “c’è ancora molta strada da fare prima di poter produrre farmaci a base di cannabis. Per il momento sto dedicando quasi tutto il mio tempo a questo, abbiamo già scelto il luogo dove costruiremo questo impianto. Sto studiando l’argomento perché una cosa nuova in Australia, per questo sto viaggiando molto per acquisire esperienza. Questo nuovo progetto mi dà la forza di alzarmi, sono quasi rinato”.

Un’idea che potrebbe dare grandi soddisfazioni all’ex calciatore visto l’interesse mostrato sull’argomento anche dal governo australiano. Ad inizio del 2018 infatti il ministro della Salute, Greg Hunt, del partilo liberale, era stato chiaro: “Vorremmo essere, potenzialmente, il fornitore mondiale numero uno di cannabis. Aiutare i produttori nazionali a espandersi finirà per aiutare ad assicurare un’offerta di prodotti a base di cannabis qui in Australia”.

Non una chimera, l’Australia ha un lungo rapporto con la canapa, installata fin dai tempi dei primi coloni. La cannabis, usata come medicinale, fu popolare durante il Diciannovesimo secolo, prima della proibizione nel 1920.

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